mer 28 gen 2026

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Rapporto Svimez: al Sud mezzo milione di nuovi poveri nel 2023

(Ignazio Ganga, segretario confederale Cisl)

Il rapporto dell'Istituto per lo sviluppo del Mezzogiorno lancia l'allarme. Ganga (Cisl): "Pnrr occasione di rilancio, ma va rafforzato il tessuto produttivo dell'area"

Un quadro desolante, che continua a vedere un'Italia a due velocità, col Meridione che però ha ingranato la retromarcia. Il rapporto Svimez 2022 presentato alla Camera ha stimato che la crisi indotta dal caro-energia e dall’inflazione più alta dal 1984 (11,9%) produrrà 500.000 nuovi poveri al Sud, 760.000 in tutto il paese.

Queste persone non troveranno un lavoro nel 2023, anche perché il paese è avviato verso la recessione accompagnata da un’alta inflazione. 

L'economia del centro-Nord invece pur rimanendo positiva a +0,8%, segnerebbe un forte rallentamento rispetto al +4% del 2022. l dato medio italiano dovrebbe attestarsi invece intorno al +0,5% (3,8% nel 2022).

Gli effetti territorialmente asimmetrici dello shock energetico, penalizzando soprattutto le famiglie e le imprese meridionali, dovrebbero quindi riaprire la forbice di crescita del Pil tra Nord e Sud.

A causa dei rincari dei beni energetici e alimentari l'incidenza delle famiglie in povertà assoluta potrebbe crescere di circa un punto percentuale salendo all'8,6%, con forti eterogeneità territoriali: +2,8 punti percentuali nel Mezzogiorno, contro lo 0,3 del Nord e lo 0,4 del Centro.

Secondo il Rapporto Svimez 2022 che stima in valori assoluti 760 mila nuovi poveri causati dallo shock inflazionistico (287.000 nuclei familiari), di cui mezzo milione al Sud.

Le politiche nazionali dovranno quindi assicurare continuità alle misure contro il caro energia e accelerare il rilancio degli investimenti pubblici e privati.

Ganga: enorme preoccupazione

"Il rapporto presentato da Svimez conferma quanto la CISL denuncia da tempo. Nel Mezzogiorno sono maggiormente evidenti, infatti, gli effetti asimmetrici dello shock energetico rispetto agli altri territori del Paese, che penalizzano soprattutto le famiglie e le imprese meridionali, con il rischio molto reale di riaprire la forbice di crescita del Pil tra Nord e Sud, mentre fino ai drammatici fatti dell’Ucraina il Mezzogiorno stava partecipando alla ripresa post covid in maniera rilevante, soprattutto sul fronte degli investimenti” dice in una nota il segretario confederale della Cisl Ignazio Ganga.

Il rapporto - sottolinea Ganga - evidenzia dati preoccupanti: nel 2023 il Mezzogiorno rischia la recessione con un Pil che potrebbe contrarsi fino a -0,4% contro il +2,9% di quest'anno, mentre l'economia del Centro-Nord, pur rimanendo positiva a +0,8%, segnerebbe un forte rallentamento rispetto al +4% del 2022.

La prospettiva che si apre, quindi, è quella di una potenziale crescita della povertà al Sud per effetto dell’attuale situazione congiunturale, con un possibile incremento del 2,8% della quota di famiglie in povertà relativa e assoluta e con un potenziale di 750.000 poveri in più nel Mezzogiorno.

Questa situazione richiede rapidamente politiche per innalzare il tasso di crescita dell’area attraverso il rafforzamento del tessuto produttivo, potenziando il sistema industriale a partire dal sostegno all’alta tecnologia, che già vede presente nel Mezzogiorno il radicamento di importanti filiere internazionali (elettronica, aerospazio, automotive) rafforzando, quindi, il ruolo del Sud nelle nuove catene globali del valore.

Sul fronte dell’occupazione per la Cisl si dovrà assicurare lavoro di qualità adeguatamente retribuito considerato che circa il 34% degli occupati del Sud, secondo Svimez, percepisce meno di 10.000 euro l’anno, con una prospettiva quindi di povertà anche nelle famiglie dove è presente un occupato.

La Cisl condivide l’impostazione della Svimez per la quale una opportunità imperdibile per il Mezzogiorno è costituita dal Pnrr, sul quale dovrà essere confermata la clausola del 40% delle risorse per investimenti da coordinare con la programmazione dei fondi europei per la coesione”.

In tal senso per la Cisl sarà fondamentale un’azione congiunta che veda protagonisti il governo, le regioni e gli enti locali e le parti sociali, secondo una logica di governance partecipata attenta al superamento dei problemi strutturali del Mezzogiorno e dell’intero Paese" ha concluso Ganga.

Redazione Cuoreeconomico
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