ESG89 MADE in UMBRIA - Fabrizio Ravanelli: “Fiero di essere Made in Umbria”

(Fabrizio Ravanelli, ex calciatore)
Una lunga storia d’amore con Perugia, città del cuore dell’ex leggenda del calcio italiano Fabrizio Ravanelli. Con la voce rotta dall'emozione dai tanti ricordi felici, a CUOREECONOMICO racconta il profondo legame con l’Umbria e le proprie riflessioni sullo stato attuale e futuro del territorio.
Casa dolce casa, qual è il suo legame con il territorio e quali sono i suoi ricordi più belli legati a Perugia?
"A Perugia ci sono cresciuto ed è inutile dire che tanti dei miei bellissimi ricordi sono legati al calcio. Ricordo quando da bambino andavo con mio padre allo stadio e a ogni partita insieme a me, cresceva il mio sogno di calcare un giorno il Renato Curi.
Un altro episodio che conservo nel profondo del cuore è il mio goal con la maglia azzurra contro la Georgia. La Federcalcio aveva scelto Perugia, sede della partita, allo scopo di attivare entusiasmo e tifo per sostenere la nazionale.
Ero a casa ed avevamo vinto riportando 1 a zero per gli azzurri. Inoltre il mio desiderio di continuare a vivere Perugia mi ha portato ad acquistare una casa con mia moglie, con la speranza di invecchiare lì con lei".
Quando affermava di essere umbro in contesti internazionali, che effetto faceva? Si è sempre sentito orgoglioso?
"Sì, sono sempre stato fiero delle mie origini umbre. In tanti momenti della mia vita per me Perugia è stata aria fresca, tranquillità e trasparenza.
Tra l’altro quando ero giovane la città era conosciuta anche a livelli internazionali, non solo per il calcio ma anche per brand di spessore come la Perugina e Luisa Spagnoli.
Altro motivo d’orgoglio è la vicinanza geografica con luoghi di cultura, di religione cristiana e bellezza paesaggistica come Assisi o il Lago Trasimeno, meta molto ambita dagli stranieri di tutto il mondo".
Rispetto agli anni Ottanta, qual è il cambiamento più evidente tra l’Umbria che ha vissuto e l’Umbria che vive oggi?
"Come accennato, l’Umbria degli anni Ottanta era un territorio florido che godeva di ottima reputazione internazionale. A livello calcistico mi riferisco alla Perugia dei Miracoli, ma anche per gli studi con l’Università per Stranieri e per le aziende che abitavano il territorio.
Oggi le cose sono cambiate, L’Umbria sta perdendo la possibilità di far crescere i suoi giovani e li costringe in molti casi, a doversi trasferire all’estero.
Una volta era una terra piena di opportunità, oggi escludendo l’attività aziendale di Brunello Cucinelli rimane ben poco. C’è stato un impoverimento e credo che dovremmo rimboccarci le maniche per cambiare la situazione attuale".
Ultima domanda. Qual è il suo più grande augurio per il futuro della regione?
"Il mio più grande augurio per l’Umbria è poterla vedere bella com’è sempre stata, ma altrettanto efficiente. Lavoro spesso fuori e sono sempre alle prese con dei servizi precari in ambito di collegamenti extraregionali.
Vorrei che fosse ben collegata col resto del mondo e d’Europa, così che anche gli stranieri possano scegliere di abitare nella nostra regione e spostarsi con facilità".
Redazione Cuoreeconomico
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