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25/06/2020

“Questo lavoro è la mia vita, sono lo stesso di 40 anni fa: un cane, un motorino e un vanghino”. Giuliano Martinelli, patron della Giuliano Tartufi, parla di questo difficilissimo momento della sua azienda e si scaglia contro la politica nazionale

Giuliano Martinelli è il fondatore della Giuliano Tartufi Srl di Pietralunga in provincia di Perugia.

La sua avventura è iniziata quarant’anni fa, quando un po’ per gioco ed un po’ per destino, ha scoperto il mondo dei tartufi e fin da subito dentro di lui è nata una grandissima passione. Poco più che adolescente, ogni mattina partiva con il suo motorino, legava dietro una piccola cassetta di legno e portava con se la cagnolina e il vanghino, prezioso regalo del nonno. Giuliano Martinelli è cresciuto così, nella consapevolezza che la ricerca del tartufo è una vera e propria arte, che si apprende poco a poco e si impara con costanza, dedizione e tanta perseveranza.

Mentre coltivava la passione ha lavorato prima come operaio presso una fabbrica di videogiochi, poi venne assunto dalla Comunità Montana. Con il tempo, però, Giuliano ha iniziato a sentire che il suo cuore pulsava altrove.

Un giorno così mi sono fatto coraggio”- racconta Giuliano Martinelli -“ ed ho preso la decisione più importante della mia vita: mi sono licenziato e ho iniziato a dedicarmi completamente al mondo del tartufo”.

In questo delicato momento storico abbiamo visto che utilizza anche i social network per esternare il suo pensiero contro la politica nazionale, anche se alla fine esprime sempre fiducia per il futuro…

‘Io mi sfogo con la speranza che quegli occhi che non vedono il piccolo negozio, il commerciante o il piccolo imprenditore, perché magari la politica è impegnata, anche giustamente, su questioni molto più importanti, però entrando nei nostri pensieri si accorgano cosa sta accadendo. Io vorrei che tutto vada al meglio, non sono contrario a questo Governo a prescindere, ma c’è bisogno di più, di un ulteriore sforzo della politica. E’ una crisi epocale, una situazione che ci porteremo dietro per anni. Io ho 56 anni ed ho avuto periodo di difficoltà, ma qui si va oltre ogni peggior pensiero’.

Però alla fine è anche positivo riguardo al futuro…

‘Sono positivo perché vorrei che nessuno si approfitti di niente e che ognuno di noi, con il suo lavoro dia il massimo. Quando mi sfogo ed inizio a scrivere sui social lo faccio perché vedo che qualcuno non ha capito. Molta gente non si rende conto, traccheggia, perde tempo. Bisogna fare una mossa in più ed essere più lungimiranti, è difficile anche da spiegare’.

Perché la Giuliano Tartufi ha deciso di non mandare nessun dipendente in Cassa integrazione?

‘Non abbiamo mandato nessun dipendente in Cassa integrazione, anche se non stiamo lavorando. Non è facile, ma è stata una decisione a lungo pensata. In questo periodo molti non ti pagano, altri ti dicono aspetta ancora qualche giorno perché non ce la faccio. Chi se ne approfitta, chi no… con il mio ottimismo sto cercando di superare questo momento e di cercare di ricominciare a lavorare. Avrei dovuto prendere delle decisioni che a me non piacciono: un dipendente a casa, uno al lavoro. L’argomento era molto delicato e complesso. Finché ce la faccio resisto, se un giorno vedo che non si puo’ più, a quel punto prenderò altre decisioni’.

Insomma tutto deve ripartire e tornare alla normalità…

‘Per ora i miei dipendenti hanno rimesso a nuovo l’azienda; per battuta gli ho detto che falceremo anche l’erba sul tetto, nel senso di tirare a lucido tutti i reparti. Ora però dobbiamo ricominciare a produrre e per questo devono ripartire tutti dal più piccolo dei ristorantini al negozio più sperduto; che si riattivino anche poco, ma intanto diano il segnale che qualcosa ricomincia a funzionare. Per ripartire devono tornare a lavorare tutti gli esercizi commerciali, perché i 600 euro, e non è una critica al governo, non sono serviti a niente! Magari andava utilizzata una cifra più grande, più canalizzata verso chi ne aveva veramente bisogno ed ha dovuto chiudere. Però queste sono scelte della politica. Io sono un imprenditore e devo difendere le mie proprietà, i miei dipendenti e le loro famiglie’.

di Simone Santi

 

 

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