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28/10/2020

Magliocchetti (Federmanager Terni): "Cessione Ast, la Commissaria Ue alla concorrenza Vestager dica se la procedura rispetta i vincoli europei"

Il responsabile della siderurgia del sindacato a ‘Cuoreconomico’: "L'Europa non può fare da spettatrice, nel 2014 decise di fare di Terni il quarto player europeo. Il Governo monitori questa fase di transizione"

La cessione di Ast, il ruolo dell’Europa nella trattativa ed il futuro dello stabilimento prima e dopo la cessione. Argomenti caldissimi in questo periodo, soprattutto per il ruolo chiave che il sito riveste per l’economia non solo ternana ma nazionale. ‘CUOREECONOMICO’ ne ha parlato con uno dei massimi esperti, Augusto Magliocchetti, responsabile della siderurgia in Federmanager Terni.

Magliocchetti, l’ad di Ast Burelli ha annunciato che i tempi della cessione saranno lunghi: almeno nove mesi. Troppo?

‘Il tempo per la cessione mi sembra adeguato, considerato che dopo la ricezione delle offerte non vincolanti va fatta una valutazione da parte dell’azienda di quelle che possono essere adeguate e poi viene aperta la cosiddetta due diligence, che permette a chi è interessato di vedere i conti dell’azienda. Solo dopo vengono presentate le offerte vincolanti e si passerà al cosiddetto Memorandum of Understanding, che è il passo preliminare al precontratto, perché le aziende devono presentare il progetto che hanno in mente per l’azienda una volta acquisita. Il problema semmai è capire e cosa succederà in questo periodo, nel tempo che intercorrerà fra l’avvio della procedura e la cessione.

Ricordiamoci che prima di ogni cosa va presentato il bilancio, chiuso lo scorso 30 settembre, alla comunità finanziaria e questo avverrà non prima del 10 dicembre, quindi se va bene, la procedura di vendita scatterà a gennaio 2021’.

L’Unione Europea, nello specifico la Commissione Europea, ha avuto un ruolo determinante nel cammino di Ast perché fu un suo intervento a bloccare nel 2014 la cessione ad Outokumpu. Adesso che l’azienda torna sul mercato ci si attenderebbe un ruolo attivo ed invece Bruxelles appare silente…

‘Come Federmanager ci siamo battendo proprio su questo, perché la Commissione Europea non può recitare un ruolo da spettatrice in questa vicenda, perché come appunto si diceva, è stata essa stessa a ‘trasformare’ il sito ternano nel quarto player europeo del settore, con un intervento dell’antitrust che ha ‘restituito’ Ast a Thyssen, annullando la vendita al gruppo finlandese. Il sito di Terni era stato individuato perché è un asset completo, al quale sono stati aggiunti di centri servizi esterni ad Ast. Ora la questione è che Tk non dice che vuole vendere il settore inox, bensì solo il sito di Terni, mantenendo invece per sé tutti i centri servizi. Per cui la Commissione Europea dovrebbe chiedersi: ma la vendita rispetta i vincoli ai quali Tk era stata obbligata quando era stata autorizzata al riacquisto, oppure no? Su questa vicenda, il commissario alla concorrenza Margrethe Vestager non risponde, non lo ha fatto nemmeno all’interrogazione presentata in merito da un gruppo di europarlamentari italiani, prima firmataria Daniela Rondinelli (M5S). Noi torneremo alla carica’.

L’altra questione sul piatto, come si diceva è la necessità di mantenere il sito competitivo fino alla vendita. Qui entra in ballo al Governo, se n’è parlato più volte ai tavoli del Mise…

‘E non siamo rimasti soddisfatti. Il sottosegretario Alessandra Todde a precisa domanda ci ha risposto che “la Ue sarà interpellata quando avremo un piano per la siderurgia nazionale”, ma qui la questione è un’altra. La trasformazione di Ast nel quarto player europeo è già costata, vale ricordarlo, costata una ristrutturazione lacrime e sangue, da 450 persone e che ha portato ad una riduzione drastica della produzione da 1.4 milioni di tonnellate alle 900.000 attuali. Oggi Ast, passata alla sezione Multitrack di Tk, produce acciaio che viene venduto da Tk Materials Service, che domani sarà concorrente della stessa Ast. Chi garantisce in questi mesi  sul fatto che non vengano attuati comportamenti che non depotenzino il sito? Serve che il Governo solleciti la Ue a rispondere: rischiamo che altri prendano decisioni per noi, nuovamente’.

Veniamo ai possibili acquirenti. A suo giudizio chi ha più possibilità di prendere Ast?

‘Attualmente abbiamo forti proposte italiane. Marcegaglia la conosciamo benissimo, si è anche presentato in città, mentre sulla cordata Acciai Italia sappiamo della presenza di Arvedi ma sugli altri reali componenti per ora non ci sono certezze, ma solo speculazioni: c’è chi parla di riprodurre su Terni lo stesso schema di Taranto (con Luxottica, Cdp e altri partner ndr), ma non c’è chiarezza. Sicuramente c’è una offerta della coreana Posco, colosso del settore, a cui Ast  potrebbe interessare molto: nel 2013 ha aperto uno stabilimento in Turchia che non ha l’acciaieria ma fa solo laminazione a freddo e si approvvigiona dalla Corea. Poi ci sono i cinesi di Ting Shan, che potrebbero essere interessati all’Europa per una questione di dazi, visto che attualmente produce in Indonesia. Liberty Steel invece è interessata solo al carbonio, non al resto. Ma ovviamente è presto per dire chi sia in vantaggio’.

E Cassa Depositi e Prestiti?

‘CDP potrebbe starci solo ed esclusivamente se qualche soggetto italiano che vuole acquistare il sito di Terni non ha i mezzi, ma la situazione Terni è diversa da quella per esempio, di Taranto o Piombino: qui non c’è bisogno di grandi investimenti a livello impiantistico, a parte forse per l’incremento della laminazione a freddo, su cifre comunque esigue’.

di Emanuele Lombardini

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