Alluvione, impatto economico fra i 7 e 10 miliardi: il territorio colpito vale 2 punti del Pil nazionale

Le prime stime di Unioncamere Emilia-Romagna: solo in agricoltura sono quasi 130.000 le unità locali attive nei 79 comuni considerati, imprese che danno occupazione a oltre 443.000 persone. Riparte la filiera del turismo, ma secondo l'ente adesso è il momento di fare quadrato per dare un nuovo slancio al territorio
"L'Emilia-Romagna è una locomotiva del Paese, fondamentale che non si fermi". La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha lanciato un messaggio chiaro nel corso della sua recente visita alle zone alluvionate.
Anche per questo, la macchina dei soccorsi, ma anche quella della ripartenza, si sono messe in moto rapidamente, con l'obiettivo di salvare il salvabile e riprendere slancio.
Mentre infatti sulla costa l'offerta turistica è pronta a partire, col presidente di Regione Stefano Bonaccini e l'assessore Corsini che a Rimini hanno tagliato il nastro della stagione estiva, il lavoro agricolo dovrà prima di tutto fare la conta dei danni.
I 2 milioni di Euro stanziati dal Governo per la ripartenza, saranno soltanto un primo passo, anche se le associazioni di categoria ed il mondo produttivo hanno accolto naturalmente con favore la celerità dell'intervento.
La lista di cosa servirebbe in tempi rapidi è molto lunga, come è stato spiegato in un documento congiunto firmato dalla Regione, dai sindacati e dalle imprese. Una cosa certa è l'incidenza forte che avrà questa calamità sull'economia nazionale e quella regionale.
Una ricchezza che poteva far salire il Pil
I primi dati provvisori diffusi dalla Regione Emilia-Romagna ipotizzano un impatto non inferiore ai sette miliardi, quantificazione probabilmente destinata a essere rivista al rialzo.
Secondo le elaborazioni del Centro studi di Unioncamere Emilia-Romagna, nel 2022 il valore aggiunto, la ricchezza creata, dai comuni colpiti dall'alluvione ammontava a oltre 38 miliardi di euro, il 24% del Pil regionale, il 2,2% di quello nazionale.
Per il 2023 le previsioni formulate ad aprile ipotizzavano una crescita dello 0,7% che avrebbe portato a superare i 40 miliardi di euro.
Se le prime stime dei danni dovessero trovare conferme - e quindi attestarsi tra una cifra tra i 7 e i 10 miliardi - ciò significherebbe un'incidenza sul valore aggiunto del territorio compresa tra il 18% e il 26%.
Per la definizione dell'area sono stati considerati i comuni emiliano-romagnoli inseriti nel decreto ministeriale del 23 maggio 2023 e successivamente rivisto il 25 maggio 2023. In alcuni casi il decreto fa riferimento a singole frazioni, in questo caso è stato considerato il dato dell'intero comune, con l'eccezione del comune di Bologna.
Sono stati considerati 79 comuni che si estendono su una superficie di 6.800 chilometri quadrati (il 30% del totale regionale), abitata da un milione e 164.000 persone (il 26% della popolazione dell'Emilia-Romagna).
L'agricoltura vale il 3,2% del valore aggiunto territoriale, l'industria oltre il 27% a certificare un'area a forte vocazione manifatturiera con una spiccata specializzazione nell'agroalimentare.
Ne è ulteriore testimonianza l'incidenza del valore aggiunto agricolo sul corrispondente dato nazionale, pari al 3,7%. Sono quasi 130..000 le unità locali attive nei 79 comuni considerati, imprese che danno occupazione a oltre 443.000 persone.
I settori che contano più addetti sono quelli del commercio, dei servizi alle imprese, dell'agroalimentare e dell'alloggio-ristorazione.
Il 40% dell'occupazione regionale dell'industria del legno e dei mobili in legno e quasi il 5% dei lavoratori italiani della meccanica operano in questo territorio.
Wellness Valley e cooperazione
Detto del turismo, che in Romagna movimenta il 10 percento del settore italiano, il territorio è anche “wellness valley”, primo distretto mondiale del benessere e della qualità della vita, molti dei comuni colpiti ne sono il cuore pulsante. Sempre con riferimento alla dimensione economica, gli addetti operanti nell’area alluvionata e riconducibili ad attività “wellness” sono quasi 11.000, oltre il 4 percento del totale nazionale. La filiera del wellness nell’ultimo decennio all’interno dei comuni considerati ha aumentato l’occupazione di circa il 20 per cento, a fronte di un aumento degli altri settori attorno al 7 per cento.
Ulteriori dati che raccontano bene il territorio sono quelli che rimandano alla presenza artigiana e alla rilevanza della cooperazione. Un terzo delle imprese del territorio sono artigiane, incidenza che a livello nazionale si ferma al 25 percento. Le cooperative danno lavoro al 20 per cento degli occupati dell’area, contro il 13 percento regionale e il 7 percento dell’Italia.
La sfida dell'export
C'è poi un dato importante che riguarda le esportazioni: nel corso del 2022 le imprese del territorio che hanno commercializzato all’estero sono state oltre 2.800 per un valore delle esportazioni che ha sfiorato i 14 miliardi di euro. Un contributo quindi fondamentale in questo senso ai dati nazionali.
I due fili rossi che rischiano di sfilacciarsi
"Numeri - sottolinea Unioncamere - che raccontano di un territorio che nel tempo ha saputo rinnovarsi senza mai smarrire due punti fermi, due fili rossi che ricorrono costantemente.
ll primo filo rosso è che il successo del territorio nel corso dei decenni è sempre correlato alla emersione di imprese leader capaci di orientare sotto il profilo direzionale e strategico l'agire di un gran numero di imprese di minori dimensioni.
Il secondo filo rosso riguarda un'altra tipologia di rete, quella sociale. In questo territorio - alla pari di altri sistemi locali, in particolare in regione - si è avuta crescita economica, coesione sociale e qualità della vita elevata perché si è riuscita a creare consenso attraverso la condivisione di valori e obiettivi.
Qui si è realizzato un circolo virtuoso tra imprese, lavoratori e cittadini, la competitività delle prime assicurava il benessere sul territorio, l’elevata qualità della vita degli abitanti garantiva le condizioni più favorevoli per la creazione e la condivisione della conoscenza che, a sua volta, alimentava la crescita economica.
Negli ultimi anni le transizioni in atto - da quella digitale a quella demografica passando per quella della sostenibilità- la pandemia e gli effetti della guerra in Ucraina sembrano aver indebolito il nodo che stringe i due fili rossi.
L’alluvione rischia di sfilacciare ulteriormente questo legame. Al tempo stesso, la ripartenza e la ricostruzione dopo l’alluvione possono essere un collante per rinsaldare la propria identità territoriale, per rinnovare un
percorso volto alla condivisione di valori e obiettivi, per ripensare un modello di sviluppo capace di adattarsi a un sistema sociale ed economico in perenne riconfigurazione".
Redazione Cuoreeconomico
(Riproduzione riservata)
Per inviare comunicati stampa alla Redazione di CUOREECONOMICO: cuoreeconomico@esg89.com
WHATSAPP Redazione CUOREECONOMICO: 327 70234751
Per Info, Contatti e Pubblicità scrivere a: customer@esg89.com












