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Tante le attività obbligate alla chiusura al pubblico per la zona rossa in provincia di Arezzo ed in quella di Siena

(Anna Lapini, presidente Confcommercio Toscana e Franco Marinoni, direttore Confcommercio Toscana)

Un’elaborazione di Infocamere per la Camera di Commercio di Arezzo-Siena

Oltre mille le aziende temporaneamente chiuse al pubblico in provincia di Arezzo, mentre in quella di Siena sono invece 1.191. Il dato arriva da un’elaborazione di Infocamere per la Camera di Commercio di Arezzo-Siena.

«L’inclusione della Toscana nella zona rossa sta causando evidenti ripercussioni negative nel sistema economico delle due province – affermano dalla Camera di Commercio – Un forte sacrificio chiesto alle imprese dei nostri territori che, per alcune tipologie di imprese, individuate dagli ormai conosciutissimi codici Ateco2007, impone anche la temporanea chiusura al pubblico della loro attività.

In questo caso è comunque ammessa, quando possibile per la natura dell’attività, la prosecuzione della vendita a distanza senza riapertura del locale, effettuando consegne a domicilio nel rispetto dei requisiti igienico sanitari sia per il confezionamento che per il trasporto».

«Sono molteplici le attività che sono obbligate temporaneamente alla chiusura al pubblico – hanno aggiunto – tra le altre, ricordiamo i magazzini e gli empori non alimentari, le attività di commercio al dettaglio di tessuti, di confezioni, di mobili per la casa, di orologi, di articoli di gioielleria e argenteria, di mobili usati e oggetti di antiquariato, quelle di commercio al dettaglio ambulante di generi non alimentari, oltre ai servizi degli istituti di bellezza e di altre attività di servizi per la persona».

Nella provincia di Arezzo su un numero complessivo di 45.266 localizzazioni di imprese, sono 1.426 quelli temporaneamente chiuse al pubblico. In provincia di Siena sono invece 1.191 su 36.888.

«Ovviamente a questi numeri si vanno ad aggiungere, quelli di altre imprese soprattutto commerciali,che pur non avendo obblighi di chiusura al pubblico a causa dell’oggettiva difficoltà della circolazione delle persone e quindi a fronte di consistenti contrazioni nel volume di vendite hanno ritenuto più opportuno sospendere le proprie attività – hanno voluto evidenziare dalla Camera di Commercio – Per quanto riguarda le attività produttive industriali ed artigianali, l’agricoltura, l’edilizia ed i servizi non sono previste limitazioni di alcun genere se non quelle derivanti dagli andamenti negativi di ordinativi e fatturati di alcuni settori.

Per quanto concerne la produzione, i segnali provenienti dai mercati esteri erano almeno fino a settembre abbastanza incoraggianti: il dato nazionale registra un +2,1 % a settembre 2020 sul settembre 2019, con una crescita importante sui mercati dei paesi asiatici, maggiormente risparmiati dalla seconda ondata della pandemia Covid 19.

L’export nazionale verso la Cina ha avuto addirittura una crescita tendenziale del +33% . Sarà importante vedere, nei prossimi mesi e soprattutto nel 2021, se il sistema attivato dal governo nazionale con gli indennizzi alle imprese che hanno subito contrazioni nei fatturati e gli altri interventi di sostegno all’occupazione saranno in grado di favorire un rapido rilancio del nostro sistema economico».

Confcommercio Toscana: «Basta con l'elemosina di Stato, le imprese chiedono di poter lavorare»

(Anna Lapini, presidente Confcommercio Toscana)

«Sta esplodendo il malcontento fra gli imprenditori del terziario, in Toscana come nel resto d’Italia. Ma più che chiedere sostegni a fondo perduto ed esenzioni fiscali e contributive in tanti chiedono di poter lavorare. Nessuno vuole l’elemosina di stato - perché questo finora sono stati i ristori -, vogliono il rispetto della dignità del proprio lavoro, vogliono poter mantenere l’occupazione, vogliono salvare le loro imprese, che di questo passo saranno destinate al fallimento».

La presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini non nasconde la sua preoccupazione e si fa portavoce del malessere dei colleghi di commercio, turismo e servizi.

«C’è chi è stato obbligato a chiudere e ancora non ne capisce il motivo: il governo dovrebbe spiegare ad un gioielliere o ad un commerciante di pelletteria perché il loro piccolo negozio, più di un supermercato, può diventare un pericoloso luogo di assembramento nonché focolaio di Covid19 - prosegue la presidente Lapini - per qualcuno, poi, al danno si è aggiunta la beffa: i negozi di calzature per adulti sono stati costretti a fermare l’attività ma sono stati pure esclusi dai ristori.

Ed escluse dai ristori sono anche tante categorie che pure hanno visto crollare i fatturati in questi mesi, come gli agenti di commercio, i fioristi, la distribuzione automatica, gli atelier di abiti da sposa, le scuole di lingua, le professioni ordinistiche. Non vogliamo credere che per il governo siano figli di un dio minore, ma se la loro esclusione è solo frutto di una svista, si provveda subito ad integrare i codici Ateco mancanti dall’elenco».

(Franco Marinoni, direttore Confcommercio Toscana)

«Non è solo questione di codici Ateco - aggiunge il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni - il fatto è che i ristori dovrebbero esserci per tutti coloro che hanno subito un danno economico da questa situazione, nessuno escluso, dipendenti come imprenditori. Se il nostro è un paese unito, deve farsi carico per intero di questa crisi, non può scaricarla solo sulle spalle delle imprese private.

Il rischio è che le veda decimate, una volta che saremo fuori da questo lungo tunnel che stiamo attraversando. E perdere le imprese vuol dire perdere occupazione, ricchezza, benessere e servizi per i nostri territori. Sono in gioco la qualità della vita e dell’accoglienza, valori essenziali anche per il rilancio del turismo».

No, quindi, ai ristori assegnati per codice Ateco o per aree territoriali rosse, arancioni, gialle: «ovunque ci sono imprese e professionisti che hanno perso parte importante del fatturato. Sarebbe meglio concedere i contributi valutando la percentuale di perdita rispetto al 2019. Un parametro incontrovertibile», dice Marinoni.

«In ogni caso -, conclude la presidente della Confcommercio Toscana Anna Lapini - noi vogliamo soprattutto lavorare. Vogliamo tornare nelle nostre attività ed accogliere i clienti con tutte le precauzioni del caso, nel pieno rispetto dei protocolli antiCovid.

Anche per noi la sicurezza è il primo principio che vale: nessuno vuole ammalarsi né far ammalare le nostre famiglie, i clienti e i collaboratori. Vogliamo e dobbiamo imparare a convivere con questa pandemia. Invece, il governo continua a chiederci di trattenere il fiato fino a che non sarà finita, senza capire che per molti di noi potrebbe essere troppo tardi…».

Arezzo, Confcommercio lancia l'allarme sicurezza

«È intollerabile l’escalation di furti che si sta verificando in questi giorni in provincia di Arezzo ai danni dei pubblici esercizi, che già insieme a tante altre aziende pagano lo scotto durissimo di questa pandemia. Nelle ore del coprifuoco non possiamo lasciare le nostre città in balia dei malviventi, chiediamo quindi maggiore attenzione da parte delle forze dell’ordine».

Lo afferma a gran voce la presidente della Confcommercio Toscana e aretina Anna Lapini, che ha scritto al Prefetto di Arezzo per segnalare la questione e chiedere un intervento.

«Dopo gli episodi denunciati ad Arezzo, dove finora sono state colpite cinque attività, ci sono arrivate notizie di tentati furti anche nelle vallate, per esempio a Sansepolcro, sempre a danno di ristoranti. Logico che la paura di subire furti e atti vandalici stia crescendo tra gli imprenditori di tutti i settori e si aggiunga alle pesanti preoccupazioni legate al momento che stiamo vivendo. Non possiamo davvero permettercelo, né economicamente né psicologicamente. Per questo chiediamo un aiuto alle autorità», prosegue la presidente Lapini.

La recente indagine realizzata nell’ambito dell’Osservatorio Congiunturale regionale da Confcommercio Toscana in collaborazione con Format Research aveva già evidenziato come il Covid 19 avesse aumentato negli imprenditori il timore di rimanere vittime della criminalità. E non solo di episodi criminosi di entità minore: il 20% dei commercianti e dei titolari di pubblici esercizi aretini avverte il rischio di usura e i tentativi della malavita di impadronirsi delle aziende.

«Si tratta di timori fortemente accentuati dalla crisi pandemica e dall’incertezza dello scenario economico”, commenta Anna Lapini, “aumentano in chi si sente abbandonato dalle istituzioni, privo di un sostegno e di aiuti concreti. Chiediamo quindi di non essere abbandonati, e che non lo siano neppure le nostre città. Non vorremmo che dalle 22 in poi diventassero zona franca in mano a pochi balordi…».

Confcommercio attente quindi la risposta del Prefetto: «C'è bisogno di avere rassicurazioni da chi sul territorio rappresenta la massima carica istituzionale».

Di Carlo Stocchi

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