Manfredonia (Acli): “Cambiare il modello di sviluppo per un’economia che metta al centro l’uomo”

(Emiliano Manfredonia, presidente delle Acli)
Intervista al presidente nazionale dell’associazione cristiana dei lavoratori: “Papa Francesco è l’esempio. Salario minimo per contrastare le disuguaglianze sul lavoro, stop alle armi e nuovo patto generazionale”
Le sfide del mondo del lavoro in un tempo difficile per l’Italia, stretta fra caro-energia ed inflazione alle stelle, dal punto di vista dei cattolici. Acli è l’associazione cristiana dei lavoratori, che da sempre ha una visione del lavoro che mette al centro l’uomo ed incentrata sulla Dottrina della Fede.
Proprio per la specificità dell’associazione, il punto di vista delle Acli sul momento sociale, politico ed economico del Paese è inquadrato con un grandangolo differente e diventa spunto di riflessione soprattutto in questo momento in cui i temi della transizione ecologica, della sostenibilità e dei criteri ESG sono al centro nel piano di ripresa e resilienza e quindi anche delle politiche dell’Unione Europa per il rilancio economico post-pandemia.
A parlare con CUOREEECONOMICO di queste tematiche è Emiliano Manfredonia, presidente nazionale delle Acli. Il quale sottolinea anzitutto la necessità di fare proprio il messaggio del Santo Padre, lanciato all’inizio del suo ministero Papale con l’Enciclica “Laudato Si’” ed evolutasi poi nel progetto Economy of Francesco: “Siamo di fronte a una congiuntura che rischia di segnare profondamente e in maniera negativa il nostro Paese - dice Manfredonia - Famiglie e imprese si ritrovano a fare i conti con costi non più sostenibili, ma anche i nostri stessi circoli.
Per una crisi di queste proporzioni occorrono interventi sul breve e sul lungo periodo: da un lato, servono presto aiuti per affrontare questi aumenti, sia per le famiglie, sia per le imprese; dall’altro, occorre non solo ripensare la nostra economia e il rapporto con cui essa si dispiega nei confronti dell’ambiente, quindi dell’energia, e dell’uomo stesso.
È sempre più evidente come l’economia debba cambiare volto: come ha detto Papa Francesco, abbiamo bisogno di un’economia diversa, “che fa vivere e non uccide, che include e non esclude, che umanizza e non disumanizza, che ha cura del creato e non lo depreda".
Dunque è questa speranza, di un nuovo modo di vivere come famiglia umana che abita lo stesso mondo, che deve guidarci in questo momento. Una speranza che non sia mera utopia, ma stimolo e impegno per un rinnovamento”.
Fare business, ma guardando alla persona
La sfida dunque, secondo il presidente delle Acli è riuscire a coniugare il business e l’attenzione alle persone. Concetti forti, che comportano sicuramente un salto in avanti, un cambio nella mentalità.
L’imprenditore Brunello Cucinelli ne aveva parlato recentemente in una lettera “ai saggi dell’umanità”, ribandendo poi le linee guida recentemente anche nella convention mondiale delle camere di Commercio all’Estero di Perugia.
Manfredonia ribadisce: “La nostra posizione è quella di Papa Francesco: dobbiamo mettere in discussione il modello di sviluppo attuale.
Lo abbiamo visto tutti, durante la pandemia da Covid, come il nostro sistema sia sempre più iniquo e generatore di diseguaglianze.
Prendiamo due dati, diametralmente opposti, nel nostro Paese: tra 2020 e 2021, il valore aggregato dei patrimoni dei miliardari italiani è aumentato del 56%; nel medesimo periodo, il numero dei poveri ha raggiunto la cifra record di 5,6 milioni di persone”.
“Come si può immaginare di perpetuare un sistema che contiene queste enormi disparità? Serve un’economia giusta, - prosegue Manfredonia - soprattutto per i più giovani, che incontrano ostacoli enormi per immettersi nel mercato del lavoro, per rendersi indipendenti e garantire, così, un autentico ricambio generazionale.
Proprio a loro, infatti, Papa Francesco ha chiesto di “fare chiasso”, di farsi sentire per intraprendere una strada nuova. Come Acli, vogliamo dare il nostro contributo per far sì che questo avvenga.
Se fare business significa speculare e riprodurre o ingigantire le diseguaglianze, sicuramente fare business non è l’obiettivo di questa nuova economia.
L’obiettivo è quello di renderla umana, a misura d’uomo, garantendo cioè a ciascuno non tanto di fare business, quanto di poter condurre una vita dignitosa e libera”.
(Emiliano Manfredonia, presidente delle Acli)
Sguardi complessi per fenomeni complessi
Intanto però, il mondo del lavoro fa i conti con l’aumento costante delle dimissioni volontarie: un milione nei primi 6 mesi del 2022, col raddoppio di quelle economiche, secondo l’Istat: “Spesso e volentieri si parla del mondo del lavoro e dei giovani nel mondo del lavoro con preconcetti e visioni ampiamente lontane dalla realtà - puntualizza Manfredonia - Il fenomeno mondiale delle dimissioni, il cosiddetto Great Resignation, è uno di quei fenomeni spesso letti con queste lenti appannate. Per fenomeni complessi, occorre uno sguardo complesso.
Da un lato, la pandemia ha dimostrato la necessità sempre più diffusa tra i giovani di un bilanciamento più equo tra lavoro e vita privata; e non si tratta di un capriccio, ma di una realtà: in alcuni Paesi all’estero, già da qualche tempo, la settimana lavorativa più breve è realtà.
Dall’altro, invece, c’è da tener conto degli stipendi bassi e insoddisfacenti per i giovani, che creano sempre più lavoratori poveri.
Del resto, come specificato dall’Associazione italiana direzione personale, a scegliere di cambiare lavoro sono soprattutto i lavoratori nella fascia d’età tra 26 e 35 anni”.
A questo è legata inevitabilmente la questione dei salari: “Oltre alla crisi energetica, che rischia di mettere in ginocchio imprese e lavoratori - aggiunge Manfredonia - non possiamo non notare come i principali problemi arrivino proprio dai salari e dall’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, per garantire un efficace ricambio a coloro che si approssimano alla pensione.
Sui salari siamo quindi in linea con la direttiva della Commissione europea sul salario minimo: è una misura di buon senso, che ci aiuterebbe a contrastare il fenomeno dei lavoratori poveri e il dilagare dei contratti pirata, valorizzando invece le esperienze di relazioni industriali e contrattazione collettiva sane e rappresentative.
Ma non solo: secondo una recente stima realizzata da Alberto Mazzon e Francesca Bettio, il salario minimo contrasterebbe le principali diseguaglianze nel mondo del lavoro in Italia, avvantaggiando soprattutto giovani, donne e la forza lavoro straniera”.
Stop alle armi, la pace unica strada
Manfredonia mette sul piatto tutte le questioni calde, a cominciare dalla crisi energetica e della guerra. La posizione dell’associazione è quella della Chiesa, ovvero il cessate il fuoco immediato per la ricerca della pace: “Il conflitto è alle porte dell’Europa - dice il presidente aclista - ma dopo un’iniziale interesse mediatico, è uscito quasi completamente dai riflettori.
La guerra sta condizionando negativamente le nostre vite, a partire dal rincaro del carburante e delle bollette energetiche.
La pace non può essere una delle opzioni in campo, noi pensiamo, come il Papa ha ribadito più volte, che sia l’unica via possibile per scongiurare quella che può diventare una tragedia di proporzioni inimmaginabili. Proprio per questo il 5 novembre abbiamo organizzato una manifestazione per la pace aperta a tutti”.
Le richieste delle Acli al governo
In questo quadro, le Acli scrivono il proprio “Cahier des doléances” al Governo: “Il reddito di cittadinanza - conclude Manfredonia - va riformato, non per impoverirlo e indebolirlo, dunque, ma per rilanciarlo e renderlo più efficace, soprattutto nella sua dimensione di politica attiva del lavoro.
Poi serve un impegno concreto per quanto riguarda le politiche di welfare e per la famiglia, per i giovani - per cui serve un patto generazionale per l’occupazione giovanile fra tutti gli attori coinvolti nella nostra società - e su una revisione radicale del sistema pensionistico, che non sia basata sul criterio delle mance e degli slogan, ma che tuteli la persona e guardi agli interessi delle generazioni future.
Infine, un tassello imprescindibile rimane quello di un impegno a promuovere un’alleanza fra le istituzioni pubbliche ed il terzo settore: noi ci siamo e saremo lì dove siamo sempre stati, fra le fragilità e insieme a chi ha bisogno per promuovere politiche di sviluppo diverse che contrastino la cultura dello scarto”.
Di Emanuele Lombardini
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