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31/01/2022

Medugno (Assocarta): «Oltre che per le industrie, il caro bollette rischia di intralciare l’economia circolare»

(Massimo Medugno, Direttore Generale Assocarta)

Il Direttore Generale: «Le cartiere italiane pagavano il 20% in più l’energia rispetto ai competitor europei, ora il costo è aumentato di 7 volte. Puntare su gasdotti nazionali per evitare rischi geopolitici»

Nonostante il settore della carta sia uno di quelli che ha retto maggiormente alla crisi (l’industria cartaria italiana è la terza in Europa e conta 19mila addetti in 153 impianti), oggi fa i conti con i problemi legati all’aumento dell’energia e delle materie prime.

«I rincari del gas sono insostenibili e con questo andamento, si rischia di fermare gli impianti - dice Massimo Medugno, Direttore Generale di Assocarta - Oltre alla crisi delle industrie - continua - il rincaro del gas rappresenta un pericolo per l’economia circolare, dato che viene usato anche per riciclare la carta».

Da più di un mese è entrato in vigore il Decreto taglia-bollette. Che effetto avete notato?

«Il taglia-bollette giustamente ha riguardato i consumatori, ma ora servono interventi incisivi a favore dell’industria manifatturiera.

Le cartiere italiane, che già pagavano il 20% in più l'energia rispetto ai competitor europei, si trovano ora a pagare un costo aumentato di 6/7 volte.

Crediamo che si debba andare oltre, ad esempio puntando di più sui gasdotti nazionali e avere una visione europea per evitare rischi geopolitici».

Il vostro settore è pronto alla transizione green prevista dal Pnrr?

«Siamo una filiera che produce un materiale rinnovabile, riciclabile e riciclato. Tutte qualità essenziali per rientrare a pieno titolo nel green deal e nel Pnrr, tanto che il comparto rientra, infatti, tra i progetti faro del Piano.

Oltre il 61% delle fibre utilizzate nella produzione cartaria è costituito da carta da riciclare, mentre già oggi l’87% degli imballaggi in carta viene riciclato ben oltre l’obiettivo UE dell’85% nel 2030.

A ciò va aggiunto che il 90% delle materie prime proviene da fonti rinnovabili e l’85% delle fibre vergini acquistate dal settore in Italia è dotato di certificazione forestale FSC o PEFC.

Indubbiamente i punti su cui lavorare sono la decarbonizzazione energetica e ridurre al 10% il conferimento degli scarti industriali in discarica entro due anni.

Sicuramente il decreto legislativo di attuazione della direttiva sulla plastica monouso rappresenta un punto di equilibrio importante per la tutela ambientale e il sostegno alle filiere e Assocarta ha espresso apprezzamento per la posizione dell’Italia sul tema».

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Rimanendo in tema di Pnrr, secondo Lei la Regione Toscana come si sta comportando?

«Vedremo a febbraio, quando verranno presentati i progetti. La Regione Toscana, da un punto di vista del riciclo della carta, ha un buon punto di partenza.

Se ogni minuto vengono riciclati 11 tonnellate di carta in Italia, ben 2,5 lo sono in Toscana.

Quello che manca è una chiusura del ciclo nella pianificazione regionale, che significherebbe rafforzare il riciclo e contribuire alla decarbonizzazione delle imprese».

Condivide gli intenti del Ministro Brunetta per una Pubblica amministrazione più digitale?

«Condivido una Pubblica amministrazione efficiente e al passo con i tempi, che soddisfi le esigenze di tutti i cittadini italiani e delle imprese.

Bene quindi la digitalizzazione senza dimenticare fasce di popolazione anziana o lontana dal web che potrebbe rimanere esclusa da servizi fondamentali erogati.

Il digitale è una risorsa che ci deve aiutare nei processi e nella vita quotidiana, a rendere le imprese innovative e competitive.

È quindi necessario da una parte investire in infrastrutture digitali adeguate, dall’altra una cultura che ci aiuti a utilizzare al meglio il web e comprenderne i limiti. Carta non è sinonimo di burocrazia, come digitalizzazione non fa rima con efficienza».

Che impatto ha avuto la Brexit?

«Le cartiere italiane, nonostante i costi energetici e le carenze infrastrutturali, competono su tutti i mercati internazionali, quindi la Brexit non rappresenta che l’ennesima sfida.

Senza contare che molte imprese toscane si sono internazionalizzate e molte multinazionali ha stabilimenti in Toscana. Da questo punto di vista il distretto cartario di Lucca rimane centrale.

Per rimanere tale è, però, fondamentale che i vari livelli di Governo (locale e centrale) collaborino e si attivino rispetto alle loro competenze».

Di Matteo Melani
(Riproduzione riservata)

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