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11/09/2020

Ludovici (Gruppo Valtiberino): ’Il Centro-Sud è scivolato pericolosamente. Abbiamo però la chance di poter usufruire di nuovi strumenti normativi e finanziari’

(Cristiano Ludovici, AD Gruppo Valtiberino)

Lo shock da Covid-19 ha colpito un Mezzogiorno già in recessione, prima ancora di aver recuperato i livelli pre-crisi 2008 di prodotto e occupazione. Il crollo del Pil nel 2020 è più intenso nel Centro-Nord (-9,6%), attestandosi comunque su livelli inediti anche nel Mezzogiorno (-8,2%). A preoccupare sono le ricadute
sociali di un impatto occupazionale, più forte nel Mezzogiorno,
che perde nel solo 2020 380mila posti di lavoro 

Svimez nel suo rapporto vede allontanarsi il Centro Italia dal Nord. La perdita di occupati è paragonabile a quella subìta nel quinquennio 2009-2013 (-369.000). Ad attenuare la gravità del quadro previsionale interviene il consistente sostegno delle politiche pubbliche.

Grazie agli interventi di contrasto agli effetti del Covid-19, per un importoo pari a circa 75 miliardi di euro, la caduta del Pil è stata contenuta di circa 2,1 punti al Centro-Nord e di quasi 2,8 punti percentuali nel Mezzogiorno, anche se in termini pro-capite il beneficio è maggiore al Centro-Nord (1344 euro) rispetto al Mezzogiorno (1015 euro).

Cristiano Ludovici, Amministratore Delegato del Gruppo Valtiberino, salumificio e prosciuttificio, con sede a Pistrino, frazione del comune di Citerna, interviene su questo argomento anche in qualità di Presidente dell’Agroalimentare di Confindustria Umbria.

‘Svimez è l’Agenzia per lo Sviluppo del Mezzogiorno e questo ci da l’idea del baricentro intorno al quale stiamo gravitando. Essa ha certificate quello che era sotto gli occhi di tutti: la nostra fascia territoriale è quella che negli utlimi anni ha perso competitività, sta scivolando verso I vagoni di coda dello sviluppo nazionale.

Lo sviluppo economico di un’area territorial si basa su dei pilastri innegabili che vanno dalle infrastrutture ad un sistema bancario autoctono, ad un collegamento con le università, soprattutto quelle di tipo matematico, tecnologico e scientifico. Un percorso virtuoso che lega le attività produttive, quelle del credito, le infrastrutture materiali ed immateriali, la preparazione di una nuova classe di professionisti. Un percorso che permette ad un’area di crescere, di svilupparsi e generare nuovo sviluppo’.

Visto il Rapporto di Svimez, tutto questo nei nostri territori non è stato fatto? La capacità reddituale dell’Umbria negli ultimi quindicianni è clamorosamente crollata?

‘15 anni fa il reddito di un cittadino del nostro territorio era di poco inferiore rispetto a quello di uno del nord Italia. Oggi ci si posiziona all’incirca ad una quota 90 rispetto a quella 100 del paese. E’ una perdita sia di produttività, che di capacità contributive importante e fa venir meno sia la possibilità di effettuare investimenti private che la capacità di spesa e di risparmio del cittadino; insomma puo’ essere sia la causa che l’effetto di un’area che si sta impoverendo’.  

Ci sta facendo un quadro drammatico della situazione?

‘Non dobbiamo arrenderci. Il punto è proprio questo sinceramente, essere arretrati di qualche gradino come area territoriale ed anche come paese Italia, ci mette nella possibilità di poter usufruire di strumenti sia finanziari che normative che possono andare in una direzione di sviluppo importante. E’ come se abbiamo fatto dei passi indietro che però ci hanno lanciato in una rincorsa. Ora però questa rincorsa bisogna prenderla in modo ottimale e renderla efficace. Bisogna capire bene quale Direzione intraprendere e farlo con forza e determinazione’.  

di Simone Santi

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