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Unione dei mercati dei capitali: progressi lenti

(Rimantas Šadžius, Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione)

La libera circolazione dei capitali è da lungo tempo un obiettivo centrale dell’Unione europea. È uno dei pilastri del mercato unico insieme alla libera circolazione di persone, merci e servizi. Secondo una relazione della Corte dei conti europea pubblicata oggi, nonostante gli sforzi profusi dalla Commissione per raggiungere il traguardo ambizioso di creare un’Unione dei mercati dei capitali (UMC), i risultati non sono ancora visibili.

Nell’UE, le imprese tradizionalmente ricorrono perlopiù alle banche per finanziare le proprie attività. Dal 2015, la Commissione si è adoperata per integrare l’unione bancaria con un’UMC, al fine di fornire una fonte di finanziamento alternativa per start-up e piccole e medie imprese (PMI) e di mobilitare il capitale privato. L’UMC ha anche l’obiettivo più generale di abbattere le barriere transfrontaliere agli investimenti all’interno dell’UE.

L’Unione dei mercati dei capitali è un programma incompiuto e richiede ancora molto lavoroha dichiarato Rimantas Šadžius, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione. “Le misure adottate dalla Commissione per diversificare le opzioni di finanziamento per le PMI e gli sforzi per sviluppare i mercati dei capitali locali non hanno avuto finora un effetto catalizzatore. Secondo la Corte, favorire una maggiore condivisione del rischio privato mediante i mercati dei capitali resta una priorità ambiziosa e urgente. Ciò creerebbe un sistema finanziario dell’UE non solo più stabile e resiliente alle crisi, ma anche munito di strumenti migliori per stimolare la crescita, specialmente quando i finanziamenti bancari tradizionali sono difficili da reperire o non disponibili”.

La Corte ha constatato che, sebbene siano stati compiuti progressi, le aspettative generate erano troppo alte e non sarebbe stato realisticamente possibile esserne all’altezza con le misure introdotte nell’ambito dell’UMC. Ad oggi, la maggior parte degli atti legislativi sull’UMC non è stata ancora attuata oppure lo è stata solo di recente. In particolare, molte delle azioni principali del piano d’azione della Commissione per l’UMC non ancora avviate potevano essere adottate solo dagli Stati membri o con il loro pieno sostegno. Molte delle misure che la Commissione è stata in grado di intraprendere nell’ambito del proprio mandato erano non vincolanti o avevano una portata limitata. Tali misure non sono riuscite a conseguire progressi significativi nella realizzazione dell’UMC.

Secondo la Corte, le misure volte a diversificare le fonti di finanziamento per le imprese erano troppo deboli per stimolare e catalizzare un cambiamento strutturale a favore di maggiori finanziamenti attraverso i mercati nell’UE. Ad esempio, la Corte rileva che finora l’accesso delle PMI ai mercati aperti al pubblico non si è sensibilmente rafforzato né è divenuto meno costoso. Constata inoltre che la Commissione avrebbe potuto adoperarsi maggiormente per promuovere l’alfabetizzazione finanziaria tra le PMI e i potenziali investitori. Per di più, la normativa in materia di cartolarizzazioni, le quali avrebbero potuto fungere da strumento di finanziamento indiretto per le PMI, ha rappresentato un passo nella giusta direzione, ma non ha ancora prodotto l’impatto previsto di facilitare il finanziamento né ha aiutato le banche ad aumentare la propria capacità di prestito.

Esistono evidenti differenze geografiche tra gli Stati membri in termini di capitalizzazione, liquidità e spessore dei rispettivi mercati dei capitali locali. Gli Stati membri delle regioni nord-occidentali hanno tendenzialmente mercati dei capitali di maggiore spessore e poli di capitali che si autoalimentano, mentre gli Stati membri delle regioni sud-orientali rimangono indietro. La Corte ha riscontrato che la Commissione non aveva elaborato una chiara strategia complessiva per l’Unione europea per superare tali differenze. È emerso che la Commissione aveva svolto il proprio ruolo di coordinamento nel processo del semestre europeo per promuovere lo sviluppo e l’integrazione dei mercati dei capitali locali e fornito sostegno ad alcuni Stati membri. Tuttavia, non ha raccomandato a tutti gli Stati membri con mercati dei capitali meno sviluppati di attuare riforme strutturali in proposito.

La Corte ha inoltre osservato che il piano d’azione per l’UMC non aveva segnato una svolta per l’abbattimento delle principali barriere che ostacolano i flussi transfrontalieri dei capitali. Tali barriere dipendono spesso da leggi nazionali, come quelle in materia di insolvenza e di ritenuta alla fonte, o da una scarsa alfabetizzazione finanziaria. I progressi nell’abbattimento di queste barriere sono stati limitati, in parte a causa dello scarso sostegno degli Stati membri.

Un altro problema riguardante il piano d’azione per l’UMC era la formulazione vaga degli obiettivi. Le priorità sono state fissate soltanto verso la fine del processo. Inoltre, se esistevano valori-obiettivo, essi erano solitamente non misurabili. Gli auditor della Corte hanno inoltre rilevato che i progressi non sono stati monitorati in modo regolare e uniforme. La Corte ha raccomandato alla Commissione di rafforzare considerevolmente il quadro di monitoraggio.

Ha inoltre formulato una serie di altre raccomandazioni alla Commissione per migliorare l’efficacia del progetto dell’UMC, tra cui compiere azioni adeguatamente mirate per agevolare ulteriormente l’accesso delle PMI ai mercati dei capitali e introdurre misure per affrontare la frammentazione e le principali barriere transfrontaliere agli investimenti. La Corte invita inoltre il Consiglio a riflettere sulle modalità per portare avanti la proposta della Commissione tesa ad affrontare il trattamento fiscale asimmetrico degli strumenti di capitale e di debito deleterio per lo sviluppo dell’UMC.

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