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Unioncamere: «Transizione verde e digitale, ma anche nella PA per rispondere alle imprese»

Il segretario generale Unioncamere Giuseppe Tripoli: «Pronti ad aiutare il Governo nell’attuazione del Pnrr supportando le Pmi. Tra il 2021 e il 2025, ben il 38% del fabbisogno di professioni richiederà competenze green (circa 1,3-1,4 milioni di occupati)»

Ripresa economica che non può prescindere dal cambio di passo nella pubblica amministrazione, per agevolare imprese e imprenditori ad agganciare la ripresa.

Noi di CUOREECONOMICO ne abbiamo parlato con il segretario generale Unioncamere Giuseppe Tripoli.

(Giuseppe Tripoli, segretario generale Unioncamere)

Pnrr e fondi europei, c'è in gioco il futuro del paese, cosa chiede Unioncamere a livello di investimenti? Su quali settori o progetti?

«È questa un’occasione straordinaria per affrontare in modo deciso i tanti nodi strutturali che ci portiamo avanti da anni e che sono venuti prepotentemente a galla con la crisi pandemica, acuendosi: a partire dalla crescita ridotta al basso tasso di produttività di sistema, dall’aumento delle disuguaglianze sociali, territoriali, di genere e tra generazioni al deficit infrastrutturale materiale e immateriale.

Ma è anche un’opportunità unica per dare risposte alle tante questioni dei nostri tempi. Questo significa dare slancio a una nuova stagione di riforme e significa anche fare davvero una svolta ecologica ed accelerare la rivoluzione digitale.

Si tratta di investimenti trasversali che possono avere un grande impatto positivo sulla competitività nostre imprese, indipendentemente dal settore economico di appartenenza.

Le Camere di commercio possono dare un contributo concreto al Governo nell'attuazione Pnrr, svolgendo funzioni di supporto alle Pmi con programmi straordinari di affiancamento focalizzati sull'informazione, la formazione, l'assistenza tecnica.

In altre parole le Camere di commercio, potrebbero svolgere una funzione simile a quella della "Small Business Administration" statunitense, che dagli anni Cinquanta sostiene con successo le PMI americane».

Ci sono dati positivi a livello di saldo imprese, fallimenti etc, come vanno letti? La ripresina è in atto?

«Nell’ultimo trimestre abbiamo rilevato un aumento delle iscrizioni al registro delle imprese. E questo è senz’altro un segnale incoraggiante.

Mentre le cancellazioni sono calate di circa un terzo rispetto allo stesso periodo precovid, ma è ragionevole stimare l’esistenza di una “platea nascosta” di imprese che, in assenza delle misure messe in atto dal Governo, avrebbero già cessato l’attività.

Anche la lettura dei dati sui fallimenti che nei primi sei mesi di quest’anno restano sotto ai valori pre-covid, deve tenere conto dell’effetto lockdown e del prolungato stop alle attività dei tribunali».

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    Come coniugare progetti, cantieri e velocità? Quale burocrazia va eliminata?

    «Accanto alla duplice transizione ecologica e digitale che il Paese deve necessariamente compiere per sostenere la crescita, c’è anche un’altra transizione che occorre supportare con forza: quella amministrativa.

    È indispensabile passare da una PA fatta di regole complicate, procedure farraginose - e per di più con l’età dei dipendenti più alta di Europa - ad una PA che sia un vero grande fattore produttivo del Paese per semplificare la vita dei cittadini e delle imprese e dare risposte rapide alle loro esigenze.

    È un processo di cui non possiamo fare a meno, soprattutto in questa delicata fase in cui è indispensabile portare a terra gli obiettivi del Pnrr.

    In questo, le Camere di commercio sono già avanti, sono efficienti, hanno nuove funzioni in linea con le direttrici dello sviluppo e un nuovo assetto organizzativo che consente di mantenere la prossimità ai territori e alle imprese.

    Una vicinanza che non abbiamo fatto mai mancare, anche nei momenti più difficili di questa fase emergenziale e che continueremo a fare sentire per aiutare gli imprenditori lungo il percorso della crescita».

    Innovazione, startup e industria 4.0, in quale direzione si deve muovere il paese per agganciare la ripresa? Come vanno sostenute queste imprese?

    «L’Italia sta affrontando a grande velocità la transizione digitale. Ma la strada è ancora lunga. Siamo al quart’ultimo posto fra gli Stati membri nella classifica sulla digitalizzazione dell'economia e della società.

    Una buona parte di questo ritardo è di natura culturale, anche se la pandemia ha impresso una forte accelerazione. Per portarla a pieno compimento, però, non bastano le tecnologie, serve che le persone sappiano utilizzarle, arricchendo ed innovando il lavoro quotidiano.

    Oggi, secondo i nostri dati, solo metà degli italiani ha dimestichezza col web. Occorre lavorare ancora di più, quindi, sulle competenze dei singoli cittadini, degli imprenditori, dei lavoratori.

    Questo è l’ambito prioritario di intervento dei Pid, i Punti impresa digitale delle Camere di commercio che in pochi anni hanno già aiutato 380.000 imprese a familiarizzare con la digitalizzazione».

    Transizione ecologica, quale futuro vede Unioncamere? E da un punto di vista occupazionale, come ne usciremo?

    «Abbiamo osservato in questi anni che più le imprese investono nel green più diventano competitive, più creano lavoro e più esportano. Ma sono ancora troppo poche: solo un’impresa su cinque lo fa.

    Tuttavia le indicazioni e la spinta del Next Generation Eu Italia su questo versante non lasciano dubbi in merito allo sviluppo ulteriore della green economy.

    Secondo le previsioni del sistema informativo Excelsior, che facciamo insieme ad Anpal, tra il 2021 e il 2025, ben il 38% del fabbisogno di professioni richiederà competenze green con importanza elevata (circa 1,3-1,4 milioni di occupati).

    La svolta verso la transizione verde richiederà competenze green a professioni trasversali a più settori, come ad esempio il giurista ambientale, lo specialista in contabilità verde, l’esperto in fondi di investimento green, l’addetto commerciale per la promozione di nuovi materiali sostenibili o il responsabile degli acquisti green, nonché a tutte quelle professioni più tradizionali che dovranno approcciarsi alla transizione ecologica».

    Di Luigi Benelli
    (Riproduzione riservata)

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