mer 28 gen 2026

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ESG89 MADE in UMBRIA - Recchia (Deloitte): “Fare rete in un quadro economico che isola le piccole realtà. Per l’Umbria la parola d’ordine è dialogare”

“Dal 20 dicembre al 6 gennaio le rubriche di CUOREECONOMICO racchiuderanno le idee, le riflessioni e gli interventi che hanno contribuito ad analizzare il quadro economico e sociale italiano nel 2024”

(Gianfranco Recchia, Partner Audit & Assurance di Deloitte e responsabile dell’area Umbra)

In un contesto economico globalizzato, le piccole realtà produttive tradizionali come il made in Umbria, hanno bisogno di dialogare e collaborare con gli stakeholder del panorama internazionale. Per le nuove generazioni, puntare su un ‘purpose’ aziendale attrattivo per chi vuole investire e lavorare nella regione.

Di seguito l’intervista a Gianfranco Recchia, Partner Audit & Assurance di Deloitte e responsabile dell’area Umbra, nonché uno dei relatori protagonisti del Forum Made in Umbria firmato ESG89.

Il marchio Made in Umbria rappresenta una tradizione di qualità e autenticità. Quali sono, secondo lei, le principali sfide e opportunità per le imprese umbre oggi, e come il tessuto imprenditoriale locale può continuare a essere competitivo nel mercato?

"Se da un lato le aziende Umbre traggono giovamento dalla loro tradizione dall’altro possono rischiare di restare intrappolate in una dimensione troppo ridotta rispetto a quella di competitor internazionali.

In un contesto economico in cui il paradigma 'piccolo è bello' è stato messo in discussione, l’operare in modo congiunto e con strategie interconnesse di responsabilità sociale o di azione imprenditoriale integrata può più che moltiplicare il beneficio sul territorio; distretti e filiere sono il modo con cui gli imprenditori possono crescere e contribuire alla crescita del loro ecosistema.

Le strategie per costruire e consolidare un percorso aziendale si fondano anche sulla capacità di creare collaborazioni con altri operatori, porre in evidenza i valori delle singole aziende, saper rispondere alle opportunità che derivano dall’innovazione trasversale ai vari settori.

L’innovazione e la digitalizzazione possono essere fattori determinanti per superare i vincoli dimensionali, favorire collaborazioni, affrontare nuove sfide globali. I benefici di cui è possibile usufruire non provengono solamente dalle azioni delle aziende, ma possono derivare anche dall’ambiente esterno e dai territori.

Per essere competitiva, sostenibile e guardare al futuro, l’azienda deve saper dialogare con il territorio, così da rispondere prontamente ai bisogni della società e del mercato, innovando, utilizzando nuove tecnologie e imparando ad operare in ambienti in continua evoluzione. Le PMI devono misurarsi con nuovi parametri valutativi della propria eccellenza.

'Prodotto di qualità' e 'processo certificato' non bastano più: per essere attrattivi agli occhi di investitori, finanziatori, consumatori e grandi clienti, oltre che per essere parte di filiere, è sempre più necessario aggiornare i fondamentali di pianificazione, organizzazione, governance, cultura di impresa, innovazione e far sì che siano allineati ai pillar ESG che consentono all’impresa di incorporare, nella propria strategia, gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda ONU2030.

Sono questi, infatti, gli obiettivi rispetto a cui Governi e stakeholders privati e pubblici articoleranno lo sviluppo del Paese con il Next Generation EU e il PNRR italiano".

In qualità di responsabile dell'area Umbra, ha notato dei cambiamenti nei valori e nelle aspettative dei giovani nei confronti dell’ambiente di lavoro? Quali strategie considera più efficaci per promuovere una cultura aziendale che valorizzi le aspirazioni dei giovani, incentivandoli a costruire la propria carriera nella regione?

"Grande importanza è attribuita dalle nuove generazioni al 'purpose', ovvero all’insieme di valori che caratterizzano l’azienda di cui si fa parte e che danno 'un senso' che va al di là della retribuzione economica. Infatti, i giovani sono molto attenti e proattivi nel supportare uno sviluppo che sia sempre più sostenibile.

Basti pensare che, per rispettare il Pianeta, 4 giovani italiani su 10 evitano il fast fashion, altri rinunciano ai voli aerei o adottano diete vegetariane/vegane. Altrettanti giovani, sia GenZ che Millennial, si informano sull’impatto ambientale di un’impresa prima di acquistarne i prodotti o servizi e, altresì, prima di valutare un’opportunità lavorativa.

Inoltre, nel giudizio complessivo su un’azienda, i talenti danno molto peso ai fattori di stress associati al lavoro, tra cui in particolare le preoccupazioni economiche a lungo termine, gli orari giudicati troppo lunghi e la percezione di un mancato riconoscimento professionale.

Siamo di fronte ad un cambio epocale, che deve far riflettere le aziende Umbre per evitare di perdere appeal sui più giovani, sia in termini di clientela, sia in termini di attraction e retention, facendo leva su una regione, quella Umbra, in cui è possibile coniugare stile di vita, salute, ambiente e lavoro con lo sviluppo economico, così da diventare attrattivi per chi in Umbria vuole investire, studiare, lavorare e fare impresa".

Lo spopolamento è una delle questioni che sta interessando molte aree dell’Umbria. Quali misure ritiene che il settore privato, in collaborazione con le istituzioni, potrebbe adottare per migliorare le opportunità lavorative per i giovani, spronandoli a rimanere e investire nel territorio?

"Il connubio vincente con il territorio, rafforzato dal dialogo continuo tra istituzioni, aziende e associazioni territoriali può diventare l’acceleratore della crescita delle imprese umbre stimolando l’attrattività del territorio.

Una politica pubblica proattiva potrà altresì sostenere la regione e i suoi lavoratori, nel contesto di un tessuto imprenditoriale orientato all’innovazione e alla sostenibilità, accelerando pertanto la transizione verso il futuro. Pertanto, un’agenda politica che aiuti imprese e lavoratori dovrebbe essere incentrata principalmente sul:

  • creare posti di lavoro di alto valore in ambito innovazione e transizione energetica;
  • dialogare concretamente con i sistemi di istruzione e formazione;
  • promuovere un'efficace riallocazione delle competenze;
  • fissare obiettivi di sostenibilità e innovazione ambiziosi connessi a misure incentivanti di promozione degli stessi".

Di Claudia Boccucci
(Riproduzione riservata)

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