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01/09/2020

Una strategia nazionale per la tutela della proprietà’ intellettuale

Il trasferimento tecnologico come strumento fondamentale per il rilancio dell’economia, della crescita e dello sviluppo sostenibile del nostro paese

Ogni anno decine di migliaia di laureati conseguono nelle università italiane il Dottorato di Ricerca il famoso PhD, cioè il più alto titolo di studio rilasciato dagli atenei. Rilevante è l’investimento per ciascun dottorato sia in termini economici sia in termini di personale docente che sovrintende come tutor o come docente, alla formazione di dottori di ricerca. Solo in termini economici ogni anno nel nostro Paese si spendono complessivamente oltre 500 milioni di euro per questa che possiamo considerare una alta specializzazione di tre anni dopo la laurea. I dottori di ricerca sono ricercatori di altissimo livello, l’élite scientifica e culturale del nostro Paese, una risorsa umana preziosissima della quale avremmo estremamente bisogno per rilanciare l’economia e lo sviluppo sostenibile e creare occupazione qualificata.

Purtroppo oggi non è così la maggior parte del PhD sono giovani costretti a emigrare o a adattarsi a fare lavori sotto-qualificati a grave detrimento del sistema produttivo e dell’economia. Come cambiare questa situazione è ormai ben noto e verificato sperimentalmente attraverso le numerose esperienze che, nei paesi più avanzati e ben organizzati sono state sviluppate con varie modalità tutte risultati molto positivi. 

La ricetta può essere riassunta in due fasi:

  • Tutelare la proprietà intellettuale con brevetti, copyright, marchi, modelli, etc.
  • Valorizzare il frutto dell’ingegno e della ricerca con il trasferimento tecnologico organizzato.

Organizzare il trasferimento tecnologico non vuol dire creare il contenitore o incubatore (che pure serve ed è utile), ma significa realizzare un sistema organizzativo capace di selezionare le innovazioni più promettenti e svilupparle in modo completo, con la ricerca di mercato, il business-plan, la realizzazione del prototipo e la formazione dei manager disposti con entusiasmo a portare avanti il progetto di impresa.

Per fare questo in Italia con le università e gli enti di ricerca che sono, in termini di pubblicazioni scientifiche, i più produttivi al mondo occorre una strategia nazionale con una precisa road-map.

Quale occasione migliore per questo del Programma Nazionale della Ricerca 2021-27, in corso di elaborazione. Una tale strategia permetterebbe al nostro Paese e al mondo della ricerca di avere un ritorno enorme sia in termini di occupazione giovanile qualificata e sviluppo sia in termini di finanziamenti per la ricerca stessa in un circolo virtuoso tanto più necessario oggi in pieno green deal europeo e la  transizione verso l’economia circolare e uno sviluppo realmente sostenibile.  Il grande beneficio al sistema produttivo riguarderebbe in particolare soprattutto le PMI.

Le PMI rappresentano il 99% di tutte le imprese dell'Unione Europea (UE) e contribuiscono per il 57% al prodotto interno lordo (PIL) dell'UE. Tuttavia, gran parte del valore generato dalle PMI deriva da un piccolo numero di imprese ad alta crescita che sono spesso molto innovative.

Studi internazionali mostrano che le PMI che hanno almeno un brevetto hanno il 21% in più di probabilità di sperimentare un periodo di crescita e hanno il 10% in più di probabilità di diventare un’impresa ad alta crescita rispetto alle aziende senza diritti di proprietà intellettuale.

Gli studi rivelano anche che le probabilità che una PMI diventi un’impresa ad alta crescita aumentano del 33% se utilizzano "pacchetti" di proprietà intellettuale con marchi, brevetti e design invece di un'unica categoria di diritti.

Al fine di valorizzare questo processo tra il mondo della ricerca ed il sistema produttivo è necessario pertanto contare con la disponibilità di risorse finanziarie e umane al livello adeguato. Per quanto riguarda la disponibilità di risorse umane, nello specifico, il trasferimento tecnologico è diventato centrale nella recente evoluzione universitaria e ha acquisito un'importanza notevole in termini sia delle sfide che delle opportunità che presenta per lo sforzo costante degli inventori nel trovare soluzioni adeguate a vecchi e nuovi problemi per il progresso delle società.

Esso, tuttavia, è un processo nuovo e complesso che richiede:

  • Un solido portafoglio di proprietà intellettuale
  • Una unità del trasferimento tecnologico dedicata come punto di incontro di scienza e business
  • Un team di Technology Transfer Managers (TTMs) altamente qualificati che comprendono i linguaggi della scienza ebusiness
  • Un ecosistema imprenditoriale circostante in grado di assorbire l'innovazione e di fornire servizi ausiliari.

Un modo di valorizzare la conoscenza che deriva dalla ricerca è per esempio la creazioni di una qualifica formale/ufficiale per i TTMs. Un Master in Proprietà Intellettuale e Trasferimento Tecnologico  – come quello che si intende portare avanti preso l’Università di Perugia, per esempio - può in parte colmare il vuoto educativo che esiste in questo settore ed offrire presso gli atenei italiani un corso di riferimento in Europa.

Di Franco Cotana
Coordinatore del dottorato di ricerca in Energia e Sviluppo Sostenibile

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