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30/07/2020

‘Terni può ripartire diventando industrialmente più attrattiva e investendo sul turismo’. Salvati, interviene nella duplice veste di imprenditore ed ex amministratore pubblico

(Federico Salvati, amministratore e direttore tecnico Impresa Salvati)

“Puntiamo ad una seria sburocratizzazione. Ne parlano tutti ma alla fine nessuno la fa seriamente, usandola come uno spot: il processo deve partire a livello nazionale a scendere fino al locale, solo così si possono agevolare realmente le aziende"

Federico Salvati è amministratore e direttore tecnico della Impresa Salvati, azienda d’eccellenza nel territorio ternano nel settore degli edifici civili ed industriali, con commesse ed appalti in tutta Italia. Una realtà consolidata, nata alla fine della seconda guerra mondiale ed oggi uno dei principali punti di riferimento che oltre al core business, opera anche sul fronte dei restauri di beni culturali e nei progetti di consolidamento nelle zone terremotate dell’Umbria.

Salvati è però anche un profondo conoscitore del territorio ternano, avendo ricoperto l’incarico di Consigliere comunale, prima con l’Udc e poi con Forza Italia, fino alla recente candidatura alla Camera dei Deputati nelle liste del Partito Repubblicano Italiano-Ala. Con lui facciamo il punto della situazione sul fronte della ripartenza di Terni e non solo, dopo questa fase difficile.

PAROLA ALLO STATO. Secondo Salvati, è lo Stato che deve mettere in condizione i comuni e le città di ripartire: “Il reddito che la città produce è sempre lo stesso ed anzi forse è diminuito, perché molte piccole aziende hanno chiuso o rischiano di chiudere, per cui spetta allo stato fare la sua parte, offrendo gli strumenti giusti”, sottolinea. Poi batte sul solito tasto dolente: “Ma soprattutto, si riparte soltanto attraverso una seria sburocratizzazione. Ne parlano tutti ma alla fine nessuno la fa seriamente, usandola come uno spot: il processo deve partire a livello nazionale a scendere fino al locale, solo così si possono agevolare realmente le aziende. Nel Regno Unito per aprire un’azienda bastano 10 giorni e solo dopo che sei partito ci sono i controlli per le cose da sistemare. Perché qui non è possibile?”.

PROGRAMMARE UNA VISIONE ALTERNATIVA. Salvati punta il mirino sulla valorizzazione del territorio: “E’ assolutamente fondamentale per la ripartenza di Terni – spiega – Penso al turismo, per esempio. Questo è un tema per il quale io mi batto da tempo, sin da quando ero in consiglio comunale. Manca una visione, una programmazione su questo. Ricordo che presentai diversi progetti per il rilancio di Carsulae, della Cascata delle Marmore e mi sentii rispondere da alcuni esponenti della maggioranza che il turismo non era la vocazione della città. Invece quella può essere una strada da battere, ma serve un processo turistico complesso, organico, integrando le due province. Chiaramente è una visione a medio-lungo termine, ma bisogna mettere sul piatto le proposte ed i progetti, creare una rete di servizi, altrimenti non si parte mai. Terni è stata commissariata e questo incide sicuramente sul piano delle risorse  e credo che si stia facendo abbastanza, ma ci sono margini per crescere ancora”.

TERNI DI NUOVO ATTRATTIVA. La vera sfida, però, secondo Salvati è tornare a rendere il territorio attrattivo, rilanciando le aree industriali della zona: “Ci sono molte aziende ferme, territori bloccati. Servono leggi regionali, comunali, che aiutino le imprese a venire ad investire qui, anche con un coinvolgimento anche dei comuni vicini”. E ricorda ancora un episodio del passato: “A metà degli anni 70, per esempio, il compianto presidente della provincia e assessore regionale Alberto Provantini riuscì a convincere Marisa Belisario a portare a Terni una sede della Sit Stampaggio, di Torino. Ecco, serve qualcuno, a livello politico, che si faccia promotore della nostra città con gli imprenditori di fuori”.

E poi naturalmente, il solito tema delle infrastrutture: “Ho letto in un libro scritto dall’ex presidente del Consiglio Renzi – conclude - un concetto che condivido: “Le realtà che hanno avuto l’alta velocità hanno avuto un netto incremento del Pil. Ecco, avere le giuste infrastrutture è fondamentale per implementare i collegamenti con le grandi città. Penso al raddoppio della Orte-Falconara, ma non solo”.

di Emanuele Lombardini

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