Seguici su:

PatchAi, l’intelligenza artificiale per coinvolgere il paziente nella ricerca clinica

Una app nata da quattro compagni di corso alla Bocconi aiuta lo sviluppo di nuovi farmaci raccogliendo le esperienze di chi si sta curando. CUOREECONOMICO ha parlato con gli sviluppatori

Mettere a punto nuove soluzioni di sanità digitale, attraverso il coinvolgimento del paziente. Questa è la sfida di Patch-Ai, una delle 16 start up selezionate dal progetto B Heroes di Intesa San Paolo e che si inserisce in un settore, quello medico, dove l’utilizzo di algoritmi, piattaforme dedicate ed intelligenza artificiale sta diventando una delle nuove frontiere. CUOREECONOMICO ha parlato con il team che sta portando avanti al progetto.

Come nasce PatchAi, quale è stata la molla che ha fatto scattare l'idea di questa start up?

«PatchAi vuole essere un supporto ai pazienti che partecipano a studi clinici con lo scopo di migliorare la qualità della vita delle persone e supportare le aziende farmaceutiche nell’offrire farmaci più sicuri, economici e personalizzati.

Nasce nel 2018 da un’idea di Alessandro Monterosso, Daniele Farro, Kumara Palanivel e Filip Ivančić, compagni di corso del master in economia sanitaria in SDA Bocconi.

Come infermiere ricercatore sui trial di oncologia pediatrica, Alessandro notò che la raccolta dei dati avveniva nel circa 50% dei casi su carta e che il coinvolgimento e il dialogo con i pazienti poteva essere ottimizzato lato monitoraggio domiciliare del paziente.

Migliorare l’esperienza del paziente durante una sperimentazione clinica si traduce nel migliorare l’efficacia di un nuovo farmaco.

Da qui l’idea di creare uno strumento digitale innovativo che permette di raccogliere le informazioni che di norma vengono raccolte durante uno studio clinico, mettendo il paziente al centro in maniera coinvolgente, conversazionale ed empatica grazie all’intelligenza artificiale.

La mission di PatchAi è quella di migliorare il coinvolgimento dei pazienti nella ricerca clinica e snellire il processo di sviluppo dei farmaci».

(Alessandro Monterosso, Patch-Ai)

Come funziona esattamente la piattaforma e qual è il ruolo dell'algoritmo/intelligenza artificiale che utilizza?

«Offriamo un approccio basato sui dati e sull'evidenza per personalizzare l'esperienza del paziente tramite le tecnologie proprietarie Co-PRO®.

Il chatbot utilizza un linguaggio che si adatta alle risposte del paziente, motivando la persona a rimanere aderente al protocollo dello studio PatchAi, guidando i pazienti nel completare i loro task (riempire questionari e diari) e a riportare eventi clinici coinvolgendoli in maniera personalizzata ed empatica, imitando le conversazioni umane e ottimizzando il processo di raccolta dei dati.

La piattaforma web integrata permette inoltre ai ricercatori e agli sponsor dello studio di monitorare i dati di ciascun paziente in tempo reale e monitorare la performance dello studio. 

Attraverso le funzioni della app, sponsor e ricercatori possono tenere traccia del progresso dei pazienti nel completamento dei task».

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

Leggi anche:

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

Cosa intendete col concetto di “soddisfare bisogni medici universali e supportare lo sviluppo di farmaci innovativi e personalizzati”, che sta dietro al vostro progetto?

«I nostri risultati preliminari dimostrano un’aderenza al protocollo superiore al 95%. Le soluzioni standard sul mercato non riescono a superare l’83%.

Una maggiore aderenza al protocollo si traduce in maggiori dati/evidenze in merito all’efficacia di una nuova terapia, ponendo nel lungo termine PatchAi come un abilitatore per i farmaci personalizzati».

A chi si rivolge Patch Ai, chi sono i vostri clienti?

«PatchAi si rivolge a società farmaceutiche e Contract Research Organisation (CRO) che conducono/supportano studi clinici»

 Quali sviluppi possono esserci per questo settore partendo da quello di cui si occupa la vostra piattaforma?

«Si può dire che l’intelligenza artificiale sarà il futuro della sanità. Basti pensare che solo nell’ultimo anno la pandemia da Covid-19 ha accelerato il processo di adozione di strumenti di sanità digitale di circa 5-10 anni.

Le misure di distanziamento sociale hanno infatti portato ad un uso su larga scala di soluzioni di telemedicina, facendo crollare molte resistenze che vi erano sull’uso di queste.

Inoltre, secondo una ricerca di Accenture, circa il 77% delle sperimentazioni cliniche del 2020 sono state sospese o rinviate. Questi risultati hanno messo in luce le criticità dell’assetto attuale e la necessità di adottare soluzioni digitali.

La transizione in atto verso l’uso di intelligenza artificiale nell’ambito delle sperimentazioni cliniche rappresenta un vero e proprio cambio di paradigma che apre la strada a modelli di trial clinici decententralizzarti/ibridi e virtuali, in cui la tecnologia gioca un ruolo di prim’ordine.

Dalla creazione di algoritmi predittivi dell’aderenza al trattamento fino alla creazione di esperienze sempre più empatiche e personalizzate».

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

Per inviare comunicati stampa alla Redazione di CUOREECONOMICO: cuoreeconomico@esg89.com
WHATSAPP Redazione CUOREECONOMICO: 327 7023475
Per Info, Contatti e Pubblicità scrivere a: customer@esg89.com