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Piano Colao, verso l’abrogazione del codice degli appalti?

Nei giorni scorsi, il Comitato di esperti in materia economica e sociale guidato da Vittorio Colao ha presentato al Presidente del Consiglio il rapporto “Iniziative per il rilancio ‘Italia 2020-2022’”. Si tratta di un vero e proprio “Piano”, destinato a costituire il punto di partenza di un percorso – da attivarsi nell’ambito dei prossimi Stati Generali dell’Economia (al via già forse da questo venerdì) – finalizzato ad addivenire alla definizione di un “Recoveryplan” post-Covid richiesto a gran voce da politici, imprenditori e cittadini.

Il Piano elaborato dalla task force è strutturato su 6 principali “aree di azione”: Imprese e Lavoro; Infrastrutture e Ambiente; Turismo, Arte e Cultura; Pubblica Amministrazione; Istruzione, Ricerca e Competenze; Individui e Famiglie.

Orbene, meritevoli di un particolare plauso mi paiono le proposte ivi delineate con riferimento alle tematiche Infrastrutture e Pubblica Amministrazione.

Con il Piano Colao, infatti, sono state finalmente – e, forse, per la prima volta – davvero ascoltate le critiche che gli operatori del settore indirizzano da anni al Codice dei contratti, principale responsabile della paralisi degli affidamenti e del blocco dei cantieri verificatisi nel nostro Paese sin dall’entrata in vigore del D.Lgs. n. 50/2016. In particolare, la task force suggerisce di identificare specificamente le infrastrutture “di interesse strategico” – con riferimento ai settori telecomunicazioni e digitale, energia, salvaguardia dell’ambiente, trasporto/logistica e sociale v- alla cui implementazione applicare direttamente – in luogo delle norme del Codice – le Direttive europee del 2014, integrandole per le sole porzioni in cui esse non risultino “auto-applicative”.


Sembra, dunque, che sia stato infine compreso che l’unico modo per ovviare ai danni sinora prodotti dal D.Lgs. n. 50/2016 sia quello di mettere da parte le confusionarie disposizioni codicistiche in favore della chiarezza e della linearità delle previsioni comunitarie.
Al riguardo, ritengo comunque che l’integrazione delle Direttive a livello nazionale dovrebbe trovare spazio non solo per le parti “non auto-applicative” – così come prevede il Piano Colao – ma anche per quelle aree che non siano regolate nelle Direttive stesse – ad esempio gli affidamenti “sotto-soglia” – o che siano espressione di realtà ed esigenze peculiari del nostro Paese – come è per la qualificazione delle stazioni appaltanti -.

Alle Direttive europee e alle integrazioni “interne” andrebbe poi affiancato un Regolamento di attuazione – i.e. quello attualmente in fase di elaborazione, opportunamente rimodulato – atteso che, a mio parere, l’esperienza maturata prima delD.Lgs. n. 50/2016 – mi riferisco alla Legge Merloni e al Codice De Lise – ha ampiamente dimostrato che il Regolamento “unico” rappresenta un irrinunciabile punto di riferimento per gli operatori economici e per le stesse amministrazioni.

Nella prospettiva appena tracciata, sarebbe forse consigliabile prevedere sin d’ora – e non solo eventualmente, come suggerisce il Piano Colao – che il modello appena tracciato – Direttive Europee + integrazione normativa “interna” + Regolamento attuativo – trovi applicazione a 360 gradi e non già rispetto alle sole infrastrutture “strategiche”.

Da ultimo, riguardo al profilo “Pubblica Amministrazione”, molto positive mi sembrano anche le previsioni volte al superamento della c.d. “burocrazia difensiva”, altra rilevante concausa del blocco degli affidamenti registratosi sin dal 2016 (soprattutto per quanto riguarda i RUP, costantemente operanti sotto la “spada di Damocle” della Corte dei conti). In proposito, il Piano propone condivisibilmente di allacciare la responsabilità dei dirigenti pubblici ai soli risultati della gestione, prevedendo per l’eventuale danno erariale un premio assicurativo pagato dall’amministrazione di appartenenza.

In sintesi, i lavori della task force mi paiono aver correttamente individuato non solo le cause genetiche delle attuali criticità e disfunzioni che affliggono il settore delle pubbliche gare, ma anche soluzioni mirate, ragionevoli ed efficaci.

Rimane solo da augurarsi che le proposte del Piano Colao possano presto trasformarsi in risultati concreti a livello normativo.

di Arturo Cancrini
Studio Legale Cancrini e Partners

 

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