Arangio (Confcooperative Sicilia): “Creare strumenti finanziari che diano certezze per attrarre i giovani”

(Cesare Arangio, presidente di Confcooperative Palermo)
Il presidente della sezione palermitana dell’associazione: “La legge di stabilità regionale non ci convince: soprattutto le reti socio-sanitarie sono ferme al 1985. La nuova sfida? Investire di più nel marketing, anche in settori chiave come l’agricoltura”
Nei giorni scorsi la Regione Siciliana ha approvato il disegno di legge di stabilità 2024 con 39 voti favorevoli e 23 contrari. Dopo 21 anni consecutivi di esercizi provvisori, il Governo siciliano può cominciare il nuovo anno con il bilancio approvato nei termini di legge. Ma c'è chi non è soddisfatto.
“Abbiamo avanzato delle specifiche richieste in merito alle reti socio sanitarie e socio assistenziali, ormai ferme al 1985 - commenta Cesare Arangio presidente di Confcooperative Palermo - Abbiamo avuto tre rinnovi contrattuali, ci dobbiamo veramente in enorme difficoltà.
Questa è una delle tante richieste fatte. Posso citare anche gli interventi per le scolastiche paritarie che non abbiamo riscontrato. Nulla di tutto ciò”. La Legge di stabilità siciliana non convince.
Avete chiesto che si intervenisse sulla composizione del Consiglio di amministrazione dell'Irca, nato dalla fusione di Ircac (Istituto Regionale per il Credito alla Cooperazione) e Crias (Cassa regionale per il credito alle imprese artigiane siciliane). Che risposta avete avuto?
“Abbiamo chiesto che la nomina della cooperazione fosse richiesta alle organizzazioni maggiormente rappresentative e non ad unanimità e che la nomina del componente di genere fosse nominato in capo alla parte pubblica che hanno tre membri, ma non è stato così. Alla Regione spettavano tre componenti e sono stati nominati solo uomini”.
La popolazione dell'isola ha visto diminuire di la propria popolazione di 310.000 residenti negli ultimi 10 anni. Ad essere coinvolte non sono più solo le aree rurali, ma anche i grandi centri. Cosa bisogna fare per cambiare passo?
“Purtroppo notiamo che i giovani non si preoccupano delle prospettive che si possano creare in futuro in ambito lavorativo. Vogliono capitalizzare subito. Ed è questo, secondo me, uno dei motivi per cui i giovani vanno via. Hanno poca protezione all'investimento”.
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Cosa fare per far crescere il livello imprenditoriale?
“Le nuove generazioni non possono credere alle promesse della politica, quasi sempre disattese. Bisogna creare strumenti finanziari che diano certezza, soprattutto in questo momento, con i tassi di interesse molto altissimi. Noi ci stiamo battendo in tal senso”.
Per quanto riguarda le cooperative e la trasformazione digitale, a che punto siamo in Sicilia?
“Abbiamo delle misure dedicate e stiamo cercando pian piano di coinvolgere sempre più le cooperative. Sicuramente l'innovazione digitale può dare una svolta e consentire anche di stare su mercati molto più ampi.
Oggi, essere presenti sul web, lavorare online ed essere più smart amplia le fette di mercato. Per fare ciò occorre avere figure professionali specializzate che non ci sono o sono poche”.
Notizia degli ultimi giorni la pubblicazione di due bandi che mettono a disposizione importanti risorse per sostenere specifici interventi sulla produzione del biologico. In che modo lanciare sempre più il prodotto made in Italy in un'ottica internazionale?
“Il marketing è un'attività che in agricoltura non viene quasi mai fatta. Trent'anni fa in Trentino sono stati molto lungimiranti con l'esperienza della mela Melinda. Bisognerebbe che questo modus operandi si attuasse con i nostri prodotti regionali”.
Di Mario Catalano
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