ven 30 gen 2026

Seguici su:

01/02/2023

Salvi (Fruitimprese): “Bene il rinvio della plastic-tax, ma transizione va realizzata insieme agli agricoltori”

(Marco Salvi, presidente di Fruitimprese)

Il presidente dell’associazione delle imprese ortofrutticole: “Rivedere farm to fork e green deal: sono stati pensati prima di guerra e pandemia. Serve una voce unica della Ue su fitosanitari. Normativa su imballaggi penalizza il settore, Plastic tax va abolita”

Tra misure immediate e provvedimenti da attuare, l’ultima Legge di Bilancio ha stanziato 2 miliardi di euro di risorse al settore agroalimentare. Alcune leggi sono del tutto nuove, mentre ricalcano l’orientamento del precedente governo.

“Siamo favorevoli ai crediti d’imposta per il carburante agricolo e per il costo di energia e gas e stiamo insistendo per l’inserimento del settore ortofrutticolo tra quelli energivori, visti i forti consumi che le aziende sono costrette a registrare per la lavorazione e la conservazione di frutta e verdura”, dice Marco Salvi, presidente di Fruitimprese, l’associazione nazionale delle imprese ortofrutticole.

“Positivo anche il giudizio per il ritorno dei voucher in agricoltura, anche se - continua - sarebbe stata auspicabile una maggiore semplificazione delle procedure, mentre rimaniamo in attesa per quanto riguarda il fondo per la sovranità alimentare e quello per l’innovazione in agricoltura”.

Presidente Salvi, fra le misure della Manovra c’è il rinvio della plastic-tax. La soddisfa?

Come associazione ci siamo opposti fin dall’inizio a questa misura perché non la riteniamo utile né per le imprese, né tantomeno per l’ambiente.

Le nostre imprese sono reduci di due anni di emergenza sanitaria e l’introduzione di nuove tasse non può che indebolire ulteriormente il nostro settore facendolo perdere di competitività rispetto ad altri paesi.

Il  rinvio della plastic tax è per noi solo un sollievo momentaneo e auspichiamo che il nuovo governo la elimini del tutto introducendo al suo posto un sistema di incentivi”.

Che giudizio dà alla direttiva Ue sugli imballaggi, già criticata dal presidente di Confindustria Bonomi?

Questa nuova proposta ci appare molto preoccupante perché si tratta di un regolamento e non più di una direttiva e questo implica la sua diretta applicabilità nel nostro ordinamento senza alcun margine di manovra da parte del legislatore nazionale.

Pensavamo che il peggio fosse passato con la direttiva sulle plastiche monouso, invece questo progetto è di gran lunga più impattante sul nostro settore perché tende a premiare il riuso rispetto al riciclo e aegli investimenti fatti dalle imprese per l’utilizzo di imballaggi sempre più performanti e sostenibili.

Se il testo passasse, verrebbero introdotti divieti su qualsiasi imballaggio al di sotto di un chilo e mezzo di prodotto fresco e metterebbe a repentaglio la sicurezza alimentare, la qualità e la corretta conservazione di molti dei nostri prodotti che sono tra i più deperibili sul mercato.

Temiamo si andrà incontro ad un sempre maggiore spreco alimentare, una tendenza che ci sembra in netta contraddizione con lo spirito dei nuovi obiettivi green europei”.

A proposito di sostenibilità, secondo lei vanno rivisti gli obiettivi del Green Deal e del Farm to ForK?

Sì, perché il Green deal e la Farm to Fork sono figlie di un mondo pre-pandemico e pre-bellico. Questo non lo constatiamo solo noi imprenditori, è ormai opinione comune di gran parte delle forze politiche dell’Europarlamento, tanto che molti eurodeputati e governi nazionali hanno lanciato un appello chiaro alla Commissione per rivedere gli obiettivi, da ultimo con una richiesta avanzata dal Consiglio dell’Ue di procedere ad una nuova valutazione d’impatto del Regolamento sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari per definire obiettivi più realistici e concretamente realizzabili entro il 2030.

La transizione va perseguita insieme agli agricoltori e alle imprese, non contro di loro e, soprattutto, garantendo valide alternative alle attuali molecole disponibili”.

Al di là degli obiettivi condivide la bontà delle proposte?

Riteniamo che alcune proposte contenute nella Farm to Fork vadano nella giusta direzione, come il rafforzamento della ricerca e la revisione della normativa in materia di nuove tecniche genomiche, nonché un migliore inquadramento normativo della difesa integrata.

Questo perché, come imprenditori, guardiamo al futuro e riteniamo che la transizione ecologica e sostenibile vada incentivata attraverso massicci investimenti in ricerca e innovazione”.

Rimanendo in ambito Ue, la convince il Piano per la promozione dell’agroalimentare presentato dalla Commissione europea?

“Si tratta senz’altro di una delle politiche europee più rilevanti per il nostro settore perché dà la possibilità di promuovere i nostri prodotti anche al di fuori dei confini comunitari.

Gli aspetti più critici riguardano la dotazione finanziaria, che è stata ridotta rispetto al periodo pre pandemia, e l’eccessivo focus sul biologico che, se non accompagnato da un aumento della domanda, andrebbe solo a distorcere il mercato e a penalizzare altri prodotti e metodi di produzione altrettanto virtuosi.

Poi, nel caso dei prodotti ortofrutticoli, la politica di promozione dovrebbe essere accompagnata da un approccio più coeso all’apertura di nuovi mercati mentre oggi rimangono molte barriere imposte dai paesi terzi all’ortofrutta europea e ogni Stato membro può esportare solo attraverso accordi bilaterali anziché come un unico soggetto negoziale Ue.

Molti mercati sono preclusi alle esportazioni italiane e anche una politica valida come quella promozionale può rivelarsi poco efficace se l’Europa non parla con una sola voce in materia fitosanitaria”.

Di Matteo Melani
(Riproduzione riservata)

Per inviare comunicati stampa alla Redazione di CUOREECONOMICO: cuoreeconomico@esg89.com
WHATSAPP Redazione CUOREECONOMICO: 327 7023475
Per Info, Contatti e Pubblicità scrivere a: customer@esg89.com