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Maestrini e gli scenari post-Covid19: ‘Per le imprese solide grandi opportunità di operazioni di M&A’

Giancarlo Maestrini si può definire il cosiddetto professionista-manager-imprenditore della finanza al servizio degli imprenditori vincenti.

Imi, Mediobanca, Azimut; sono solo alcune delle società in cui ha militato nella sua carriera. Dal maggio 2019 è un Advisor-Imprenditore, come ama definirsi, sempre con l’obiettivo di creare valore per quel ‘made in Italy’ tanto amato, ma che al contempo deve saper cambiar passo e diventare ancor più appetibile sui mercati internazionli.

Il Covid-19 preoccupa Maestrini. In questa ‘conversazione’ con ‘cuoreeconomico’ confessa tutti i suoi timori per una rapida ripresa dell’economia nazionale. Il diluvio di provvedimenti tardivi e per certi versi non pianificati da parte dell’esecutivo, infatti, stanno mettendo a dura prova il tessuto economico e produttivo del paese che stava lentamente recuperando terreno dopo la crisi del 2008. Ora la sfida è globale e le migliori aziende dovranno essere in grado di legarsi agli standard internazionali.

Il COVID-19 può essere paragonabile ad un incidente in autostrada: improvviso e pericoloso. Maestrini, come e in quanto tempo se ne uscirà?

‘Un paragone perfetto, non fosse che per un particolare. Una epidemia, nel 2020 d.C., in un Paese della NATO, ‘sarebbe dovuto essere come un incidente stradale’. In Autostrada, da decenni, la catena degli eventi è controllata, dagli utilizzatori, da telecamere, dalle segnalazioni di caselli e stazioni di servizio, dal ricorso alle colonnine di emergenza etc, ed un evento inatteso, incidente o catastrofe che sia, scatena una reazione pianificata di personale e strutture, anche sanitarie.Una epidemia dovrebbe ricadere tra gli incidenti, o le catastrofi, pianificate da una Difesa Nazionale. Ritengo, spero non da solo, che una epidemia come il Covid19 possa e debba essere un evento tra quelli previsti per attivare protocolli di Difesa dello Stato Italiano, nelle competenze previste di Governo e Parlamento – stato di emergenza nazionale? lock down dell’intero paese?, per prima la difesa sanitaria (Ministero della  Salute) anche nelle sue componenti di Difesa interna (ordine pubblico, Ministero degli Interni), e contemporaneamente le sue componenti Economiche – MEF, da quando si è deciso di non avere più Industria, Commercio, Turismo, Marina Mercantile, ed Esteri – per poter ridurre i disagi anche economici inevitabilmente sofferti dalla parte colpita o a rischio della Popolazione, fondamento dello Stato. Niente di tutto questo è successo nella gestione di Covid19, abbiamo subìto ambizione smisurata rispetto al talento, enorme imperizia, qualche sfortuna, generazione di caos sanitario, autolesionismo comunicativo/mediatico anche internazionale, diluvio normativo, interpretazioni attuative le più diverse tra Ministeri, Prefetti, Regioni, Sindaci e via così.  Tragedia, vergogna, sofferenze non necessarie, gestione amministrativa e finanziaria illeggibile ai cittadini come agli altri Stati’.

Come ne usciremo?

‘Con tanta fatica ed in ordine sparso, ognuno aiutandosi con i compagni di vita e di lavoro, perché assistiamo da mesi ad una fuga delle Istituzioni da ogni forma di responsabilità, ad una produzione di norme illeggibili, inapplicabili e comunque dannose – leggi su leggi che rinviano a leggi.

Sostegno finanziario minimo, a pioggia, a debito, comunque tardivo.  

Sarà amaro e difficile, ma se ben ricordo dai libri, il nostro Paese ha vissuto e superato molti eventi complessi e tragici nell’ultima ventina di secoli’.

In quanto tempo ne usciremo?

‘Dall’epidemia non saprei, ma sono fiducioso. Dalle conseguenze economiche interne e geopolitiche di questa situazione, a mio parere se non ne usciamo dignitosamente entro quest’anno, presentando e negoziando piani di sviluppo ambiziosi, concreti ed immediatamente cantierabili nei consessi Europei e di fronte ai mercati finanziari, non ne usciremo per un decennio. Un altro decennio’.

Lei è stato un manager del credito e della finanza di lungo corso sempre al fianco delle imprese e degli industriali che sappiamo conosce molto bene. Riusciremo a resistere sui mercati internazionali dopo questa batosta oppure siamo destinati a perdere quote?

‘Il mercato, inteso come volumi e margini, si è contratto in pressoché tutti i settori merceologici ed in tutti  i teatri geografici. Il mondo ha perso non solo due mesi di fatturato, ha perso il collegamento tra domanda – congelata e ridirezionata – ed i piani di sviluppo di aziende, gruppi industriali/commerciali/di servizi e Stati – che influenzano notevolmente molti settori dell’economia. Inoltre, il mondo ha perso la fiducia a breve/medio termine delle popolazioni, tristemente definite consumatori, e la certezza della facilità degli spostamenti di gruppo – aerei, treni, navi – oltre ad abitudini alimentari e di soggiorno.

Purtroppo per molte aziende del nostro Paese, colte dal Covid19 all’inizio di piani di sviluppo o comunque con situazioni di cassa da delicate a critiche, vedo la necessità di riconversione – produttiva o di servizio – anche dolorosa.

Per le produzioni industriali finanziariamente solide però si apre uno scenario di possibile crescita, anche per acquisizioni, che richiede analisi, dati, informazioni, tempi, coraggio, ed attenta pianificazione – risorse umane e risorse finanziarie. Altre Nazioni Europee, in particolare la Germania, stanno attentamente lavorando per volgere questo incidente sanitario in occasione di espansione, commerciale e geopolitica. Basterebbe copiare, e confrontarsi con le altre nazioni con delle proposte operative e non un cappello in mano. L’Italia è la seconda potenza industriale nel continente europeo, è un fatto e un dato, cerco di ricordarmelo sempre.

Il Cancelliere della prima potenza industriale del nostro Continente, nelle sue dichiarazioni, usa la struttura sintattica “la Germania…. L’Europa……”. Il Cancelliere frau Merkel distingue, sempre. E fa molto, e fa fare molto alla sua Nazione. Potremmo, come Italia, provare a fare lo stesso per il nostro interesse Nazionale. E’ un lavoro, niente di fantascientifico’.

C’è una grande liquidità sui mercati nazionali e internazionali che però spesso non si riesce a ‘scaricare a terra’ sull’economia reale. Quali gli strumenti che consiglierebbe ad una media impresa italiana internazionalizzata?

‘Gli strumenti sono noti, purtroppo sono faticosi da utilizzare, spesso non li conosciamo bene, e richiedono consulenti e costi. I mercati di qualsiasi bene commerciabile, dalla frutta secca al satellite per telecomunicazioni, parlano in inglese.

Le procedure di analisi di una azienda – certificazione di bilancio, information memorandum, business plan -, di un prodotto – certificazioni, capacità operative, tracciabilità -, di un progetto – studi di fattibilità, development plan -, per poter essere apprezzati e valorizzati dalla maggioranza degli investitori, hanno bisogno di una struttura di rappresentazione conforme agli standard internazionali, ossia anglosassoni.

In Italia sappiamo fare bene, molto bene, tantissime cose. Dobbiamo descriverle più attentamente, secondo standard.

Dobbiamo dimostrare di essere capaci di controllare aziende e prodotti in maniera sempre più tracciabile, con procedure standard. In questo modo riusciremo ad attrarre più capitali internazionali, che si muovono rigorosamente seguendo standard.

E’ un lavoro che dobbiamo fare bene, e far sapere sui mercati che lo facciamo bene. Dobbiamo prepararci e preparare le nostre persone, i nostri collaboratori, i nostri imprenditori. Non basta più un bel prodotto, o una bella idea. Costruzione e vendita di progetti, marchi, servizi e storie aziendali. Il mondo è girato così, dobbiamo fare la curva alla massima possibilità possibile.

Infine Maestrini, una curiosità: cosa si prova a vedere crescere e prosperare una società in cui si è investito in equity e management?

‘Vedere il proprio lavoro, ed il capitale affidato, che fruttano e si rafforzano è una soddisfazione quotidiana, condivisa con tutti quelli che lavorano con passione, ad ogni livello. Quando vado in una azienda, in ufficio o nel capannone, sia come consulente che come membro di Cda, capisco che le cose funzionano quando le persone che vivono ogni giorno l’azienda mi considerano presenza normale, un pezzo della struttura.

Allora vuol dire che mi sono integrato nel meccanismo, che sono utile, che stiamo facendo tutti di più. Il mio lavoro mi piace molto, e sono molto fortunato a poter lavorare con così tante persone perbene e capaci. Dopo ogni fatica viene la soddisfazione, e l’orgoglio di far parte di alcuni gruppi di persone motivate ed entusiaste, uomini e donne.  E’ bello, davvero’.