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09/11/2020

Visconti (Pasbem): "Pandemia e lockdown stanno uccidendo il settore dello sport: chiuderanno 30.000 realtà, in fumo 2 miliardi"

(Marco Visconti, presidente PASBeM)

Il presidente dell'associazione dei professionisti del settore lancia il suo grido di allarme a ‘CUOREECONOMICO’: "Gli imprenditori che hanno adeguato gli impianti alla legge, ora sono chiusi: non rientreranno più di quelle spese. Ristori inadeguati, che non servono a creare le condizioni per una ripartenza"

Il grido d’allarme del mondo dello sport- imprenditori sportivi, ma anche e soprattutto tanti operatori – risuona forte. La pandemia ed il lockdown rischiano di uccidere un settore che rappresenta un pezzo importante del Pil  (1.7% solo contando gli atleti tesserati) che si traduce in 30 miliardi più altrettanti di indotto. Se la prima fase dell’emergenza Covid-19 ha inferto un colpo durissimo al settore, la seconda chiusura porterà a perdite per oltre 2 miliardi di euro complessivi su scala nazionale, una cifra doppia rispetto alla ricaduta che il settore ha già avuto dopo la serrata di marzo ed aprile. Senza contare gli enormi danni a tutti quegli imprenditori che nei mesi del lockdown hanno investito per adeguare le strutture alle normative sul distanziamento sociale e sulla prevenzione – e che adesso non sanno se e come ripartiranno quando potranno riaprire.

I NUMERI. Per dare una idea chiara, si parla di 100.000 associazioni sportive dilettantistiche sul territorio nazionale e 12 milioni di tesserati, ai quali va aggiunto tutto il settore profit; chi cioè va in un centro sportivo per allenarsi o giocare e paga: un movimento complessivo di 20 milioni di persone. Un mercato, quello dello sport che pesa per circa il 5,3% dell'economia nazionale e che vale, nella sola Italia, 10 miliardi di euro.

RISCHIO CHIUSURA Marco Visconti, presidente nazionale di PASBeM (Professionisti Associati Sport Benessere e Movimento) spiega: “Saranno almeno 30.000 le associazioni o società sportive dilettantistiche che si scioglieranno nei prossimi mesi, per l'impossibilità di andare avanti senza entrate di alcun tipo, con pesanti ripercussioni non solo direttamente sul mercato del lavoro, ma indirettamente anche su quello immobiliare. Chi rischia maggiormente di non riaprire sono le aziende medie, da 1500-2000 tesserati, che non potranno programmare altri mesi di stop. Paradossalmente le piccole strutture, tipo i centri pilates, con qualche lezione online possono ancora tenersi a galla ed i grandi centri lo stesso, per gli altri sarà drammatica”.

RISTORI BASSISSIMI. Per gli imprenditori, per chi cioè è titolare di un centro sportivo, che ne sia proprietario o meno, sarà difficilissimo rientrare delle spese fatte per mettersi a norma: “Direi impossibile – sottolinea Visconti – basti pensare che per tutti i lavori in questo ambito era prevista una detrazione iniziale del 100%, ma gradualmente si è scesi fino ad arrivare al 5%. Per cui questa è una spesa della quale gli imprenditori non rientreranno mai. Per dirla in termini sportivi: hai rispettato le regole del gioco ma poi non hai potuto giocare.

Chi risarcisce gli imprenditori?

Le agevolazioni di accesso al credito non possono certo ricompensare delle perdite: non sono previste forme di sostegno, tranne il credito di imposta sulle spese di affitto”.  A questo va aggiunto il modestissimo bonus concesso a tutti gli operatori che vivono di sport, appena 600 euro mensili nella prima fase, erogato peraltro con enorme ritardo da Sport e Salute.

LE RICHIESTE. “Il concetto di ristoro – prosegue Visconti – parte da concetti sbagliati perché è utilizzato come strumento di pietismo e non invece di spinta attiva. Serve un cambiamento culturale che superi l’assistenzialismo e punti al reinserimento, alla formazione. Bisogna passare dall’idea dello stato che lenisce redistribuendo il reddito al progetto di uno stato che cerchi di ripristinare le condizioni di parità per la ripartenza di ciascuno. Passare dal welfare al workfare, questo è necessario”. L’indice è puntato soprattutto sul fatto che il mondo dello sport – e quindi di riflesso l’imprenditoria sportiva – sono stati di fatto ritenuti ‘non essenziali’: “Va bene il ristoro nel momento di emergenza, per alleggerire la perdita – sottolinea Visconti – ma poi bisogna puntare ad una ridefinizione di un nuovo sistema di mercato, con regole eque, non distinguendo fra servizi essenziali e non essenziali, fra professionisti di serie A e altri di serie B”.

IL RUOLO DELLA PASBEM. Proprio in questo delicato periodo,  si è rafforzato il ruolo della PASBeM, nata nel 2018 ed entrata nel consiglio nuove professioni di Confcommercio: “Tramite la loro rete Ascom – dice Visconti – assistiamo chi fa questo come unico e solo lavoro. La  nostra mission è dare dignità al lavoratore dello sport, al ruolo di ciascuno all’interno di questo settore. Se io vado in banca e dico che faccio, per esempio, il tecnico di pilates, mi guardano come un marziano, se voglio accedere al credito idem: c’è una esigenza di far riconoscere questo aspetto dello sport come una caratteristica dei tempi moderni”.

Di Emanuele Lombardini

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