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Mich, incubatore di startup per unire innovazione, tecnologia e finanza

L'acceleratore di Terni pronto a posizionare le aziende sul mercato. Il direttore Ottone: "Mettiamo insieme elementi non ancora interconnessi in Italia"

Aiutare le startup a camminare sulle proprie gambe e ad essere competitive sul mercato, seguendole in tutti gli aspetti, compreso quello economico. La sfida del Mich (Maestrale Innovation Creative Hub) di Terni è forte e nuova.

La struttura, infatti è il solo incubatore di imprese dell’Umbria ad aver ricevuto la certificazione da parte del Mise ed è l’unico nella dorsale che va da Ancona a Civitavecchia ad unire tre segmenti: segmenti ovvero l’innovazione, intesa anche come modalità innovative per far crescere un prodotto, le tecnologie e la finanza.

(Carlo Ottone, presidente Mich)

La struttura è enorme, sita nell’area industriale della città: parte dei locali erano sede universitaria di Scienze della Formazione, l’altra invece era già sede 20 anni fa della prima realtà cittadina che si occupava di startup.

Il direttore è Carlo Ottone, già assessore comunale a Terni e presidente dell’Azienda Multiservizi ci accoglie in uno di questi spazi, la splendida Villa Gherardi, corredata di un parco dove a breve verranno installati degli igloo per ospitare altre start up up oltre alle 150 che già il Mich ospita.

LA SFIDA: INVESTIRE SUL TERRITORIO

Il Mich – spiega Ottone – nasce dalla volontà mia e di altri due soci, un altro ternano, Gianluca Bellavigna, che ne è amministratore delegato ed il commercialista folignate Massimo Muzi di reinvestire sul territorio di Terni.

Ci piaceva lavorare sulle startup mettendo insieme le esperienze diverse da cui provenivamo. Bellavigna è anche il titolare di Maestrale, che mette a disposizione tutta la parte tecnologica.

L’incontro con lui avviene a Milano, casualmente e da lì è nata l’idea sfruttando i progetti per l’area di crisi complessa. Lungo la strada abbiamo trovato sponda in Massimo Muzi, un commercialista di Foligno che aveva intenzione di investire su questo stesso campo e da lì è nato il progetto”.

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La sfida del Mich è l’approccio innovativo al sistema delle startup: “La caratteristica dell’incubatore di Terni – prosegue Ottone – è stata quella di unire tre elementi che in Italia non erano ancora interconnessi come appunto innovazione, tecnologia e finanza.

Avendo avuto esperienza anche coi fondi europei ci siamo resi conto per esempio di come anche su questo fronte, non si riesca a creare una rete fra stati.

Faccio l’esempio dell’energia: ci sono tantissimi progetti europei, ma non esiste una rete transnazionale. Quello che noi facciamo è mettere insieme tutti i fili: siamo un incubatore, ma anche un acceleratore e curiamo anche tutta la parte di exit dell’impresa, per capire se come renderla appetibile per il mercato”.

NON SOLO ATENEI

Il Mich sfrutta appieno il Decreto Rilancio che ha individuato nelle startup un veicolo di risoluzione di alcune crisi industriali e questo ha aperto ulteriori sviluppi in questo settore, affidando agli incubatori di questo tipo competenze prima riservate solo alle università: “Le imprese che ospitiamo – spiega – sono per metà imprese innovative e l’altra metà spinoff di aziende, ovvero derivazioni di aziende che hanno saputo rinnovarsi ed utilizzano la startup per riveicolare una innovazione”.

L’altra caratteristica è che il percorso dentro al Mich dura due anni e non tre: “Accogliamo proposte da tutta Italia: valutiamo insieme i progetti, gli imprenditori e gli obiettivi.

Per due anni mettiamo a loro disposizione i nostri servizi, il terzo anno lo lasciamo libero all’impresa per capire se e come può proporsi sul mercato e diventare una Pmi innovativa.

Non è detto che tutte le startup sfocino in un ingresso sul mercato: al volte può semplicemente essere stata una start up di ricerca.

Per fortuna la recente normativa, ci consente di non far morire il 95% delle startup, se si segue un preciso percorso”. Le nuove tecnologie non saranno le sole protagoniste di questi spazi.

Proprio per andare incontro alle diverse esigenze delle aziende, non ci siamo specializzati in un ambito specifico", conclude Ottone.

A Luglio dovrebbe aprire anche il parco della villa, uno spazio innovativo ed ecosostenibile. A due passi dall'inceneritore, il luogo più inquinato della città. Anche questa, se vogliamo, è una sfida.

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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