mer 28 gen 2026

Seguici su:

01/03/2024

Moda e tessile, Cna scrive al Governo: "Con crisi Suez di nuovo a rischio 600.000 lavoratori"

(Luca Tonini, Presidente di Cna Toscana)

Lettera ai ministri Giorgetti, Calderone e Pichetto Fratin di Federmoda e Confartigianato Moda: "Il Governo e il Parlamento, nel corso delle diverse legislature si sono adoperati per sostenere tanti settori. Non possiamo dire altrettanto per la moda, nonostante questa spesso viene utilizzata come vanto della Nazione e ambasciatrice dell’Italia nel mondo. Adesso servono misure straordinarie". Cna Toscana chiede alla Regione un tavolo di crisi. Il presidente Tonini: "Serve un’azione nei confronti dell’Esecutivo per chiedere con forza la sospensione dei prestiti Covid e delle rate dei mutui a carico delle imprese"

Un crollo forte che condiziona un settore nel quale l'Italia è leader e la Toscana ancora più di eccellenza, vale a dire quello della moda.

A lanciare l'allarme era stata Cna Marche, raccogliendo insieme all'omologa emiliano-romagnola l'appello nazionale ma adesso il comparto si mobilita a livello nazionale, oltrechè locale. Federmoda ha scritto al Governo, in particolare al ministro dell'economia Giorgetti, a quello del lavoro Calderone ed a quello dell'ambiente Pichetto Fratin.

Ripresa impossibile

"Una situazione – scrive Federmoda, in una lettera firmata insieme a Confartigianato Modache a partire da metà dello scorso anno, sta investendo sempre maggiormente i produttori italiani nei diversi comparti.

Uno stato di difficoltà che rischia di compromettere definitivamente le filiere produttive del tessile abbigliamento, pelle, cuoio e calzature oggi vanto e fondamentale valore aggiunto del Made in Italy. Gli ultimi anni hanno sottoposto il settore a rilevanti sfide che hanno creato le condizioni per infrangere una struttura consolidata quale quella delle filiere afferenti al sistema moda nazionale.

Un sistema imprenditoriale che forte delle sue circa 60.000 imprese manifatturiere e degli oltre 600.000 addetti rappresenta un valore economico e sociale di primaria rilevanza per il Paese. Un settore che fino ad oggi ha garantito coesione sociale e saldi commerciali utili a pagare la bolletta energetica nazionale.

Il periodo pandemico, dal quale con forte resilienza il settore era uscito è stato seguito da uno scenario che ha visto prima l’avvio della guerra russo-ucraina, poi il conflitto in corso a Gaza e più recentemente le problematiche legate al Mar Rosso.

Questo scenario internazionale ha portato a sostanziali processi di cambiamento che nei fatti stanno gravando sulla spesa dei consumatori e inevitabilmente si riverberano sul settore da noi rappresentato.

Un settore che inoltre è chiamato ad affrontare nuove sfide legate alle misure europee e nazionali inerenti tematiche complesse quali la Strategia tessile europea, l’ecodesign, la raccolta differenziate e altro ancora".

La situazione vede a livello nazionale importanti fermi produttivi, crescente ricorso agli ammortizzatori sociali, mancanza di segnali che possano prevedere una ripresa in tempi brevi e comunque tesi a trasmettere grande incertezza.

Il Governo e il Parlamento, nel corso delle diverse legislature si sono adoperati per sostenere tanti settori. Non possiamo dire altrettanto per la moda, nonostante questa spesso viene utilizzata come vanto della Nazione e ambasciatrice dell’Italia nel mondo” – puntualizzano le due associazioni.

Le richieste del comparto al Governo

Cna Federmoda e Confartigianato Moda evidenziano come si sia di fronte alla necessità di un Piano straordinario di supporto alle imprese del sistema moda italiano che preveda l’attivazione di strumenti immediati quali: una moratoria su finanziamenti garantiti ottenuti dalle imprese del settore a partire dal 2020 quali ad esempio i prestiti Sace; la sospensione straordinaria su linee di credito in conto corrente, finanziamenti per anticipi su titoli di credito, scadenze di prestiti a breve e rate di prestiti e canoni in scadenza a cui le aziende hanno avuto accesso a seguito della pandemia; l'estensione straordinaria della possibilità di ricorrere alla cassa integrazione e definizione di ammortizzatori sociali ad hoc per le imprese artigiane e Pmi del settore; un contributo a copertura totale per un primo modulo espositivo per la partecipazione a manifestazioni in Italia ed all’estero con qualifica di fiera internazionale a favore delle imprese artigiane e Pmi del settore moda (tessile, abbigliamento, pelletteria, pellicceria, calzature, occhialeria e componenti per la realizzazione delle collezioni) almeno per tutto l’anno 2024 e per il primo semestre 2025.

Inoltre, le due realtà chiedono una serie ulteriore di azioni: la definizione di una misura che agevoli l’inserimento nel settore di nuova tecnologia e strumenti digitali accompagnando tale inserimento con percorsi formativi ad hoc, sostegno per investimenti nella realizzazione dei campionari e promozione anche tramite strumenti digitali; progettare azioni di supporto alle filiere presenti nei distretti moda, intesi in senso lato, partendo dalla messa a disposizione di strumenti finanziari tesi ad agevolare le aggregazioni d’imprese in forme varie; azioni di comunicazione verso le giovani generazioni per stimolare l’acquisto di prodotti Made in Italy favorendo anche le produzioni attente a sviluppare percorsi di sostenibilità economica, sociale ed ambientale e agevolazioni per l’acquisto di prodotti italiani.

Moda Toscana: tavolo di crisi

A livello regionale, si diceva, il comparto non va meglio. Cna Toscana e Confartigianato attraverso i presidente Tonini e Vannetti, chiedono al presidente Giani ed agli assessori Marras e Nardini, un tavolo di crisi con provvedimenti urgenti.

A rinforzare le posizioni intervengono anche il Presidente di Cna Federmoda Toscana Paolo Pernici e il Presidente di Confartigianato Moda Toscana Moreno Vignolini.

La situazione della filiera di tutto il comparto moda, che per anni è stata trainante per l’economia toscana, sta attraversando negli ultimi mesi un momento di forte difficoltà – spiegano Pernici e Vignolini – che sta via via aggravandosi con prospettive tutt’altro che rosee, per questo riteniamo necessaria e urgente la costituzione di un tavolo di crisi”.

Per capire ancor meglio la situazione basta analizzare i pochi, ma significativi, dati provenienti da Ebret, l’ente bilaterale artigiano che conta 24.000 imprese iscritte, per un corrispondente di 106.000 addetti: il 39% dei lavoratori in cassa integrazione appartiene al settore pelletteria ed il 18 percento al tessile-moda.

A conferma ci sono i dati del Fondo bilaterale di solidarietà per l’artigianato FSBA che segnala come le richieste di sostegno per le imprese toscane siano passate dai 700.000 euro del 2023 agli oltre due milioni di euro del mese di novembre 2023, con cifre in aumento anche per il 2024.

Motivo dell’incremento, anche in questo caso, le maggiori richieste da parte delle imprese del tessile, pelletterie, abbigliamento, accessori metallici e concia.

Molte aziende stanno già per terminare gli strumenti di sostegno a disposizione, con il serio rischio di dover ricorrere a licenziamenti fino ad arrivare, nella peggiore delle ipotesi, alla chiusura dell’attività.

Per ovviare a tutto questo, secondo Pernici e Vignolini “Si rendono necessari e urgenti strumenti straordinari, primo fra tutti la creazione, come già abbiamo scritto nella lettera a Giani, di un tavolo di crisi che permetta di aprire un confronto tra le parti sociali e le imprese artigiane del settore, i brand e le istituzioni politiche. In quell’ambito si potrebbe avanzare la possibilità di ulteriori strumenti di sostegno. Serve un’azione da parte della Regione nei confronti dell’Esecutivo per chiedere con forza la sospensione dei prestiti Covid e delle rate dei mutui a carico delle imprese”.

Redazione Cuoreeconomico
(Riproduzione riservata)

Per inviare comunicati stampa alla Redazione di CUOREECONOMICO: cuoreeconomico@esg89.com
WHATSAPP Redazione CUOREECONOMICO: 327 70234751
Per Info, Contatti e Pubblicità scrivere a: customer@esg89.com