ARTIGIANATO. Fiato sospeso sui dazi. Confartigianato Veneto, Boschetto: “A rischio 33mila posti di lavoro”

(Roberto Boschetto, Presidente Confartigianato Veneto)
Lo stop temporaneo all’applicazione dei nuovi dazi statunitensi sull’import europeo ha evitato, almeno per ora, un colpo durissimo all’economia italiana. Ma per le imprese artigiane del Veneto, l’aria resta tesa. Il presidente di Confartigianato Imprese Veneto, Roberto Boschetto, non nasconde la sua preoccupazione: “Rimaniamo con il fiato sospeso. Il rischio di un ritorno dei dazi è reale e potrebbe essere devastante per l’artigianato veneto.”
Secondo i dati diffusi da Confartigianato, le nuove tariffe americane – se applicate – potrebbero far crollare l’export italiano verso gli USA di circa 11 miliardi di euro. Un duro colpo per un commercio che oggi vale 64,8 miliardi e che rappresenta una fetta fondamentale dell’economia veneta. “Parliamo di una perdita potenziale di 33mila occupati nelle imprese esportatrici – sottolinea Boschetto – un vero e proprio terremoto per il nostro sistema produttivo.”
Particolarmente esposto il settore manifatturiero, cuore pulsante dell’artigianato veneto, che impiega 581.298 addetti, il 13,6% del totale nazionale. Di questi, oltre 111mila lavorano in imprese artigiane. Tra i comparti più a rischio: gioielleria, occhialeria e forniture mediche e dentistiche, con esportazioni complessive verso gli Stati Uniti che sfiorano gli 1,8 miliardi di euro. A questo si aggiunge la componente cruciale dei macchinari e delle apparecchiature, che da sola rappresenta il 23,1% dell’export veneto verso gli USA.
Il timore è anche per l’effetto domino: “I dazi potrebbero far impennare l’inflazione e compromettere l’intera filiera produttiva,” avverte Boschetto. Di fronte a questo scenario incerto, il presidente rilancia l’urgenza di un’azione coordinata a livello europeo: “Va rivisto il Patto di stabilità per creare spazi economici a sostegno degli investimenti privati, e va riprogrammato il PNRR, con una proroga delle scadenze. Le imprese non possono essere lasciate sole.”
Boschetto propone inoltre una rimodulazione del Green Deal europeo per renderlo compatibile con una nuova strategia di sviluppo sostenibile, più flessibile e tarata sulle esigenze delle PMI. “È necessario investire sull’innovazione e sulla qualificazione dei prodotti – spiega – soprattutto per le imprese che operano nelle filiere critiche.” Una delle proposte sul tavolo riguarda la riconversione del piano Transizione 5.0, che finora ha mostrato risultati ben lontani dagli obiettivi: “I crediti d’imposta richiesti sono ancora troppo pochi rispetto ai 6,3 miliardi previsti. Serve una revisione efficace e tempestiva.”
Se da un lato la sospensione dei dazi americani allenta la pressione, dall’altro lascia aperti interrogativi inquietanti. Il Made in Italy, soprattutto nelle sue declinazioni artigiane e manifatturiere, resta un patrimonio fragile da proteggere. E il Veneto, locomotiva del settore, guarda con apprensione a un futuro ancora incerto.
Claudia Boccucci
(Riproduzione riservata)
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