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01/10/2020

Ubiemme (Gaggino): ’Fiducia nel futuro post Covid-19 investendo su digitale, internazionalizzazione e formazione’

(Da Sx Pierangelo Gaggino, Davide Gaggino e Francesca Gaggino)

Per Ubiemme Guhring l’internazionalizzazione è di casa: “Le strategie in merito - spiega - sono quelle di tenere i contatti, fare formazione e creare fiere virtuali. Abbiamo corsi di aggiornamento via web, si cerca di fare meeting su piattaforme digitali. La strategia di mantenere i contatti a distanza, senza spostamenti e incontri fisici, è sicuramente vincente in questa direzione. Ci siamo resi conto che si risparmia molto tempo e denaro e anche per il futuro credo che sia la strada giusta da percorrere”.

Piccoli passi verso la ripresa quelli mossi dalla Ubiemme Guring Italia, il gruppo partecipato al 49% da una società tedesca che si occupa di meccanica di precisione nell’automotive, aeronautica e industria in generale. A spiegare il percorso tracciato dall’azienda in questo autunno-inverno piuttosto caldo dal punto di vista economico è l’amministratore delegato Davide Gaggino.

Abbiamo avuto, come tutti, il periodo di stop forzato tra metà marzo e metà aprile - dice - . Siamo ripartiti pian piano ma senza troppi problemi logistici dal momento che eravamo già attrezzati per lavorare in smart working. Da settembre siamo tornati totalmente nelle nostre postazioni, mantenendo comunque qualcosa in remoto”.

L’azienda conta 40 dipendenti ed essendo una società di servizi il 90% di questi hanno la possibilità di lavorare da casa, escludendo i reparti di logistica e magazzino.

Per i venditori è più complicato concludere le vendite telefoniche - ammette Gaggino - ma possono parzialmente seguire i clienti. Noi abbiamo anche la possibilità di far partire le spedizioni direttamente dalla Germania e questo è un servizio che abbiamo utilizzato nel periodo più difficile”. E grazie a questa predisposizione nei confronti dello smart working Gaggino non demonizza il nuovo modo di lavorare da casa, anzi: “Personalmente la trovo una soluzione positiva - dice -. Ne avevo introdotto la possibilità per alcune figure già prima del lockdown perché abbiamo notato una buona produttività e una bella risposta da parte dei clienti e dei dipendenti.

Credo che vada prevista come opzione la possibilità di avere qualche giorno al mese in smart working per organizzare meglio il proprio tempo. Non credo che le aziende come la nostra ne risentano particolarmente. Il fatto che qualche realtà imprenditoriale sia contraria per la creatività e la mancanza di brain storming non lo nego, ma credo che sia una perdita visibile nel medio-lungo termine: se ci fosse un impiego smodato dello strumento potrebbero esserci dei problemi, ma ritengo che pochi giorni al mese siano positivi”.

E se lo smart working è una risorsa non può che essere affiancato dalla digitalizzazione: “Noi abbiamo buoni processi di digitalizzazione - spiega - come la possibilità di vendere online, tanto che circa un terzo delle nostre vendite ha questa modalità. Ma trattandosi di prodotti particolarmente tecnologici per noi è necessaria la presenza dal cliente per effettuare test in macchina e vedere le lavorazioni. Noi pensiamo che il contatto diretto sia assolutamente fondamentale”.

Ma tornando alla crisi dovuta alla pandemia, i dati che riguardano la diminuzione di fatturato dell’azienda è in linea con le previsioni nazionali per questo settore: “C’è una ripresa abbastanza lenta - dice - . Attendiamo i periodi più freddi perché c’è il rischio che ci sia qualche altro problema con l’aumento dei contagi. Andando nello specifico, il nostro fatturato del primo trimestre 2020 era in linea con quello dell’anno precedente, poi c’è stato un tracollo del 27%. Da giugno ogni mese abbiamo recuperato un punto percentuale e ci attendiamo di chiudere il 2020 con il -20%.
Le previsioni nazionali, al 30 giugno scorso, prevedevano per la meccanica di precisione un calo del -33% con le aspettative di chiusura dell’anno al -25%”.

Nonostante le difficoltà incontrate, l’azienda non ha comunque deciso di rivolgersi agli istituti di credito: “In merito al sistema Italia - dice - abbiamo usato al minimo la cassa integrazione. Per indole non ci piace chiedere, abbiamo solo bisogno che ci lascino lavorare tranquilli. Abbiamo anticipato la cassa integrazione ai dipendenti e ci accorgiamo che ci sono stati ritardi da parte del pagamento che si è fermato al periodo di competenza di metà maggio. In merito ai prestiti bancari avremmo potuto richiederli per via del calo di fatturato, ma sono comunque debiti che vanno restituiti e abbiamo preferito non utilizzarli. Abbiamo organizzato una buona revisione dei costi già nel periodo iniziale dell’anno e pensiamo di mantenere la struttura dei costi attuale. Dobbiamo rimandare per qualche mese una serie di assunzioni e investimenti che erano in programma, non solo per l’Italia ma per tutto il mondo”.

Il gruppo ha, infatti, filiali in tutti i Paesi e per la Ubiemme Guhring l’internazionalizzazione è di casa:Le strategie in merito - spiega - sono quelle di tenere i contatti, fare formazione e creare fiere virtuali. Abbiamo corsi di aggiornamento via web, si cerca di fare meeting su piattaforme digitali. La strategia di mantenere i contatti a distanza, senza spostamenti e incontri fisici, è sicuramente vincente in questa direzione. Ci siamo resi conto che si risparmia molto tempo e denaro e anche per il futuro credo che sia la strada giusta da percorrere”.

di Giulia Sancricca

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