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04/03/2024

Agabiti (Coldiretti Umbria): “Il futuro dell’agricoltura italiana passa dalla nostra regione, ma serve un cambio di passo”

(Albano Agabiti, presidente Coldiretti Umbria)

Il presidente degli agricoltori regionali: “Qui da noi tante eccellenze dove il territorio è riconoscibile, ma occorre investire in fretta sulle infrastrutture ed aumentare la capacità di credito, perché le imprese soffrono”

Anche una delegazione umbra era fra i tantissimi imprenditori agricoli della Coldiretti che hanno protestato davanti al Parlamento Europeo per portare le istanze del comparto.

Albano Agabiti, numero uno di Coldiretti a livello regionale che ha anche incarichi nazionali, fa il punto della situazione con CUOREECONOMICO, sottolineando come sia necessario un cambiamento repentino, per ridare dignità al comparto, a livello nazionale e come invece sul piano regionale, ci siano ancora diverse questioni sul piatto

Voi siete in prima fila per la difesa del settore: avete portato le istanze a Bruxelles con due manifestazioni. Qual è lo stato di salute del comparto agroalimentare umbro?

La nostra battaglia è spostata verso Bruxelles perché crediamo che alcune regole del gioco, per dare dignità al lavoro delle nostre imprese, anche umbre, debba venire dalla normativa comunitaria, da regole chiare e da un quadro di reciprocità rispetto ai paesi extra Ue, per non essere aggrediti da cibo che non rispetta regole sanitarie, ambientali e sociali.

Per quanto concerne l’Umbria, la situazione è complessa, ma non in maniera diversa da quello che accade altrove: l’aumento dei costi e la diminuzione delle produzioni sta mettendo a dura prova le imprese”.

L’Umbria però è una regione piena di eccellenze sia agricole che zootecniche. Quali sono le prospettive allora?

Se c’è un futuro per l’economia nazionale, questo passa dall’Umbria, dai nostri tartufi, all’olio d’oliva, ai grandi vini, alla riscoperta dei grani antichi, di ceci, lenticchie e farro, ma anche dalle grandi tradizioni del nostro allevamento. Penso alla chianina, ma anche ai conservati di maiale ed alla norcineria.

Sono il futuro perché hanno qualità, rispettano l’ambiente, sono a residuo zero e soprattutto perché il cittadino vuole un prodotto dove si veda la faccia dell’imprenditore. In Umbria grazie al sistema di biodiversità, alle microimprese, possiamo dare questa immagine e questa sostanza al prodotto che mettiamo sul mercato”.

Il vostro presidente Prandini dice sempre che al di là delle battaglie che Coldiretti combatte, se non si investe sulle infrastrutture è tutto inutile. L’Umbria ne sa qualcosa…

Su questo non c’è dubbio, perché il primo elemento per essere competitivi è la facilità di spostamento delle merci e delle informazioni. Quindi occorre investire prima sulle reti digitali e poi su quelle strutturali.

In Umbria siamo bravissimi a vendere ma anche accogliere: lo sviluppo che ha avuto il turismo negli ultimi due anni lo conferma e con esso anche quello degli agriturismi ed il turismo rurale: crescite a doppia cifra che va tutelata. Dobbiamo lavorare perché le persone che vengono ed apprezzano l’Umbria possano fruirla al meglio”.

Avete appena concluso un ciclo di incontri dal titolo Orgoglio Coldiretti.  Incontri di formazione ma anche di conoscenza sui nuovi strumenti del settore…

Abbiamo organizzato un ciclo di incontri in giro per l’Umbria per conoscere le nuove normative ma anche per andare avanti con il progetto Coldiretti di un’agricoltura sostenibile, sempre più vicina ai cittadini e soprattutto per garantire i giusti guadagni agli imprenditori, condizione in questo momento minacciata sia dall’aumento dei costi di produzione che dalla crisi climatica, che stanno mandando in crisi le produzioni”.

Cosa chiede Coldiretti al Governo nazionale e nello specifico, visto che a breve si torna al voto, cosa chiede Coldiretti Umbria a quello regionale?

A livello nazionale chiediamo la conferma di tutte le fiscalità per l’agricoltura, quindi l’esenzione Imu all’agevolazione Irpef come è stata riproposta nel Milleproroghe, oltre al gasolio agevolato. Poi bisogna lottare per combattere l’italian sounding e tutelare il nostro export. Noi oggi facciamo 60 miliardi di export ma il falso Made in italy ne fa 100.

Per quanto riguarda il Governo regionale chiediamo semplificazione, mettere fine alla fauna selvatica, capacità di credito perché le imprese soffrono di liquidità e l’attivazione dello stato di calamità per ottenere la sospensione dei mutui dalle banche. Molto lavoro è stato fatto e si sta facendo, ma è urgente un cambio di passo e dare attuazione a quanto messo sul tavolo”.

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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