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07/04/2020

Reshoring, globalizzazione, supply chain, acquisizioni estere: imprenditori e manager disegnano il futuro del Paese post Covid-19

Come le Imprese hanno reagito alla chiusura delle attività produttive, cosa si aspettano dal governo, di quali strumenti c’è subito bisogno, con quale atteggiamento si dovrà affrontare la ripartenza…

Mentre dalle notizie a volte contraddittorie che circolano, i tempi della ripartenza sembrano allungarsi in modo indefinito, gli operatori economici mostrano grande preoccupazione sulla situazione attuale e indicano con chiarezza le loro aspettative sulle misure che dovranno assumere gli organi centrali.

Imprenditori manager e professionisti esprimono questi stati d’animo e insistono sulla necessità di muoversi con urgenza.

Messaggi diretti all’esecutivo e al Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli.

 Quale è stata la vostra reazione alle misure intraprese dal Governo?
Il problema principale ha riguardato lo stop delle attività produttive, sia quelle del Gruppo che coordino sia quelle a valle e a monte, di clienti e fornitori, senza che il Governo prevedesse un altrettanto immediato piano di azione a sostegno delle imprese. È come se si fosse tolta la chiave dal cruscotto dell’auto, pensando che il motore potesse continuare comunque a girare, afferma Attilio Mucelli, Direttore Generale del Gruppo Mondial Suole, leader nel settore delle suole per calzature.

Attilio Mucelli, Direttore Generale di Mondial Suole e docente universitario

La prima sensazione è senz’altro lo smarrimento, ci guardiamo attorno cercando di interpretare gli eventi e come orientarci, così commenta Giordano Cantori, CEO di Cantori Alluminio, azienda che opera nel rivestimento architettonico di facciate. E prosegue: noi imprese ci poniamo in fremente attesa, può sembrare un paradosso in questo momento dover attendere indicazioni chiare da parte del Governo centrale su quali concrete misure saranno adottate per calmierare gli effetti di uno stop forzato.

Afferma Daniele Raynaud, Partner, Head of Corporate dello Studio King & Wood Mallesons, il network legale cinese, operante in tutto il mondo e anche in Italia: credo sia sotto gli occhi di tutti l’evoluzione di una situazione inversamente proporzionale. Quanto più la “quarantena” contribuisce a circoscrivere gli effetti nefasti della pandemia in atto, tanto più il congelamento delle attività produttive, determina una crisi economica sistemica di crescenti proporzioni.
È fuor di dubbio che la salute venga prima di tutto, ma il protrarsi di una contrazione economica sempre più grave determina la diffusione di una povertà allargata che a lungo termine può minare le basi della convivenza civile. L’assenza di chiarezza, i continui rinvii e una comunicazione poco efficace stanno bloccando ogni possibilità da parte delle imprese di programmare, di fare piani per il futuro.

Cosa è ora più urgente per le imprese?

Secondo Mucelli sarebbe necessario prendere, immediatamente, due diverse decisioni e comunicarle chiaramente alla popolazione: una riguardante la ripresa delle attività produttive e l’altra le misure di sostegno alle imprese e ai lavoratori. Le attività produttive devono riprendere il loro svolgimento al più presto, altrimenti i danni alla popolazione, derivanti dalla crisi economica, supereranno quelli generati dal Covid-19. È brutto dirlo, ma occorre avere anche il coraggio di farlo.

Su questo punto insiste anche Raynaud: nell’immediato è necessario consentire quanto prima, subordinatamente alla rigorosa adozione delle misure precauzionali di legge, l’ultimazione dei lavori su commessa e, in generale, l’evasione degli ordini accettati, così da poter attuare sia la valorizzazione a conto economico degli acconti ricevuti, sia il pagamento dei saldi a seguito di consegna.

Quali misure concrete vi attendete dal Governo?

Per Giordano Cantori: ‘tra le misure ad oggi ufficializzate apprezziamo certamente la moratoria bancaria e la Cassa Integrazione, strumenti indispensabili per garantire la sopravvivenza del sistema economico e sociale del Paese. Bisogna però evidenziare come, nel contesto italiano caratterizzato in prevalenza da imprese di piccole/medie dimensioni, notoriamente sotto capitalizzate, l’aspetto critico sia rappresentato dalla liquidità.

‘Sicuramente in molti casi il merito di credito andrà valutato con una visione più ampia – osserva Raynaudlo stato dovrà ricorrere a modelli di garanzia già sperimentati, come l’utilizzo della SACE, strumento indispensabile per il commercio con l’estero o alla GAGS, ove lo Stato interviene a supporto delle grandi operazioni di cartolarizzazione di NPL’.

Sottolinea dal suo canto Giordano Cantori, ‘sarà fondamentale che l’accesso alla liquidità iniettata nel sistema possa essere garantito in maniera indistinta ed a qualsiasi livello, indipendentemente dai parametri di indebitamento o reddituali, normalmente utilizzati per calcolare i rating bancari; altrimenti il rischio è che si crei un effetto domino con ripercussioni difficilmente calcolabili’.

Giordano Cantori, CEO Cantori Alluminio

 In questo effetto domino c’è anche il timore per i crediti quindi?

‘C’è bisogno di garanzie sui pagamenti tra aziende ovvero procedure snelle e veloci per recuperare i crediti incagliati – afferma Andrea Marchì – azionista di riferimento e CEO di MPM Group.

Serve un intervento concreto dello Stato volto a coprire le perdite su crediti che le aziende inevitabilmente subiranno, senza appesantimenti burocratici, eliminando i vincoli di capitale delle banche’ osserva a questo proposito Mucelli.

Infine, secondo Cantori, ‘dovranno essere previsti tempi di rientro adeguati, perché un evento come quello attuale, imprevisto ed imprevedibile, non può e non deve gravare sulla ripresa ed il debito che le imprese andranno a contrarre non dovrà pesare sulle capacità finanziarie e di investimento, altrimenti sarà l’intera economia perdere competitività nel mercato globale’.

A rischio gli Asset Italiani?

Allargando la prospettiva dell’intervento statale, secondo Mucelli: ‘non ci si può dimenticare di prevedere una clausola di salvaguardia per le imprese quotate e non, volta a garantire il sistema produttivo e finanziario italiano contro possibili operazioni di speculazione dall’estero. Una sorta di “Golden rule” intendo dire’.

Questa raccomandazione appare quanto mai opportuna. Da anni e in particolare dalla crisi del 2008, stiamo assistendo al passaggio in mano straniera di una moltitudine di aziende italiane: dall’automotive e la sua componentistica, alla moda, all’alimentare e a molti altri settori. Secondo KPMG nel 2019 gli investimenti esteri in Italia sono stati 15 miliardi e hanno riguardato 300 acquisizioni.

Nel 2018 erano stati 19,3 miliardi, nel 2017 22,6. Insomma, un flusso continuo di acquisti che stanno portando fuori dall’Italia il controllo delle aziende,della ricerca, della finanza, i marchi, la presenza sul mercato.

Attenzione alla nuova Legge Fallimentare…

Infine, ricorda l’Avvocato Raynaud, ‘giusto un anno fa è stata introdotta la nuova legge fallimentare, in cui si attribuisce grande rilevanza ai profili finanziari ed economici, con procedure di allerta basate su indicatori di crisi. Occorrerà che le piccole e medie imprese possano adeguarsi e mettersi nelle condizioni di poter recepire l’applicabilità di tali indicatori. A questo proposito il legislatore dovrebbe intervenire per introdurre una sorta di “franchigia” a beneficio di quelle imprese che dovranno, prima di tutto, avere modo di rialzarsi da un evento come la pandemia, estraneo alla gestione caratteristica dell’azienda’.

Cosa aspettarsi per Il futuro? Uno degli effetti della Pandemia sarà il Re-Shoring?

Opportunità di re-shoring, dice Mucelli, ‘sono state registrate, a nostro beneficio, nella fase iniziale della diffusione della pandemia in Cina. Alcune Maison del lusso, in particolare, che avevano delocalizzato in modo significativo la produzione dei componenti per calzature in Cina hanno riportato in Europa, e in particolare in Italia, la produzione degli stessi.
Credo che, alla luce di quanto è accaduto, tutti gli operatori economici debbano valutare, con maggiore attenzione, il rischio/rendimento di spostare quote delle proprie produzioni in mercati molto distanti e con dinamiche socio-ambientali-culturali molto diverse da quelle domestiche.
Gli aspetti positivi collegati ai minori prezzi di acquisto debbono essere attentamente valutati e ponderati con i rischi, di varia natura, che si corrono nell’avere delle importanti parti della supply chain distanti dai propri stabilimenti migliaia di chilometri’.

Daniele Raynaud, Avvocato, Partner e Head of Corporate dello Studio King & Wood Mallesons

Osserva Raynaud: ‘le crisi precedenti hanno visto sopravvivere e crescere le aziende proiettate all’estero. Il Coronavirus è un fenomeno realmente internazionale, assistiamo ad una vera globalizzazione dell’epidemia, che porterà, però, ad una chiusura dei mercati. Ogni Paese guarderà primariamente al proprio mercato interno e a condensare lì i propri sforzi e le proprie risorse residue. Questo comporterà la necessità di una revisione dei piani industriali e, in alcuni casi, una riconversione, totale o parziale, delle attività produttive, sempre ché le banche, con l’aiuto dello Stato, consentiranno il sostegno agli investimenti necessari’.

È possibile che tra i cambiamenti generati dal Coronavirus ci sia, almeno per un certo periodo di tempo, un indebolimento degli scambi internazionali?

Una Cina dunque, probabilmente fuori gioco per un po’, con effetti ancora da comprendere pienamente sul funzionamento delle economie occidentali.
A ben pensarci, questa pandemia ha mostrato gli effetti dell’assenza di una politica economica che tutelasse l’Italia e le sue imprese: il fenomeno della delocalizzazione è stato completamente trascurato.
Oggi non si trovano mascherine, respiratori, materiale sanitario di base. Scopriamo di essere dipendenti dall’estero per prodotti essenziali.
Parecchie imprese si sono di colpo trovate senza componenti e semi-lavorati che impediscono il completamento dei loro prodotti.
Le tanto celebrate supply chain globali risultano frantumate, il circolo, all’apparenza virtuoso, spezzato.

I paesi come l’Italia, che non si sono preoccupati di mantenere all’interno del territorio nazionale asset strategici e filiere produttive integrate, capaci di produrre anche in presenza di shock internazionali, rischiano di pagare un doppio prezzo a questa crisi.

Sia gli U.S.A. che il Regno Unito hanno tempestivamente rispolverato leggi di guerra per incentivare la riconversione degli impianti industriali, segno anche questo della necessità di riportare in casa produzioni troppo spensieratamente fatte migrare in precedenza. Il re-shoring quindi deve, obbligatoriamente entrare e con priorità, nell’agenda della ripartenza!

Fiducia, dunque, nelle nostre capacità? Cosa pensate di fare da subito e con quale sentiment state affrontando la così tanto attesa ripartenza?

Racconta Andrea Marchì: ‘Il fermo delle attività produttive imposto dal Governo ci ha procurato un calo di lavoro del 90% ma avevamo intuito la gravità della situazione già dai primi segnali di contagio in Italia. Ci siamo mossi subito per affiancare un business alternativo al nostro principale. In poche settimane è stata quindi creata la Divisione Sanificazione di interni ed esterni, così in un momento di piena crisi la mia azienda può guardare con maggiore fiducia al futuro’.

Andrea Marchì, CEO e principale azionista di MPM Group

Il mio auspicio, commenta Mucelli ‘è che tutti noi riusciremo a cogliere, anche in questa crisi, le opportunità che la stessa inevitabilmente cela.
È il momento per rivedere i modelli di business utilizzati, ridisegnare i processi produttivi, riorganizzare le fabbriche e renderle più efficienti, sfrondare i conti economici di tutti i costi inutili, rimodellare le attività amministrative, cercando nell’automazione la chiave di volta, modificare e rendere più efficaci le reti distributive. In altri termini far sì che le nostre aziende siano più snelle e rapide a adattarsi al cambiamento imposto dal mutevole contesto competitivo in cui ci troviamo a vivere’.

Concorda con questa visione Giordano Cantori: ‘la possibilità di ripresa ed il successo di ogni impresa dipenderà, dal contesto generale ma soprattutto dall’approccio che ogni imprenditore ed ogni uomo in azienda, sapranno tenere. Dobbiamo mettere via la paura affinché faccia spazio alla speranza e ripensare il futuro con prudenza ma anche coraggio ed apertura mentale, fissando nuovi obiettivi da perseguire con impegno, costanza e positività. Quello che ogni Uomo d’Impresa, in questo momento più che mai, non vede l’ora di tornare a fare!!

Conclude Marchì: ‘la prima regola per superare i momenti difficili non è essere forti ma adattarsi rapidamente. Dobbiamo riflettere sulla velocità con cui è cambiato il mondo che conoscevamo: in un solo mese – di solito ci vogliono decenni – e nel pieno della quarta rivoluzione industriale. Non scoraggiamoci ma cambiamo in fretta il nostro modo di lavorare e di organizzare il lavoro (in molti casi servirà cambiare addirittura lavoro, come in parte è capitato alla mia azienda; solo così potremo riorganizzare il sistema economico e renderlo più forte di prima.

 A cura di Fabio Menghini
(Docente di Strategia e Finanza di Impresa, Facoltà di Economia Giorgio Fuà, UNIVPM)