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Smart working e il fenomeno “Matrioska”

(Stefano Sfrappa, Presidente Sindacato Nazionale Dottori Commercialisti)

Come noto, l’emergenza sanitaria ha fatto esplodere il fenomeno necessitato dello smart - working e questo ha portato con sé una serie di effetti/conseguenze a cascata a mio avviso non ancora esplorate fino in fondo. Mi pare di essere di fronte ad un fenomeno “matrioska” che contiene al suo interno effetti collaterali, problemi, conseguenze ed opportunità da cogliere.

Innanzitutto non sempre è possibile applicarlo, mentre si presta molto bene per quasi tutti i lavori impiegatizi (a partire dal pubblico impiego). In seconda battuta, tale nuovo modello organizzativo di lavoro da remoto non potrà sostituire completamente l’interazione tra lavoratori ma potrà (e questo si con ricadute positive per tutti) affiancare la modalità tradizionale di lavoro in azienda, riducendo gli spostamenti (con impatto ecologico positivo) e migliorando la conciliazione delle esigenze familiari e di vita con quelle del lavoro.

Continuando sotto tale ultimo profilo, sotto l’aspetto sociologico aumenterà il tempo a disposizione durante le giornate che, come se fosse sempre estate, sembreranno più lunghe visto il tempo che si risparmia per andare al lavoro, particolarmente in città congestionate, tipo Roma.

Difatti, mi piace sottolineare l’aspetto ecologico determinato dai minori spostamenti che va pure messo in relazione con il Covid le cui aree più interessate dal fenomeno erano proprio quelle con i maggiori tassi di inquinamento ambientale. Sotto questo aspetto potremmo affermare che in un certo modo il lavoro agile potrebbe “rimettere le cose a posto”.

Come pure mi piace soffermarmi anche sugli aspetti urbanistici che tale rivoluzione potrebbe ingenerare nel medio termine. Sto utilizzando il condizionale ma a me pare già evidente che le aziende (anche pubbliche), avranno meno bisogno di spazi in un ottica di turnazione dei dipendenti. E questo fenomeno, a sua volta potrebbe comportare da un lato la riduzione dei prezzi degli immobili ad uso produttivo/commerciale e direzionale e dall’altro una diversa valorizzazione delle unità abitative con tendenza a preferire unità non troppo piccole e rivalutando periferie, borghi e campagne che meglio si prestano al lavoro da casa.

E tutto questo potrebbe avere un impatto anche sui costi delle aziende - in quelle americane della Silicon Valley si stanno già ritoccando i salari al ribasso perché i lavoratori spendono meno quando lavorano da casa. Ma resto un po’ scettico che questo possa realizzarsi anche in Italia, perché il nostro è un paese abbastanza sindacalizzato e perché salari e stipendi nel nostro paese sono mediamente più bassi almeno rispetto a quelli degli altri partners europei.

Grande impatto di tale nuovo modo di lavorare sulla tecnologia e sui titoli tecnologici (il titolo americano “zoom” che come noto gestisce una piattaforma di videocomunicazione on-line, ha fatto +40% in un solo giorno!) e grande rilevanza del sapere digitale che marginalizza intere generazioni diventate troppo in fretta “analfabete”.

Si pone poi il problema della misurazione della produttività del lavoro da remoto che forse laddove possibile potrebbe essere anche facilmente verificabile.

In ultima analisi, infine, due ultime considerazioni d’esperienza.

Nei modelli scolastici-educativi, alla luce di quanto già accaduto durante il lock-down, non si potrà  prescindere da una quota di attività in presenza. Sia per l’importanza della socialità nella scuola dell’infanzia e primaria che per la difficoltà di effettuare verifiche scritte ed orali on–line in quella superiore e nell’Università.

Inoltre, nel pubblico impiego, a differenza del lavoro nel settore privato, si tende a spostare sempre più in avanti il momento del ritorno in ufficio. Con difficoltà di accesso alla PA per cittadini, utenti e professionisti: si pensi ai Tribunali, alle Commissioni Tributarie agli Uffici finanziari etc. E questo può provocare un problema di fruizione dei servizi pubblici da parte dei cittadini che da quando c’è lo smart working nel pubblico impiego faticano non poco ad interfacciarsi con gli uffici della PA. Talvolta ancora chiusi o con forti limitazioni. E questo lo trovo ingiusto perché sembra quasi che il problema Covid si presenti  con maggior virulenza nel settore pubblico.

Pensiero di Stefano Sfrappa (Sindacato Nazionale Dottori Commercialisti)

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