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31/08/2023

Pnrr: non solo negli investimenti, l'Italia è in ritardo anche sulle riforme

L'analisi di Open Polis: realizzate il 47,6 percento, ma molte fuori dal cronoprogramma. Altre 9 scadenze entro fine anno. La situazione

Non solo l'attuazione del Pnrr sul fronte degli investimenti. Il ritardo del Paese, una malattia cronica dalla quale l'Italia non riesce a guarire, è molto forte anche sul fronte delle riforme. Necessarie non solo per modernizzare l'Italia, ma anche perchè abbinate ai piani di spesa e di investimento. Lo rivela una analisi della fondazione Open Polis.

Secondo Open Polis, "l'avanzamento delle riforme è meno difficoltoso di quello degli investimenti,  ma non è privo di criticità. Innanzitutto entro la fine dell’anno devono essere completate 9 scadenze, con passaggi tutt’altro che semplici come quello dell’approvazione della legge annuale sulla concorrenza.

In secondo luogo anche qui si registrano dei ritardi, tanto che il governo nella sua proposta di modifica del Pnrr è dovuto intervenire rivedendo al ribasso alcuni degli obiettivi iniziali. Non ultimo quello sulla lotta all’evasione fiscale".

A che punto sono le riforme del Pnrr

Gli interventi normativi in alcuni casi sono propedeutici alla realizzazione degli investimenti. È il caso ad esempio degli incentivi all’utilizzo dell’idrogeno.

In altri invece le riforme sono slegate sono slegate, talvolta con dei propri target quantitativi da raggiungere. È il caso ad esempio della riforma sugli alloggi per gli studenti (maggior numero di posti letto disponibili) o di quella della giustizia (processi più rapidi e smaltimento dell’arretrato).

Per questo motivo alcune riforme terminano il loro iter nei primi anni del Pnrr, lasciando spazio agli investimenti correlati. Mentre altre hanno un cronoprogramma che si conclude nel 2026.

In base anche alle informazioni rilasciate dalla camera dei deputati  sono 63 le misure e sottomisure normative che hanno già iniziato il loro iter. Di queste 30 (il 47,6 percento) sono state completate, ma 8 di queste approvate definitivamente in ritardo rispetto a quanto previsto dal cronoprogramma del Pnrr.

Altre 25 sono invece ancora in corso. Inoltre 9 misure durante il loro iter hanno incontrato alcuni elementi di difficoltà che le hanno poste in ritardo, rispetto alla tabella di marcia. Difficoltà che però, almeno per il momento, non hanno impedito al nostro paese di ricevere i fondi assegnati.

Ogni  misura del Pnrr deve essere realizzata rispettando un rigido cronoprogramma che prevede il completamento di diversi adempimenti con cadenza trimestrale. Considerando le riforme già avviate, le scadenze totali a cui adempiere tra il 2021 e il 2023 sono 89.

Oltre l’80 percento di queste sono già state portate a conclusione (73, di cui 5 in ritardo). Mentre sono 9 le scadenze a cui adempiere entro la fine dell’anno. A queste se ne aggiungono 7 che risultano essere in ritardo dai semestri precedenti.

L’area tematica più toccata da questi adempimenti è quella legata alla pubblica amministrazione con 18 adempimenti programmati, di cui 5 ancora da completare. Seguono la transizione ecologica (17 scadenze di cui 2 in ritardo) e scuola, università e ricerca (11 di cui 2 da completare).

Open Polis sottolinea come ci sono 3 riforme che avrebbero dovuto essere completate entro il primo semestre ma che ancora mancano all’appello. La prima è l’aggiudicazione degli appalti pubblici per la realizzazione di stazioni di rifornimento.

In questo caso il passaggio normativo propedeutico è stato portato a compimento con il decreto legislativo 199/2021 ma il traguardo previsto dalla scadenza non è stato raggiunto a causa delle poche domande presentate dagli operatori economici. Per questo motivo, peraltro, tale scadenza rientra nelle 10 per cui il governo ha presentato una prima richiesta di modifica del Pnrr.

Gli altri due interventi sono invece legati all’entrata in vigore della riforma della giustizia e a quella degli appalti e dei contratti pubblici. In questi ultimi due casi a mancare all’appello sono alcuni decreti attuativi.

Le urgenze e le modifiche

Per quanto riguarda invece le scadenze che dovranno essere completate entro la fine dell’anno, la più rilevante riguarda probabilmente la definizione della legge annuale per la concorrenza per il 2022.

Il disegno di legge si trova attualmente in discussione al senato e dovrà poi passare all’esame della camera per l’approvazione definitiva. Tema centrale della legge sarà l’energia ma saranno previsti interventi anche per quanto riguarda il commercio, sia fisico che digitale.

Tra le altre scadenze più significative troviamo poi l’entrata in vigore della riforma dell’ordinamento delle guide turistiche. In questo caso l’iter è ancora più indietro.

Sono presenti infatti diverse proposte di legge, tra cui una di iniziativa governativa, ma nessuna di queste ha ancora iniziato l’iter parlamentare. Entro la fine dell’anno infine il governo è chiamato anche a emanare un decreto legislativo di riforma del codice della proprietà industriale.

Di questo decreto tuttavia ad oggi non si sa ancora niente. Il motivo è probabilmente da ricercare nel fatto che questa riforma rientra tra quelle oggetto di revisione.

Poi ci sono alcune riforme oggetto di revisione dopo la rimodulazione del Pnrr. Una è quella relativa agli alloggi per universitari: viene eliminato il vincolo legato alla realizzazione di sole camere singole e  verranno creati nuovi alloggi, senza assegnazione di posti letto e infine.

Per quanto riguarda invece la riduzione dei tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni e delle autorità sanitarie, si propone di rinviare di 15 mesi tutte le scadenze previste originariamente per fine 2023 e fine 2024.

Un ridimensionamento riguarderà anche la riforma della giustizia, in particolare rispetto alla riduzione degli arretrati nei tribunali che finora è stata inferiore alle attese.

Tra gli elementi certamente più rilevanti delle proposte di modifica legate alle riforme vi è anche la lotta all’evasione fiscale. In questo caso si intende allentare gli obiettivi che originariamente prevedevano una riduzione della propensione all’evasione del 5 percento entro il 2025 e del 15 entro il 2026.

Un ultimo elemento degno di nota riguarda la proposta di introdurre una nuova riforma nel Pnrr. Si tratta della creazione di una nuova zona economica speciale unica del mezzogiorno che andrebbe a sostituirsi alle 8 attualmente esistenti.

Repower EU

Infine, il capitolo energia con il programma europeo Repower EU. Le misure normative previste dalla proposta del governo italiano sono 6. La maggior parte, logicamente, vede come organizzazione responsabile il ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica. Ma sono coinvolti anche il ministero del lavoro e delle politiche sociali e il dipartimento della funzione pubblica.

Tra le innovazioni più rilevanti  la creazione di un testo unico per l’autorizzazione degli impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili. Con tale innovazione si mira a semplificare e coordinare le disposizioni legislative vigenti e i relativi procedimenti amministrativi.

Altro passaggio particolarmente rilevante è quello legato alla definizione di una roadmap per la progressiva eliminazione dei sussidi inefficienti verso i combustibili fossili. Da notare infine significativi interventi normativi anche nel campo della formazione.

Redazione Cuoreeconomico
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