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Eco bonus e Sisma bonus, luci ed ombre per i professionisti

Come noto, nell’ambito del D.L. 34/2020 recante “Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché’ di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, l’art. 119 ha previsto una detrazione fiscale pari al 110% per le spese documentate rimaste a carico del contribuente, se sostenute dal 1 luglio 2020 al 31 dicembre 2021, al fine di incentivare gli interventi finalizzati all’efficientamento energetico e all’adeguamento sismico degli edifici.

La richiamata disposizione attribuisce un ruolo essenziale al professionista, atteso che l’ottenimento dell’incentivo è espressamente subordinato al rilascio proprio da parte di un professionista abilitato di una attestazione ovvero di una asseverazione che certifichi la congruità dell’intervento.

Ai fini della detrazione, difatti, gli interventi di  riqualificazione energetica devono assicurare, fermo restando il rispetto dei requisiti minimi di cui al comma 3-ter dell’articolo 14 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, il “miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio, ovvero, se non possibile, il conseguimento della classe energetica più alta, da dimostrare mediante l’attestato di prestazione energetica (A.P.E), di cui all’articolo 6 del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, ante e post intervento, rilasciato da tecnico abilitato nella forma della dichiarazione asseverata”(art. 119, comma 3, D.L. 34/2020).

Nello stesso senso, con riferimento agli interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico, l’efficacia degli stessi è asseverata dai professionisti – iscritti ai relativi Ordini o Collegi professionali di appartenenza -incaricati della progettazione strutturale, direzione dei lavori delle strutture e collaudo statico secondo le rispettive competenze professionali(Art. 119, comma 13, lett. b), D.L. 34/2020). Peraltro il ruolo del professionista abilitato non si esaurisce, invero, con il conseguimento della dichiarazione risultando, altresì, fondamentale, ai fini dell’eventuale esercizio della opzione per la cessione del credito d’imposta ovvero per lo sconto in fattura. Strumenti alternativi  usufruibili dai contribuenti in luogo della detrazione per i quali è richiesto il rilascio del visto di conformità.

E’ dunque evidente la rilevanza che rivestono le attestazioni e le asseverazioni rilasciate dal professionista abilitato, propedeutiche tanto all’ottenimento della dichiarazione quanto all’eventuale trasformazione dell’incentivo in credito d’imposta cedibile ovvero in sconto in fattura. E qui si pone il problema del regime della responsabilità del professionista e delle luci ed ombre che accompagnano il testo del decreto legge e che è auspicabile venga migliorato in sede di conversione.


Tutto parte dal Comma 14 dell’Articolo 119 secondo il quale: ‘’Ferma l’applicazione delle sanzioni penali ove il fatto costituisca reato, ai soggetti che rilasciano attestazioni e asseverazioni infedeli si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 2.000 a euro 15.000 per ciascuna attestazione o asseverazione infedele resa. I soggetti stipulano una polizza di assicurazione della responsabilità civile, con massimale adeguato al numero delle attestazioni o asseverazioni rilasciate e agli importi degli interventi oggetto delle predette attestazioni o asseverazioni e, comunque, non inferiore a 500 mila euro, al fine di garantire ai propri clienti e al bilancio dello Stato il risarcimento dei danni eventualmente provocati dall’attività prestata.

La non veridicità delle attestazioni o asseverazioni comporta la decadenza dal beneficio. Si applicano le disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689. L’organo addetto al controllo sull’osservanza della presente disposizione ai sensi dell’articolo 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689, è individuato nel Ministero dello sviluppo economico’’.Dalla lettura del comma emerge che come al solito, il legislatore ha scelto un atteggiamento punitivo,nei confronti dei professionisti che potrebbe creare problemi pratici laddove non si raggiungano gli obiettivi prefissati o ci sia dubbio sul raggiungimento degli stessi.

Senza dimenticare che il professionista è compresso tra una tempistica troppo stretta, l’assenza di chiarimenti e di linee guida ed un risultato (la classe energetica o la effettiva riduzione del rischio sismico) difficile da conseguire e da dimostrare. Dall’altra parte, un regime delle responsabilità che, invece, è ben chiaro con una polizza a garanzia pronta ad essere escussa ed una sanzione amministrativa a dir poco eccessiva.

Si consideri, infatti, che al professionista che opererà nell’ambito delle attività di cui all’articolo 119 si applica:

1-Il regime di pubblico ufficiale trattandosi di un incentivo pubblico ancorché nell’ambito di un appalto privato;
2-La responsabilità propria del progettista in caso di errori od omissioni per il quale egli deve essere già in possesso di una polizza assicurativa professionale;
3-Il rilievo che l’infedele attestazione e/o asseverazione rileva ai fini del diritto penale (falsa attestazione art. 493 c.p. ovvero indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato 316 ter;
4-La sanzione amministrativa per dichiarazione infedele da 2.000 a 15.000 con obbligo di polizza e rischio di escussione a garanzia dello stato, del proprietario e dell’impresa esecutrice dell’intervento;
5-La responsabilità civile verso Stato, proprietario ed impresa per il mancato ottenimento dell’incentivo o per la revoca dell’incentivo accordato oltre che per il danno procurato;
6-La eventuale competenza della Corte dei Conti per danno erariale;
7-Il rischio che la sanzione si trasformi in errore grave che incida sulla moralità professionale del professionista, con la possibile esclusione da gare pubbliche per l’affidamento di incarichi di ingegneria (progettazione, direzione lavori, collaudo, sicurezza) nell’ambito di appalti pubblici.

Di fronte a ciò occorrerebbe, in sede di conversione, intervenire con uno scudo penale che escluda, se non nei casi di dolo, la responsabilità del professionista espressamente evidenziando che lo stesso non è un pubblico ufficiale. In caso contrario quella che si presenta come un’opportunità di lavoro per i professionisti rischia di trasformarsi nella solita occasione mancata.

di Arturo Cancrini

 

 

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