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29/02/2024

Scende la fiducia delle imprese, torna l'allarme consumi

Lo dice l'Istat nella consueta rilevazione: "La flessione delle imprese è dovuta ad un diffuso peggioramento della fiducia in tutti i comparti economici indagati". Cna: "Chiediamo alle banche di riprendere il proprio ruolo di supporto alle attività economiche e al governo di mettere in pratica i provvedimenti, a partire dal Pnrr, in grado di stimolare gli investimenti". Confcommercio: "Di fronte a incertezza potrebbe non bastare la tenuta dell'occupazione". Federconsumatori: "Dati testimoniano la situazione di difficoltà che ancora molte famiglie stanno vivendo"

A  febbraio 2024 emergono segnali contrastanti dal clima di opinione degli operatori economici: l’indice del clima di fiducia dei consumatori aumenta da 96,4 a 97,0 mentre l’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese scende da 97,9 a 95,8. Lo dice l'Istat, nella consueta analisi congiunturale.

Per i consumatori, si evidenzia un’evoluzione positiva delle valutazioni sulla situazione personale e su quella corrente; le opinioni sulla situazione futura rimangono sostanzialmente stabili rispetto al mese scorso mentre quelle sulla situazione economica generale peggiorano.

Più in dettaglio: il clima personale aumenta da 93,9 a 95,2 e il clima corrente cresce da 95,8 a 97,0; il clima futuro rimane sostanzialmente invariato (da 97,2 a 97,1) mentre il clima economico diminuisce da 103,1 a 102,0.

Con riferimento alle imprese, l’indice di fiducia diminuisce in tutti e quattro i comparti economici indagati, seppur con intensità diverse: nelle costruzioni e, soprattutto, nel commercio al dettaglio si registrano i cali più consistenti (rispettivamente da 107,0 a 104,4 e da 106,3 a 100,6) mentre nella manifattura e nei servizi si stima una diminuzione più contenuta (l’indice scende, nell’ordine, da 88,1 a 87,3 e da 102,5 a 100,2).

Quanto alle componenti degli indici di fiducia dei comparti economici, nella manifattura i giudizi sugli ordini e le attese di produzione sono in peggioramento mentre si stima una diminuzione del saldo delle scorte di magazzino; nelle costruzioni tutte le variabili registrano un’evoluzione negativa.

Passando al settore dei servizi, si evidenzia un peggioramento di tutte le componenti sia nei servizi di mercato sia nel commercio al dettaglio.

Con riferimento a quest’ultimo comparto, si segnala che l’intensità del calo registrato dall’indice complessivo della fiducia è dovuto al marcato ridimensionamento dell’indicatore nella grande distribuzione (da 107,2 a 98,6), mentre nella distribuzione tradizionale si osserva un aumento del clima di fiducia (da 105,9 a 109,6).

"A febbraio 2024 il clima di fiducia delle imprese diminuisce, rimanendo comunque sul livello medio degli ultimi sei mesi. La flessione è dovuta ad un diffuso peggioramento della fiducia in tutti i comparti economici indagati", commenta l'Istat.

"L’indice di fiducia dei consumatori continua a crescere, senza interruzioni, dallo scorso novembre e raggiunge il livello più elevato da giugno 2023.

La salita dell’indice è dovuta al miglioramento dei giudizi sulla situazione finanziaria della famiglia, evoluzione coerente con l’andamento positivo delle opinioni sul risparmio e sulla convenienza all’acquisto di beni durevoli nella fase attuale".

Il commento della Cna

“Il significativo calo nel clima di fiducia delle imprese registrato in tutti i comparti economici dall’Istat nel mese di febbraio conferma quanto da mesi stiamo rilevando tra i nostri associati”, dice la Cna “Il calo dell’inflazione  percepito positivamente dai consumatori in realtà non si è riverberato sui consumi”.

A incidere nel complesso sulla fiducia delle imprese – si rileva nel comunicato – sono sicuramente la situazione internazionale, il costo del denaro alto e la ridotta erogazione del credito.

Ma è l’incertezza, probabilmente, a pesare di più. Chiediamo perciò alle banche di riprendere il proprio ruolo di supporto alle attività economiche e al governo di mettere in pratica i provvedimenti, a partire dal Pnrr, in grado di stimolare gli investimenti delle imprese, favorendo la competitività e l’occupazione.

Va restituita la necessaria fiducia prima di tutti in artigiani e piccole imprese, per consentire loro – conclude la nota della CNA – di esprimere appieno le proprie potenzialità”.

Il commento di Confcommercio

Commentando i dati della fiducia di consumatori e imprese, il direttore dell'Ufficio Studi Confcommercio, Mariano Bella, sottolinea che "la fiducia rilevata a febbraio è lo specchio di una percezione dell’economia contraddistinta da profonda incertezza, né si può escludere che comincino a ispessirsi i timori di un deterioramento del quadro congiunturale. Potrebbe non bastare, dunque, la buona tenuta dell’occupazione che sostiene la fiducia delle famiglie".

"Nello scenario congiunturale - ha osservato Bella - manca uno spunto forte e decisivo per orientare favorevolmente le aspettative degli imprenditori e per tradurre la maggiore fiducia delle famiglie in comportamenti di consumo coerenti.

La forte caduta registrata nel sentiment del comparto della grande distribuzione è un segnale da non sottovalutare, in quanto potrebbe anticipare un ripiegamento della spesa ancora non evidente presso le piccole superfici".

Il commento di Federconsumatori

"I dati Istat sulla fiducia di consumatori e imprese "se letti con attenzione non sono certo incoraggianti e testimoniano la situazione di difficoltà che ancora molte famiglie stanno vivendo. Le opinioni sulla situazione economica generale peggiorano, passando da 103,1 a 102. Si registra un calo, inoltre, per la fiducia delle imprese".

E' quanto si legge in una nota di Federconsumatori che sottolinea i dati del proprio Osservatorio nazionale: "Una riduzione del consumo di carne e pesce del 16,9 percento, con uno spostamento anche verso il consumo di tagli e qualità meno costosi e meno pregiati; una ricerca sempre più assidua di offerte, sconti, acquisti di prodotti prossimi alla scadenza (abitudine adottata dal 49 percento dei cittadini); un aumento degli acquisti presso i discount (+11,9)".

"Si tratta di segnali che non possono essere sottovalutati e a cui è sempre più urgente che il governo fornisca delle risposte", spiega l'associazione, che tra le varie proposte avanza quella di "una revisione generale delle aliquote Iva sui beni e sui servizi che potrebbe portare, secondo le stime dell'Osservatorio, a un risparmio di 531,57 euro annui a famiglia, disponendo al contempo di controlli e verifiche per far sì che tali benefici non vengano vanificati dalle speculazioni".  

Redazione Cuoreeconomico
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