mer 04 feb 2026

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AGRICOLTURA BOLOGNA. L’appello di Confagricoltura: basta considerare marginale questo settore

(Davide Venturi, presidente di Confagricoltura Bologna)

È grande la preoccupazione per il futuro della Legge sulla Montagna, che se venisse confermata nel suo impianto proposto dal Governo potrebbe compromettere strumenti fondamentali per le aziende delle aree montane e collinari.

“Nel 2026 l’agricoltura bolognese si presenta ad una scelta cruciale. Dopo una stagione segnata da difficoltà economiche, crisi produttive e incertezze globali, il settore primario è chiamato a ripensare il proprio ruolo economico, ambientale e sociale. Senza interventi strutturali e una visione di lungo periodo da parte delle Istituzioni, il rischio è quello di un progressivo indebolimento di un comparto strategico per il territorio”.  È questo il messaggio lanciato dal presidente di Confagricoltura Bologna, Davide Venturi, in occasione dell’Assemblea Invernale dell’associazione, tenutasi ieri mattina all’Hotel Savoia Regency di Bologna.

Sono diverse, infatti, le criticità irrisolte: i prezzi di vendita sono ancora troppo spesso al di sotto dei costi di produzione e non permettono agli agricoltori un adeguato reddito, mentre molte produzioni sono falcidiate da eventi climatici estremi, con comparti storici, come bietole e cereali, in forte sofferenza anche per la concorrenza estera a basso costo, spesso del tutto sleale. A pesare ulteriormente sarà la progressiva riduzione delle risorse della Politica Agricola Comune voluta dalla Commissione UE, che limiterà inevitabilmente la capacità di investimento e di innovazione proprio nel momento in cui il settore ne avrebbe maggiore bisogno. Sarà inoltre importante la conferma del sostegno all’agricoltura 4.0 e 5.0 da parte del Governo italiano.

Non mancano poi le tensioni geopolitiche e le incognite internazionali a rendere ancora più cupe le prospettive del 2026. L’ipotesi di entrata in vigore dell’accordo Mercosur, insieme al rischio di nuovi dazi statunitensi e alle tensioni commerciali con la Cina, ha aperto nuovi scenari che potrebbero penalizzare pesantemente le produzioni italiane e in particolare alcune eccellenze bolognesi. “Non possiamo affrontare una competizione di questo genere con Paesi che operano con standard ambientali, sociali e sanitari diversi senza adeguate tutele per le nostre imprese” commenta Venturi.

É dello stesso avviso anche Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura e del Copa-Cogega, intervenuto nel convegno organizzato a seguito dell’assemblea invernale dal titolo “L’impresa agricola tra mercato globale, calamità e vincoli normativi. Il futuro è possibile”. “Garantiamo ogni giorno cibo ai cittadini europei, ma possiamo continuare a farlo solo se abbiamo gli strumenti necessari per poter garantire un giusto reddito agli agricoltori. Per questo chiediamo una PAC più vicina alle esigenze delle aree rurali e capace di rendere l’agricoltura davvero competitiva. Voglio essere fiducioso che questo possa accadere”. Insieme a lui sono intervenuti anche Vitaliano Fiorillo (direttore Invernizzi AGRI Lab), Antonio Pascale (scrittore e direttore Festival Coltivato) e Luigina Trento (Ambasciata di Francia).

A livello locale, tra le sfide per il futuro c’è il rilancio della viticoltura collinare, sempre più a rischio di abbandono. La perdita dei vigneti storici rappresenterebbe un danno produttivo e un grave impoverimento del paesaggio e dell’identità del territorio. “Come Confagricoltura Bologna chiediamo politiche mirate che garantiscano il presidio agricolo delle colline, valorizzando il Pignoletto e rafforzando il legame tra produzione vitivinicola, turismo ed enogastronomia. Proprio per questo motivo il binomio tra agricoltura e turismo dovrà essere ancor più valorizzato nel 2026. La funzione del settore primario che ricopre un ruolo chiave nella tutela del paesaggio, della biodiversità e delle tradizioni locali, deve far sì che il suo ruolo nella programmazione turistica diventi ancor più forte” spiega Venturi.

È grande, inoltre, la preoccupazione per il futuro della Legge sulla Montagna, che se venisse confermata nel suo impianto proposto dal Governo potrebbe compromettere strumenti fondamentali per le aziende delle aree montane e collinari.

“In una situazione già delicata in cui viviamo, è necessario che i criteri della Legge sulla Montagna tengano conto non solo dell’altitudine, ma delle reali difficoltà operative dei territori, già oggi esposti a spopolamento e abbandono. Se questa è la politica di supporto che il Governo vuole darci, la strada è quella sbagliata perché davvero si rischia di non avere più nessun agricoltore a presidiare luoghi già colpiti e in sofferenza. Il 2026 – conclude Venturi – deve essere l’anno delle scelte, anche ragionando nell’ottica della gestione della fauna selvatica, che non può essere più trascurata, tenendo conto della presenza dei lupi in pianura, e dei danni causati da oche selvagge e nutrie. L’agricoltura non può più essere considerata un settore marginale: è economia, ambiente, sicurezza alimentare e presidio del territorio”

Redazione CUOREECONOMICO
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