Seguici su:

07/10/2020

Sgalla (Cgil Umbria): "Regione in ritardo su produttività e servizi. Ripensare le strategie e subito aiuti alle imprese"

(Vincenzo Sgalla, segretario regionale Cgil Umbria)

"Lavoratori e pensionati siano protagonisti della riprogrammazione economica. Anche per questo saremo in piazza a Perugia il 13 ottobre prossimo. Subito i fondi europei: Recovery fund, Mes, Sure e Bei"

La ripartenza dell’Umbria e le prospettive regionali sul fronte dello sviluppo economico, anche alla luce dei fondi europei e dopo lo stop forzato per il Coronavirus. Il segretario regionale della Cgil Vincenzo Sgalla fa il punto della situazione.

Siamo alle porte di quello che riteniamo sia un autunno-inverno molto caldo, sotto tutti i punti di vista: come vede la situazione la Cgil?

Fino a quando non sarà presa coscienza da parte di tutti che questa fase deve essere affrontata diversamente rispetto a come sono state affrontate le altre crisi, per arrivare ad un cambiamento, ci saranno grandi difficoltà. Le persone rischiano di perdere il posto di lavoro, i consumi diminuiranno e ci sarà un deficit economico non gestibile con i metodi tradizionali’.

Il sistema bancario come crede si sia comportato in questo periodo?

Parlando dell’Umbria, posso dire che la mancanza di banche di prossimità sta penalizzando le imprese, noi lo segnaliamo da diversi anni. Molte imprese e quindi di conseguenza i lavoratori si sono sentiti soli, questo è un problema che va gestito in fretta, anche dal punto di vista politico. Quello che si è perso dal punto di vista dell’assenza delle banche del territorio non è facile da recuperare, mentre invece si può fare ancora molto, dal punto di vista politico, per l’aiuto alle imprese, superando alcune strumentazioni del passato, come per esempio Gepafin, che segna il passo rispetto ai problemi che abbiamo di fronte’.

Un fattore che ci sta particolarmente a cuore è l’internazionalizzazione, che sarà oggetto del prossimo GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 del 13 novembre. Ritiene che sia un fattore su cui le imprese del territorio debbano investire di più?

Va ripensato il concetto di internazionalizzazione. Sicuramente quella alla quale guardavamo prima del Covid non esiste più, e sarà così per un periodo di tempo indefinito. Guardiamo all’esempio della Cina: i suoi consumi  cominciano ad essere interni, l’esportazione funziona soltanto su alcune produzioni. I mercati interni, intendendo però nel nostro caso  tutta l’Europa, anche in considerazione dei dazi imposti da Trump, possono diventare occasione di sviluppo e di crescita’.

Competitività e lavoro: a che punto siamo? 

C’è uno studio recente dell’Università di Perugia, a cura del professor Bruno Bracalente che evidenzia il forte ritardo nel rapporto fra sistemi produttivi più vicini (Marche e Toscana) sia sul fronte della produttività che su quello dei servizi. Quello studio va ripreso ed utilizzato per un lavoro più ampio, di emancipazione dal punto di vista della crescita industriale. Non è venuta meno solo la competitività da parte delle imprese, è cambiato il sistema economico e produttivo’.

Il sistema Italia a livello governativo sta supportando l’economia? Sia a livello nazionale che regionale?

Abbiamo chiesto al Governo nazionale alcune cose: i 100 miliardi spesi da marzo ad oggi nelle tre manovre finanziarie hanno dato una mano anche ai lavoratori, al netto dei ritardi sulla cassa integrazioni. Sicuramente il Governo su questo fronte ha ascoltato i lavoratori, ma non vorremmo che questo si fermasse all’emergenza. Per questo il 13 ottobre saremo in piazza, con la presenza dei tre segretari nazionali, a Perugia: vogliamo essere protagonisti in questa nuova fase di progettazione di cambiamento del paese’.

Il lockdown ha rilanciato lo smart working, che in molti ora vedono come una soluzione giusta per il lavoro del futuro. Altri però al contrario lo ritengono dannoso per creatività e socializzazione. Lei come la vede?

Sicuramente il lockdown ha dimostrato che alcune cose che pensavamo si potessero fare solo in presenza possono essere svolte anche diversamente. Dall’altro lato, tuttavia, bisogna tutelare il diritto alla disconnessione ed avere tempi di lavoro e tempi di vita diversi: su questo stiamo lavorando come Cgil per la ridefinizione dei contratti, per aumentare i salari perché, oltre ad essere un fattore di giustizia sociale accresce la spesa e quindi aiuta la crescita del Paese’.

Si aspetta qualcosa dal Recovery Fund? E il Mes può servire?

Penso che Recovery Fund, Sure, Bei, Mes e la programmazione fondi comunitari 2021-2027 siano fondamentali. Così come anche investimenti per la ricostruzione post-sisma e per l’area di crisi complessa Terni-Narni. Non c’è mai stata una iniezione di liquidità pubblica per l’Umbria come in questo momento, quindi bisogna prendere tutto quello che è a disposizione ed usarlo. Compreso il Mes ‘sanitario’: la pandemia ha dimostrato che la sanità pubblica funziona ed anzi è stata proprio la capacità di essere presente sul territorio ad essere stata determinante. C’è da programmare l’ospedale di Narni-Amelia, le case della salute nelle nostre città ed una nuova sanità pubblica ed universale’.

Di Emanuele Lombardini

Per inviare comunicati stampa alla Redazione di CUOREECONOMICO: cuoreeconomico@esg89.com
Per Info, Contatti e Collaborazioni, scrivere a: risorse@esg89.com
OPPURE https://www.esg89.it/it/opportunities.php