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17/02/2021

Marche - Distretti del biologico e del cibo, la Regione pronta a «giocare la partita a livello internazionale»

(Mirco Carloni, assessore all’agricoltura Regione Marche)

Il patrimonio enogastronomico marchigiano comprende attualmente 37 certificazioni (di cui 21 vini) e più di 100 prodotti commercializzati con il marchio regionale “QM – Qualità garantita nelle Marche”. Oltre a questi regimi di qualità che prevedono la certificazione del prodotto, vanno tenuti in considerazione anche i 154 prodotti iscritti nell’elenco regionale dei prodotti tradizionali e 10 presidi Slow Food

Distretti del biologico e del cibo, la Regione pronta a «giocare la partita a livello internazionale», è quanto annunciato dall’assessore regionale all’agricoltura Mirco Carloni che in conferenza stampa ha presentato bandi e risorse per «agevolare le aggregazioni, condividere la promozione e incentivare i consumi. Vogliamo diventare il più grande distretto del bio d'Italia».

A disposizione ci sono 100 mila euro per la sua costituzione e avvio. Poi bandi mirati del Programma di sviluppo rurale, con 25 milioni di euro, per il 2021, destinati alle aziende che producono biologico, più altri 18 milioni riservati alle filiere di qualità e ai prodotti locali.

Sono i numeri a spiegare quanto questo segmento di economia possa essere cruciale per lo sviluppo della regione.

Consumi in crescita del 4,4% per i prodotti dop e certificati rispetto all’anno prima, del 65% rispetto a 5 anni fa, un territorio che è già oltre la media nazionale per il numero di ettari coltivati a biologico (22,2%), circa 104mila.

Anche questo rappresenta un dato in aumento nella regione (+6%). Se gli operatori nel settore del biologico erano 2967 l’anno scorso, ora sono 3918, un aumento del 32%, segno di un mercato in forte espansione.

Il patrimonio enogastronomico marchigiano comprende attualmente 37 certificazioni (di cui 21 vini) e più di 100 prodotti commercializzati con il marchio regionale “QM – Qualità garantita nelle Marche”.

Oltre a questi regimi di qualità che prevedono la certificazione del prodotto, vanno tenuti in considerazione anche i 154 prodotti iscritti nell’elenco regionale dei prodotti tradizionali e 10 presidi Slow Food.

Oltre al distretto biologico spazio anche al Distretto dei prodotti certificati (aree territoriali che si identificano con le indicazioni geografiche e di origine) e dei prodotti di prossimità (contraddistinti dalla forte interazione delle imprese agricola con quelle della trasformazione e ristorazione).

Previsti dalla legge 205/2017, rappresentano uno strumento e un modello per valorizzare l’agroalimentare italiano. Carloni ha sottolineato che «Le Marche puntano a diventare la regione più biologica d’Italia.

I nostri agricoltori sono i veri custodi della terra che hanno saputo coltivare e mantenere le biodiversità, praticando un’agricoltura sostenibile. Il biologico è qualcosa di molto radicato nella nostra regione.

Per valorizzarlo e farlo diventare un elemento di forza delle Marche richiede la costituzione del distretto biologico più grande d’Italia».

Secondo il vicepresidente «è questa la direzione giusta per difendere le nostre produzioni, trasformandole in un’occasione di promozione dell’agricoltura regionale e di valore aggiunto sul fronte turistico».

Possono richiedere il riconoscimento del Distretto le aziende agricole singole e associate, le organizzazioni dei produttori, oltre a soggetti pubblici e privati.

Ciascuno potrà partecipare a un solo Distretto del cibo della medesima tipologia. L'idea è quella di incentivare le aggregazioni, in modo che le Marche possano fare da unico soggetto promotore.

La domanda di riconoscimento sarà gestita con una procedura automatizzata sul Siar (Sistema informativo agricolo regionale), in modo da rendere semplice l’adesione degli imprenditori agricoli.

Una volta riconosciuto, il distretto opererà sulla base di uno specifico accordo, mentre la Regione istituirà un elenco regionale, comunicandolo al Ministero delle politiche agricole.  

Di Luigi Benelli

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