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15/10/2020

Recovery Fund: soddisfazione del Giusto Mezzo per l’impegno del Premier su occupazione femminile

Consegnate 40.000 firme alla politica per chiedere di destinare la metà del #nextGenerationEU alle donne. Previsto l’incontro con il Ministro Enzo Amendola, titolare del dossier sul Recovery Fund

Soddisfazione e apprezzamento da parte del Giusto Mezzo, il movimento spontaneo che si ispira alla campagna europea #HalfOfIt per destinare la metà del #nextGenerationEU alle donne, per le parole pronunciate dal Premier Giuseppe Conte. Il Presidente del Consiglio, infatti, si è impegnato ad accogliere la risoluzione della maggioranza a favore della destinazione di una significativa parte del Recovery Fund per sostenere l’occupazione femminile.  Nei prossimi giorni ci saranno ulteriori sviluppi: il ministro Enzo Amendola, titolare del Dossier sul Recovery Fund, si è detto disponibile a incontrare il Giusto Mezzo per ascoltare le istanze supportate da 40mila cittadine e cittadini.

Ieri, nella suggestiva cornice del Pantheon, si era svolto il flashmob organizzato dal movimento. Le promotrici del Giusto Mezzo sono scese in piazza in occasione della discussione di Camera e Senato sulle priorità da definire per l’utilizzo del Recovery Fund “vestite” con le frasi che raccontano le discriminazioni vissute dalle donne, che si sono acuite in questo periodo di pandemia: cartelli-sandwich con frasi scelte tra le molte pervenute in occasione della campagna #NONèGIUSTO, corsa in rete nei giorni precedenti.

In piazza il flashmob è stato accompagnato dagli interventi delle promotrici dell’appello che hanno spiegato contenuti e ragioni della petizione: Spora, Francesca Fiore, Sarah Malnerich, Azzurra Rinaldi, Costanza Hermanin, Mila Spicola, Cristina Tagliabue, Valentina Parenti. Hanno raggiunto il flashmob e sono rimasti ad ascoltare gli interventi il senatore Tommaso Nannicini e il deputato Filippo Sensi. presente anche Cecilia D’Elia, portavoce della Conferenza nazionale del PD.

Una delegazione si è poi spostata davanti alla Camera dei Deputati per rappresentare le richieste contenute nell’appello ai parlamentari riuniti in aula proprio per discutere le risoluzioni del Recovery Fund e supportare coloro che intendono presentare pareri in linea con le richieste di attenzione sostanziale, nelle politiche che si adotteranno per la spesa, ai temi delle infrastrutture sociali e di politiche integrate che contengano l’ottica e gli impatti di genere.

A incontrare la delegazione delle promotrici del Giusto Mezzo i deputati e le deputate Laura Boldrini, Enza Bruno Bossio, Carla Cantoni, Paola Carinelli, Elena Carnevali, Susanna Cenni, Alessandro Fusacchia, Chiara Gribaudo, Tommaso Nannicini, Matteo Orfini, Giuditta Pini, Barbara Pollastrini, Lia Quartapelle, Fausto Raciti, Roberto Rampi, Debora Serracchiani, Paolo Siani, Antonio Viscomi, la vicepresidente della Camera Maria Edera Spadoni. Le istanze dell’appello, peraltro, grazie alle mobilitazioni di questi giorni, erano già nelle risoluzioni presentate in Parlamento, e diversi interventi vi hanno fatto riferimento, come quello della Onorevole Chiara Gribaudo e dell’Onorevole Alessandro Fusacchia.

LE PREMESSE DE IL GIUSTO MEZZO

L’Italia attraversa una forte crisi economica a causa della pandemia che porterà il Paese a minore ricchezza e minore lavoro, per questo serve il contributo di tutti, potenziando il valore del lavoro delle donne. Se cresce il lavoro delle donne crescono il PIL ed il Paese. Le donne si diplomano e laureano di più degli uomini, ma lavorano di meno:
il 50% delle donne non lavora, al Sud il 70%. Maternità e cura della famiglia in Italia sono quasi totalmente a carico delle donne e molto poco a carico del Paese. Natalità, maternità e famiglia sono però la ricchezza del Paese, oltre che urgente necessità: non possono rimanere solo un carico delle donne, ma vanno sostenute con politiche nazionali.

LE RICHIESTE DE IL GIUSTO MEZZO

1. Sostegno alle attività di cura attraverso il supporto all’infanzia (nidi e tempo pieno in tutto il territorio nazionale non con bonus ma con offerta diffusa) e assistenza ai disabili e alla terza età

Su 1.8 Milioni, 75 bambini su 100 in Italia non hanno posto al nido (copertura 24,7 %, dato Istat 2018). I figli sono un bene comune e devono essere oggetto di cura del Paese. 
Nido per tutti significa tempo per lavorare. Una persona in più che lavora = PIL che cresce.  Non solo, oltre il 70% del lavoro di cura in Italia ricade sulle donne. Non solo quando si parla di figli, ma anche di familiari anziani o disabili.
Per questo servono servizi territoriali diffusi, adeguati ed efficienti che non siano carico economico delle donne e delle famiglie ma che siano a carico dello Stato.


2. Parità sul lavoro

In Italia le donne possono guadagnare in meno fino al 40% in meno dei colleghi uomini con le stesse mansioni e lo stesso titolo di studio. Questo dato è dovuto a una combinazione di fattori: il costo-opportunità di un'azienda che assume una donna in età fertile è sempre più alto rispetto all’assunzione di un uomo, perché l’uomo non ha 5 mesi di maternità obbligatoria, ma solo 7 giorni; le donne sono pagate meno in quanto vittime di discriminazione. Per abbattere questa disparità servono due interventi: legge sulla parità salariale; congedo di paternità obbligatorio a tre mesi (e non 7 giorni); rimborso dei costi che pagano le imprese per la maternità e la paternità dei e delle dipendenti, e anche per le partite IVA: tutte le mamme e i papà sono uguali, dipendenti, autonomi e autonome.

3. Sostegno all’occupazione delle donne

Prima della crisi economica per il Covid19, in Italia lavoravano il 52,5% delle donne, e il 71,7% degli uomini. Oggi l’occupazione femminile è scesa al 48%. Sono ancora troppe poche le donne che lavorano, soprattutto al Sud, con conseguenze negative sulla loro indipendenza economica, sul loro livello di povertà, sulle loro pensioni e sulla produttività tutta del sistema economico. Servono incentivi per chi assume le donne e sostegno all’imprenditoria femminile.

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