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19/06/2020

“Spero in un forte calo del PIL in Italia, perché se lo rincorriamo avremo maggiori difficoltà. Più soldi arriveranno dall’Europa prima ci estingueremo”. Valentino Mercati, il fondatore di Aboca, lancia le sue provocazioni

Conversare’ con ‘CUOREECONOMICO con il Cavalier Valentino Mercati nasconde sempre una sorpresa.

Ci ospita presso il suo ufficio in Aboca Museum, nel centro storico di Sansepolcro e come al solito ne ha per tutti. Appena parliamo di questo difficile momento per la nostra nazione e tocchiamo l’argomento PIL, il patron di Aboca diventa un fiume in piena…

“Io spero che in Italia si perda un altro 30% di PIL – esordisce Mercati – perché se rincorriamo il PIL andiamo ancor più in difficoltà. Mi spiego: noi  vogliamo mantenerci la ‘pancia piena’ senza pensieri, ma non sarà più possibile. Se rincorriamo il PIL non abbiamo capito nulla: più soldi arriveranno dall’Europa e prima ci estingueremo, perché ogni volta che facciamo la corsa sul PIL acceleriamo la nostra fine. L’umanità probabilmente è arrivata al ‘capolinea’; pochi lo sanno, ma tra qualche anno, circa trenta, non avremo più bisogno di così tanto cibo per la nostra popolazione: passeremo da 7 miliardi a 5 miliardi di abitanti. Se consumiamo in modo indiscriminato è la nostra fine. Pensare che abbiamo avuto 5 pandemie negli ultimi 20 anni, qualcosa vuol dire”.

L’Azienda Aboca, 1600 dipendenti, esportazione in molti paesi del mondo, come ha vissuto questo drammatico periodo storico del Covid, come vi siete comportati nella fase 1?

‘Aboca vive questa esperienza dal di dentro, siamo da subito stati in prima linea con i nostri prodotti che sono subito stati richiesti ovunque. Nel periodo di Marzo-Aprile 2020 abbiamo ottenuto un fatturato in crescita del 30-40%, avendo anche la problematica di reperire le materie prime. Non abbiamo messo in cassa integrazione nessun dipendente, anche perché i nostri settori di riferimento sono strategici. Abbiamo drasticamente ridotto la produzione in agricoltura per il rispetto del distanziamento tra dipendenti. Per quello che riguarda la parte sanitaria siamo stati i primi fornitori di mascherine agli operatori sanitari, gestendo anche le farmacie comunali di Firenze ed avendo una rete internazionale  anche per  i reagenti per i tamponi’.

Aboca nasce in un piccolo borgo nelle colline di Sansepolcro e è presente ora con una rete vendita in oltre 20 paesi. Vi siete sempre contraddistinti per sostenibilità, etica, bellezza. I vostri prodotti sono sempre stati richiesti?

‘Il mio slogan è sempre stato quello che i nostri prodotti sono stati condivisi, non vendiamo i nostri prodotti ma li vogliamo fare acquistare. L’affidabilità che ormai abbiamo è perché manteniamo le promesse, questo forse il nostro segreto che ci ha premiato in tutto il mondo. Comunque non portiamo i nostri prodotti in modo indiscriminato ovunque, abbiamo una distribuzione selettiva che seguiamo fino al momento della vendita’.

Aboca è impegnata su lavorazione, ricerca e distribuzione dei prodotti senza grandi problemi. Da qualche tempo oltre che alla coltivazione di piante sta pensando anche all’allevamento di bovini. Naturalmente anche qui pensando alla sostenibilità e all’etica?

‘Se noi vogliamo rimanere come specie umana dentro il sistema, non possiamo più mangiare animali insieme alla chimica come si sta facendo ora. Per questo la nostra azienda agricola si sta ampliando in rami che sembrano lontani dal mondo delle erbe, poi invece sono interconnessi, perché  tutta la vita del nostro ambiente è connessa’.

L’Alta Valle del Tevere ha bisogno di un rilancio particolare nel tessuto economico, visto anche il periodo appena trascorso?

‘Spero che soprattutto in campo agricolo ci sia un tracollo per poi ripartire. O l’agricoltura classica rallenta nelle produzioni o non avremo più risorse idriche a sufficienza da qui al 2050 o forse anche prima. Se continueremo ad utilizzare poi azoto non degradabile e fertilizzanti in modo irresponsabile anche per i nostri orti, come l’urea, l’inquinamento ambientale, soprattutto quello delle falde acquifere, sarà irreversibile. Stiamo avvelenando i pozzi in modo irreversibile: l’agricoltore imprudente che non sa che tipo di prodotti sta usando fa un atto contro l’ecosistema’.

di Simone Santi

 

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