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09/10/2020

Manzotti (Cisl Umbria): "Green deal, internazionalizzazione ed innovazione: strumenti chiave per la regione. Un nuovo lockdown sancirebbe il profondo rosso per la nostra sofferente economia"

(Angelo Manzotti, segretario generale Cisl Umbria)
Il segretario regionale, conversando con ‘CUOREECONOMICO’ fa il punto sui fattori di possibile sviluppo della regione

Il rilancio dell'economia italiana ed in particolare quella umbra nella fase post Covid. Ne parliamo con Angelo Manzotti, segretario regionale Cisl dell’Umbria, partendo dall'evento "Lo sapevate che… da Terni Green a Italia Green. Gestire la transizione per la città sostenibile", promosso da Cisl e Arpa Umbria, ospitato dai locali della biblioteca comunale.

Manzotti, in questi giorni Cisl Umbria è stata protagonista a Terni di un convegno sul Green Deal nell’ambito del Festival dello sviluppo sostenibile, al quale ha preso parte anche Giuseppe Cioffi, numero due di Confindustria Terni.  L’economia circolare sarà uno dei temi chiave e l’Italia può giocare un ruolo da protagonista

Noi pensiamo come Cisl che il Recovery Fund è una grande occasione per investire proprio su questo, non soltanto perché la transizione verso la green economy è uno dei fattori obbligatori per accedervi: coniugare la produzione con le questioni ambientali è fondamentale. Proprio in occasione del convegno citato, sono stati analizzati i dati della Ue che ci vedono in testa come Italia, sul fronte del riciclo rispetto anche a Paesi come Germania e Regno Unito: ecco allora, partiamo da qui, da questa particolare sensibilità italiana per il riciclo per crescere ancora. Anche in Umbria ci sono esperienze interessanti su questo fronte, sia sul fronte della raccolta differenziata, con dati fra il 70 e l’83% nei comuni meno grandi, sia su quello dei progetti.

Nel territorio ternano, dove il tema è molto sentito per ovvii motivi, ci sono aziende con esperienza decennale sul fronte della chimica verde e dell’economia circolare: penso al progetto scorie dell’Ast ma anche al progetto di rigenerazione urbana avviato da Confindustria’.

I prossimi mesi si preannunciano caldi e cruciali per l’economia italiana ed umbra in particolare. Come la vede la Cisl?

Siamo in grande difficoltà, l’Umbria non si è mai ripresa dalla crisi del 2008. Abbiamo perso nei primi 10 anni 13 punti di Pil ed altri 11 nel periodo del lockdown, c’è una grande sofferenza da parte delle piccole e media imprese che rappresentano il 97% del nostro tessuto produttivo’.

Il sistema bancario come crede si sia comportato in questo periodo?

Non ha dato nessuna risposta, anche per l’assenza di banche del territorio, i centri di potere sono tutte fuori regione e la situazione del credito è andata in difficoltà.  Cito un dato su tutti: durante il lockdown, con l’avvio degli ammortizzatori sociali, c’era la possibilità di stabilire convenzioni con gli istituti di credito: è stata una cosa molto macchinosa che ha dato risposte tardive, mettendo le famiglie in difficoltà’.

Un fattore che ci sta particolarmente a cuore è l’internazionalizzazione, che sarà oggetto del prossimo GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 del 13 novembre. Ritiene che sia un fattore su cui le imprese del territorio debbano investire di più?

Il tema è di grande attualità e durante la fase post Covid assume una valenza ancora più particolare. Accanto ad essa metterei però innovazione e formazione. L’internazionalizzazione sta diventando strategica  sul fronte della copertura dei vari mercati dopo i dazi imposti da Trump. Le finanziarie regionali, come Sviluppumbria sono chiamate a mio parere ad un ruolo chiave per accrescere la competitività delle nostre aziende’.

A questo proposito, parlando di competitività, la situazione umbra non è brillante…

Non siamo messi bene, addirittura uno studio Ue sulle varie regioni europee ha retrocesso l’Umbria e le Marche a ‘regioni in via di transizione’, con il Pil procapite sceso da 24.000 a 19.000 euro. Questo dovrebbe essere un campanello di allarme perché vuol dire che ci stiamo avvicinando sempre più al meridione. La politica espansiva della Ue con tutti i fondi a disposizione è una occasione fondamentale, non solo per il rilancio ma anche perché permette di agganciare la possibilità di decontribuzione per l’assunzione di personale varata dal Governo: è una boccata di ossigeno per una regione come la nostra’.

Il sistema governativo Italia e quello della regione stanno supportando l’economia?

Il Governo mi sembra molto concentrato sull’assistenzialismo e poco sul rilancio del Paese. La fase emergenziale è finita e adesso è tempo di ripartire con una nuova politica industriale. I fondi europei sono una occasione unica per investire in innovazione, tecnologie ed infrastrutture oppure, con i soldi del Mes, per rafforzare il servizio sanitario a livello territorale, che ha dato grande risposta durante la fase acuta della pandemia’.

Parlava di ripartenza ed a questo proposito il 13 ottobre sarete in piazza a Perugia proprio su questi temi.  Lo spettro di nuove chiusure aleggia in un orizzonte per ora lontano, ma che rischia di avvicinarsi. E’un tema sul tavolo anche questo?

Saremo in piazza proprio per condividere con le istituzioni un progetto di sviluppo e di rilancio dell’economia regionale, perché vogliamo essere protagonisti attivi, con i lavoratori, di questa ripartenza. Certamente il momento è delicato, non possiamo nasconderlo: la curva dei contagi è in risalita e dobbiamo metterci in testa che una nuova chiusura sancirebbe la morte economica della regione. Dobbiamo fare ciascuno la nostra parte perché questo non avvenga: il rispetto delle normative sul distanziamento, l’utilizzo dei dispositivi di protezione e tutte le norme basilari sono fondamentali, adesso più che mai. L’Umbria non sopravviverebbe ad un nuovo lockdown’.  

Il lockdown ha rilanciato lo smart working, che in molti ora vedono come una soluzione giusta per il lavoro del futuro. Altri però al contrario lo ritengono dannoso. Lei come la vede?

E’ uno strumento che è normato nei contratti di lavoro ma è poco attuato e che la pandemia ha rilanciato. Può essere uno strumento interessante per alcune attività e soprattutto per le donne, che possono conciliare meglio così la possibilità di essere madri con quella di essere lavoratrici, però non può essere ristretto nell’ambito di una contrattazione individuale bensì deve essere normato meglio a livello collettivo’.

di Emanuele Lombardini

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