ORIZZONTE ITALIA 2022, multifunzionalità e contratti di filiera per tutelare il reddito dell’agricoltura e autosufficienza europea

Al GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 il ministro Patuanelli: «Controllo sulle scorte e speculazioni». Deloitte: «L’aumento dei prezzi non è una bolla temporanea, gli italiani propensi a spendere per prodotti sani». L’appello dei protagonisti: «industria e grande distribuzione devono essere alleati dell’agricoltura»
Obiettivo tutelare la catena di valore dalla produzione al consumatore. L’approvvigionamento e la strategia europea di autosufficienza alimentare.
Il tema del caro-prezzi dei prodotti impone alcune riflessioni. Questi i temi del GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 - ORIZZONTE ITALIA 2022 moderato da Giovanni Giorgetti, presidente ESG89 Group.
Nell’introduzione Fabio Del Bravo, ISMEA ha parlato delle speculazioni nel mercato agroalimentare. «E’ un contesto complesso che parte dalla metà del 2020 quando sono ripartiti i consumi, che non ha a che fare con la guerra in Ucraina.
Abbiamo già assistito nei mesi scorsi i problemi di approvvigionamento delle materie prime e al caos nella logistica. Per il frumento duro non c’entra nulla la guerra in Ucraina, ma il tema riguarda la carenza di offerta dal Canada che rappresenta il 15% della produzione mondiale e che ha ridotto la produzione del 60% per la siccità.
Di qui l’aumento dei prezzi del 130% del mais e grano duro. Il conflitto incide sull’olio di semi di girasole visto che ne importiamo il 60% dall’Ucraina e sulla zootecnia per i prezzi del mais. È una crisi che impatta su tutta la filiera dal produttore al consumatore».
Il ministro alle Politiche agricole Stefano Patuanelli ha evidenziato che «Uno stato membro dell’Unione Europea molto difficilmente può essere autonomo e autosufficiente sul fronte della produzione alimentare, occorre invece individuare una strategia europea per potenziare gli scambi tra gli stati membri, evitare atteggiamenti protezionistici, limitare la delocalizzazione e sostenere le coltivazioni più necessarie.
Stiamo ragionando – ha continuato il ministro – per assicurare che i raccolti garantiscano gli approvvigionamenti necessari ai produttori senza ricorrere ai paesi terzi».
Patuanelli ha anche parlato di «un Energy Recovery Found finanziato con debito pubblico comune europeo» per sostenere i costi di produzione.
Sulla Pac Patuanelli ha detto: «L’equilibrio trovato sulla politica agricola comune credo sia il migliore possibile, retrocedere da quelle scelte sarebbe un errore, non si deve ragionare su una modifica strutturale dei piani strategici nazionali ma valutare una sospensione dell’entrata in vigore dei nuovi regolamenti o una entrata in vigore posticipata del nord Pac avendo il 2023 come anno di transizione per affrontare l’emergenza attuale».
Infine l’idea della task force. «In questo contesto massima attenzione ai fenomeni speculativi, stiamo attivando misure di monitoraggio puntuali per avere contezza delle scorte italiane ed europee».
Eugenio Puddu, Senior Partner Deloitte | Leader Agri-food ha presentato alcuni dati di ricerche di mercato: «L’aumento dei prezzi sarà strutturale.
Come Deloitte monitoriamo ciò che accade nei vari paesi per capire in che situazione stiamo andando. Un nostro studio su 20 mila consumatori in 23 paesi, ha evidenziato un’accelerazione degli acquisti.
C’è un senso di insicurezza e ansia sulla propensione e modalità di consumo dovuto dall’emergenza sanitaria. Il 41% dei consumatori teme di non riuscire ad effettuare pagamenti di breve termine, l’82% è preoccupato dell’aumento dei prezzi.
Il 39% sarà più propenso a scegliere alimenti bio e il 64% tenderà a scegliere prodotti locali, anche spendendo di più. L’aumento dei prezzi non è una bolla temporanea come tutti si auspicavano.
C’è una tendenza generale in corso che tende a privilegiare un consumo più sano, ma ci vuole più consapevolezza dei prezzi di equilibrio che tutelino i produttori».
Elisabetta Guidobaldi, Giornalista ANSA ha spiegato: «Non c’è un tema di approvvigionamento, ma i postumi della speculazione. Colpisce l’accelerazione degli eventi, la guerra ha posto il tema della sovranità alimentare per l’Europa».
Ivano Vacondio, Federalimentare ha sottolineato: «Difficile pensare all’autosufficienza italiana perché importiamo il 60% grano duro, il 40% di tenero, il 50% di mais, l’80% di girasole.
La sovranità europea è invece importante per non ricorrere a paesi terzi. L’impatto della guerra lo vedremo nel secondo semestre perché dalla Ucraina importiamo mais, ma in queste condizioni non possono seminare e avere un raccolto.
Altro problema sarà la stagflazione perché i consumi sono bassi e l’inflazione aumenta. Latte, uova, pasta e tutta la zootecnia registreranno un aumento dei prezzi».
Franco Verrascina, Copagri ha posto l’accento sull’aumento dei costi «Che sta destabilizzando il mercato e sta mettendo a rischio il sistema produttivo agricolo.
Ci potrebbe essere una contrazione dei raccolti, questo fa sì che migliaia di aziende siano alla canna del gas. Il Gasolio agricolo costava 70/80 centesimi, ora 1,50 euro.
Una bolletta energetica di una stalla è passata da 10 a 30 mila euro. Le speculazioni hanno avviato una spirale di rincari, i produttori agricoli non sono responsabili, hanno già venduto i raccolti mesi fa.
Dobbiamo fare sistema per garantire il giusto prezzo a tutti gli anelli della filiera. L’industria e la grande distribuzione devono essere alleati dell’agricoltura, se non si garantisce il giusto prezzo la risposta è una mancata produzione agricola».
Pina Terenzi, Cia Donne in Campo è entrata nel tema: «Da agricoltori ci troviamo a non poter aumentare i prezzi del prodotto, siamo in una situazione di svantaggio perché tutto intorno sta aumentando, anche il packaging.
Produrre in serra è impossibile per i costi dell’energia. L’agricoltura femminile è fondata sulla multifunzionalità dove la produzione si lega all’agricoltura, alla fattoria didattica. Una risposta sostenibile ai bisogni umani».
Osvaldo Baione, Finanza.tech ha rilevato: «Il settore agroalimentare è un asset del nostro sistema paese.
Bisogna efficientare la massa di risorse finanziarie con strumenti di politica economica che possano attenuare i costi. Il sistema finanziario può premiare questo sistema di impresa che può creare valore».
Aldo Cursano, Confcommercio Toscana ha detto: «Rischia di saltare l’intero modello che ha sempre identificato il paese. Dobbiamo prendere atto che le piccole imprese sono in terapia intensiva perché le uscite superano le entrate.
Ma il rapporto col pubblico di negozi, ristoranti e bar sono il sale sociale del paese. Occorre pensare a un modello economico che dia valore alla produzione e al territorio, perché il cibo è l’espressione della nostra identità».
Gennarino Masiello, Coldiretti Campania e vicepresidente nazionale: «Siamo dinanzi a un bivio: un modello vecchio basato sulla dimensione e sulla delocalizzazione e dall’altra parte un modello che conserva la biodiversità ed è basato sui territori.
Dobbiamo arrivare alla definizione di contratti di filiera che vanno dal campo alla tavola, altrimenti gli agricoltori smettono di investire e coltivare».
Marco Protopapa, Regione Piemonte ha insistito sul tema «dell’autoapprovvigionamento alimentare per impostare il futuro a livello europeo. Dobbiamo puntare sul made in Italy sottolineandone la qualità e il benessere».
Roberto Morroni, Regione Umbria è entrato nel dibattito: «Questo paese deve fare i conti con l’approvvigionamento energetico, un grande limite.
Dobbiamo passare alle decisioni per mirare all’indipendenza energetica, è la priorità dell’agenda politica del paese. L’imprenditore agricolo deve ragionare anche di trasformazione e distribuzione per creare profitto e valore».
Enrico Allasia, Confagricoltura Piemonte ha sottolineato: «Abbiamo una nuova sfida, quella della multifunzionalità per produrre eccellenza ma difendere il reddito».
Roberto Moncalvo, Coldiretti Piemonte ha parlato di aiuti alle imprese. «Dopo la peste suina c’è difficoltà per le imprese della zootecnia, aggravato dai costi dell’energia. Servono ristori per riprendere gli allevamenti».
Di Luigi Benelli
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