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23/02/2021

Toscana - Il terziario si mobilita: lunedì primo marzo imprenditori e lavoratori in piazza

Nelle principali città toscane, i titolari di imprese del commercio, turismo e servizi, dipendenti, collaboratori, fornitori, liberi professionisti e semplici cittadini formeranno una simbolica “catena umana” per affermare il principio che salute e lavoro devono convivere, chiedendo una alternativa alle chiusure imposte dalle normative antiCovid e che, finora, si sono dimostrate inutili per fermare i contagi

Si svolgerà lunedì 1° marzo 2021 la grande mobilitazione, organizzata da Confcommercio Toscana e Confesercenti Toscana, che coinvolgerà gli imprenditori del terziario di tutta la regione per reclamare una diversa gestione dell’emergenza, alternativa alle chiusure imposte dalle normative antiCovid.

In tutti i capoluoghi di provincia toscani, titolari di azienda, liberi professionisti, dipendenti e collaboratori ma anche semplici cittadini si daranno appuntamento nelle piazze o strade principali per mettere in scena una lunga, immobile e silenziosa “catena umana”.

In piedi, uno accanto all’altro (ma a distanza di sicurezza), indossando alcuni cartelli esplicativi, testimonieranno come e quanto le loro attività siano interconnesse, tanto che la chiusura imposta ad alcune si riflette in una consistente flessione del lavoro per tutti. 

L’iniziativa è stata presentata ufficialmente durante la conferenza stampa ospitata oggi (23 febbraio 2021) nella sede della Camera di Commercio di Firenze, alla presenza dei presidenti regionali delle due associazioni di categoria Anna Lapini (Confcommercio Toscana) e Nico Gronchi (Confesercenti Toscana), dei rispettivi direttori regionali Franco Marinoni e Massimo Biagioni e dei presidenti di Confcommercio Firenze Aldo Cursano e Confesercenti Firenze Claudio Bianchi.

Le nostre associazioni rappresentano oltre settantamila imprese del terziario toscano e in questi giorni stiamo raccogliendo la sollecitazione di tutti i nostri iscritti: dai titolari di palestre, cinema, locali da ballo e altri luoghi di intrattenimento, in difficoltà ormai da un anno, agli imprenditori del turismo, che hanno visto crollare i loro fatturati fino al 90%.

Ma ci saranno anche gli ambulanti, i commercianti di vari settori, dagli articoli sportivi alla moda, poi le rappresentanze di bar e ristoranti, aperti e chiusi a singhiozzo ormai da mesi, con i loro dipendenti, i loro fornitori e tutti i professionisti e lavoratori che a vario titolo gravitano intorno al mondo del terziario, come grafici, commercialisti, comunicatori, grossisti, trasportatori e così via”, dicono i direttori regionali di Confcommercio Franco Marinoni e di Confesercenti Massimo Biagioni.

È passato un anno dall'inizio della pandemia, evidenzia Nico Gronchi, presidente di Confesercenti Toscana, e in questo anno abbiamo perso oltre 100 mld di consumi, 200 mila lavoratori autonomi tra imprenditori, collaboratori e liberi professionisti e le strade per combattere il virus sono ancora chiudere le attività (oltre 100 giorni i negozi e 160 bar e ristoranti), restrizioni ed una corsa ad ostacoli per i vaccini.

Chiusure, regole cambiate all'ultimo e indennizzi a singhiozzo, stanno distruggendo l'economia "buona" di questa Regione ed è per questo che con questa iniziativa vogliamo chiedere, tutti insieme, un cambio di passo: Le imprese vogliono lavorare, non vivere di sussidi e sono pronte ad assumersi la responsabilità di farlo in piena sicurezza".

Vogliamo portare alla luce i volti e le storie di chi finora ha solo subìto le norme restrittive imposte a suon di Dpcm, senza però che questo sacrificio si sia tradotto in un arresto deciso della pandemia – sottolinea la presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini – la salute sta a cuore a tutti noi ma siamo convinti che si possa, e si debba, imparare a conciliare la sicurezza antiCovid 19 con il lavoro

Le nostre imprese trattengono il fiato da un anno, non possono reggere altri lockdown. Oltre tutto, nel mondo scientifico qualcuno da tempo avanza l’ipotesi che di pandemie come questa in futuro ne vedremo altre. Sarà forse il caso di progettare un piano b”. 

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