ven 20 mar 2026

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Assolombarda detta le priorità e stimola il Governo: "Investimenti chiave via da patto di stabilità"

(Alessandro Spada, presidente di Assolombarda)

Assemblea degli industriali lombardi. Il presidente Spada: "Energia, innovazione, lavoro, infrastrutture e governance territoriale chiavi del futuro. Eurobond per supportare la transizione ecologica, serve nuova politica industriale comunitaria per la manifattura"

Energia, innovazione, lavoro, infrastrutture e governance territoriale sono le cinque priorità per sostenere le imprese. E' quanto ha evidenziato il presidente di Assolombarda, Alessandro Spada, nel corso dell'assemblea dell'associazione.

Per quanto riguarda l'energia "chiediamo al Governo italiano di sostenere la capacità delle nostre imprese che competono in Europa e nel mondo. E' necessario puntare sul nucleare pulito e sicuro di ultima generazione".

Per quanto riguarda l'innovazione serve "rafforzare Industria 4.0, ripristinare Patent Box e presentare una strategia nazionale per l'idrogeno.

Per i lavoro occorre agire sul taglio strutturale del cuneo fiscale e su una flat tax per i giovani. Per le infrastrutture chiediamo di ultimare la Pedemontana e ampliare Malpensa.

E sulla governance territoriale occorre completare la riforma di Città Metropolitana e dare il via all'autonomia regionale differenziata" ha aggiunto.  

Fondo sovrano europeo per la transizione con Eurobond

Inoltre, in sintonia con il presidente nazionale di Confindustria Carlo Bonomi, Spada sottolinea che "non intendiamo mettere in discussione gli obiettivi di riduzione delle emissioni.

Ma pensiamo sia del tutto irragionevole l'accelerazione ambientale impressa dalla Commissione Europea, che sta dimostrando di voler scaricare sulle imprese i costi della transizione ecologica". 

"Di fatto, l'Europa - aggiunge - è l'unica tra le grandi aree del pianeta ad aver vietato dal 2035 la produzione di auto a combustione interna.

Per ridurre le emissioni ha scelto di puntare tutto sull'elettrico, anziché farlo anche attraverso l'uso di altri combustibili come biocarburanti, carburanti sintetici, e l'idrogeno, di cui proprio il nostro territorio è attore all'avanguardia.

L'Europa possiede le tecnologie industriali energeticamente più efficienti e le maggiori capacità di riciclo. Si prenda anche il caso dell'acciaio, settore in cui l'Europa e soprattutto il nostro territorio possiedono le più moderne tecnologie con ridotte emissioni e un elevato tasso di riutilizzo di rottami.

Un altro esempio importante riguarda le politiche per la qualità dell'aria. Siamo fortemente convinti - prosegue Spada - che ridurre le emissioni sia un bene pubblico, ma per poterlo fare nei modi e nei tempi imposti da Bruxelles servono strumenti finanziari comunitari adeguati.

Per noi la risposta è un fondo sovrano basato sulla emissione di Eurobond. L'Unione Europea dimostri solidarietà e spirito comunitario anche nei confronti della transizione ecologica, sfida globale raggiungibile solo se giocata sul piano europeo".  

Patto di stabilità, svincolare investimenti strategici

Sul Pnrr, anche vista la presenza in assemblea della premier Meloni, Spada ribadisce la necessità di "promuovere un forte sforzo per far passare, a livello europeo, il principio per cui gli investimenti strategici per il Paese non siano sottoposti al Patto di Stabilità.

Mi riferisco, per esempio, al caso della sanità, uno dei molteplici settori in cui i nostri territori rappresentano un’eccellenza del modello di collaborazione tra pubblico e privato.

La Lombardia, con oltre 210 milioni di euro di finanziamenti, è la prima regione in Italia per contributo dell'Unione Europea alla ricerca sulle scienze della vita.

Una filiera che genera 27 miliardi di valore aggiunto l’anno e che, comprensiva di indotto, pesa per il 13% del Pil regionale.

Tutti investimenti che nella filiera della salute generano crescita, benessere, coesione sociale, ricerca, innovazione, tech transfer e nuova industria, per il territorio, per il Paese, per l’Europa e che, di conseguenza, non dovrebbero essere sottoposti al Patto.

Quando parliamo di Pnrr ci riferiamo a una miriade di rivoli di spesa, secondo una cattiva abitudine italiana volta alla perenne ricerca del consenso politico sul territorio e di una moltitudine di stazioni appaltanti, tra cui anche tanti piccoli comuni senza organizzazione tecnica.

Oggi spetta al Governo il compito di trovare una soluzione per rivedere il Piano da concordare con l’Europa. In tal senso, proponiamo che si trasformino le risorse che non riusciremo a scaricare a terra nello stesso strumento usato dall’Inr americano: i crediti d’imposta alle imprese.

Di fatto è lo stesso modello alla base di Industria 4.0, l’unico vero piano di politica industriale degli ultimi anni che ci ha dato una svolta epocale in termini di competitività”.

Costruire politica industriale comunitaria per scongiurare de-industrializzazione manifattura

E ancora: “Il nostro futuro passa innegabilmente per la costruzione di una politica industriale comunitaria che negli ultimi decenni non c’è stata. A titolo di esempio, guardiamo all’energia.

Diventa difficile giustificare la costruzione di una nuova fabbrica - per esempio - di batterie quando in Europa l’energia costa 5 volte di più rispetto a USA e Cina.

Oltretutto dobbiamo considerare che l’Italia era leader nel settore nucleare e terza al mondo per capacità installata e ancora oggi paghiamo il prezzo della rinuncia a questa tecnologia.

Dobbiamo agire come Paese e come Unione Europea per costruire una politica industriale comunitaria di lungo respiro sui principali dossier strategici. Non possiamo più perdere tempo se non vogliamo correre il rischio di una de-industrializzazione della nostra manifattura”. 

Redazione Cuoreeconomico
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