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19/01/2024

Attrazione investimenti, Toscana tra le prime in Italia. Giani: "Strategia efficace"

Grande attrattività della regione anche per le multinazionali estere. Gli obiettivi di Invest Tuscany: aumentare la produttività e l'innovazione nel settore imprenditoriale toscano favorendo l’insediamento di nuove attività economiche; sostenere il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile da parte della Toscana, focalizzando le attività di assistenza verso imprese e progetti in grado di apportare benefici economici, ambientali e sociali, promuovere la crescita e lo sviluppo del tessuto imprenditoriale locale. Intanto il Pil procapite cresce più della media nazionale

Una regione dinamica, aperta verso l’esterno. Una delle prime in Italia sul fronte dell’attrazione degli investimenti e questo anche grazie al fatto di essere stata, la Toscana, una delle prime ad essersi dotata, a partire dal 2010, di una struttura dedicata a tale scopo.

Si è tenuto a Firenze l’Annual Meeting di Invest in Tuscany, tradizionale appuntamento organizzato per analizzare e condividere previsioni, obiettivi e strumenti del settore.

Tra gli obiettivi immediati – ha detto il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani nel corso del suo intervento – vorrei sottolineare il bando di prossima apertura in ricerca e sviluppo per l’attrazione di investimenti.

Si tratta di un nuovo bando sperimentale, complementare ad altre misure, messo a punto dialogando con Confindustria e altre associazioni, con l’obiettivo di portare nuove attività di ricerca in Toscana e favorire l’insediamento di nuove attività.

Si parte con una dotazione di 5 milioni di euro di fondi europei che potrà salire a 10 milioni di euro ed è una scommessa per avere uno strumento in più con cui dialogare e attirare nuovi investitori sul territorio o favorire anche imprese che hanno già qui l’attività produttiva e potrebbero aggiungere la funzione della ricerca.

Sarà fondamentale la collaborazione con altri soggetti per diffondere la cultura dell’attrazione, mappare le opportunità nel territorio, creare competenze e favorire il radicamento delle imprese e la valorizzazione delle competenze degli addetti.

Stiamo inoltre studiando – ha aggiunto – altre misure come la mappatura di aree industriali dismesse, per favorire l’insediamento di nuove imprese senza aumentare il consumo di suolo, la creazione di un gruppo di lavoro interdirezionale, per velocizzare e semplificare il rapporto tra imprese e Regione e la messa a punto di ‘pacchetti’ di incentivi multimisura che supportino i nuovi insediamenti relativamente a costi di insediamento, ricerca e sviluppo, formazione del personale.

Con un possibile punto di approdo di questo lavoro: dotarsi di una legge specifica sull’attrazione, così come fatto in tempi recenti da altre Regioni”.

Alcuni dati sulla situazione in Toscana

Secondo uno studio del 2022 commissionato da Invest in Tuscany a Svimez sulla valutazione dell’impatto delle multinazionali in Toscana, quelle estere, pur rappresentando un insieme molto piccolo rispetto al totale (meno del’1 percento delle unità locali complessive), occupano il 6,9 degli addetti totali e contribuiscono al 19,5% del valore aggiunto totale.

Sempre secondo Svimez  la presenza delle multinazionali in Toscana attiva circa il 13 percento del Pil regionale tra effetti diretti, indiretti e indotti.

Per la banca dati Crossborder di Bureau van Dijk, nel periodo 2017-2023 la Toscana ha attratto 157 progetti greenfield (nuove imprese) con un CAPEX (investimenti in capitale fisso) che supera i 3 miliardi di dollari e che hanno generato più di 10.000 nuovi posti di lavoro, posizionandosi come la regione italiana in grado di attrarre progetti con il più elevato contributo in termini di occupazione.

Riguardo ai progetti di investimento tramite acquisizioni, nello stesso periodo, sono state 161 le operazioni per un valore di 5,6 miliardi di dollari, quinta regione in Italia dopo Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Lazio.

Negli ultimi sette anni lo stock di IDE (investimenti diretti esteri) in entrata in Toscana è incrementato mediamente di due decimi di punto percentuale in più rispetto alla media nazionale del 5,4 percento.

La Toscana ospita 2.875 unità locali, pari al 6,2 percento  del totale delle imprese multinazionali presenti in Italia: sono lo 0,9 percento delle unità locali toscane ma contribuiscono al 19,5% del valore aggiunto (11,2 miliardi) e al 18,1 del fatturato (37,2 miliardi).

I vertici delle imprese multinazionali a controllo estero in Toscana risiedono principalmente in Francia (24,4 percento delle unità locali, 24,8 degli addetti e 38,7 del fatturato), seguono gli Stati Uniti (12,3 percento delle unità locali, 19,0 degli addetti e 20,6 del fatturato) e la Gran Bretagna (13,1 percento delle unità locali, 11,6 degli addetti, 10,8 del fatturato).

L’82,4 percento delle multinazionali in Toscana opera nel settore dei servizi, specialmente commercio, che conta per il 41,5 percento delle unità locali, seguito per numerosità dal settore degli altri servizi (40,9 percento delle unità locali), contribuendo in misura relativamente maggiore all’economia delle imprese estere regionali: esso, infatti, conta per il 37,4 percento dell’occupazione e il 57 percento del valore aggiunto.

Il settore industriale manifatturiero, con solo il 14,5 percento delle unità locali di imprese estere, rappresenta comunque una quota rilevante, specie in termini di occupazione e creazione di valore: occupa, infatti, il 41,7 percento dei dipendenti e genera 3,5 miliardi di valore aggiunto e 17,3 miliardi di fatturato, il 31,8 percento e il 46,4 percento del totale regionale.

I settori che vedono maggiore interesse da parte delle multinazionali in Toscana sono il turismo, il fashion (in particolare il settore della pelletteria e del lusso), il Food and Beverage (in particolare il settore vitivinicolo) ma anche settori tecnologici come Scienze Vita e ICT & Digital Technology.

Le 48 grandi unità locali di multinazionali (quelle con un numero di addetti superiore a 249 ed un fatturato annuo maggiore di 50 milioni di euro) contano solo per l’1,7 percento del totale delle imprese estere in Toscana, ma rilevano notevolmente, sia tra lemultinazionali che tra le grandi unità locali regionali.

Con 25.758 dipendenti, rappresentano quasi un terzo dell’occupazione generata dalle grandi. Inoltre, contribuiscono alla creazione di 6,8 miliardi di valore aggiunto, oltre il 60 percento di quanto generato dalle grandi, e di 17,9 miliardi di fatturato, pari a quasi la metà del fatturato delle imprese estere nella regione.

La produttività poi è nettamente superiore a quelle delle multinazionali italiane presenti in regione (264 mila per addetto contro 108 mila), con un indicatore addirittura undici volte superiore a quella delle imprese indipendenti.

(Leonardo Marras, Assessore a economia e turismo Regione Toscana)

Invest in Tuscany: attività, obiettivi e strategie fino al 2025

L'attrazione di investimenti sul territorio toscano è promossa e coadiuvata attraverso lo sportello Invest in Tuscany che si occupa di seguire le aziende nazionali e internazionali intenzionate a venire in Toscana. Sono in tutto 95 i progetti di investimento che hanno ricevuto assistenza da parte di Invest in Tuscany nel periodo 2018-2022.

Tra gli investimenti di rilievo avvenuti nel 2023: Dior, Ecopol e Sorgenia (nuove imprese), Ginko, Marzocco Group, 7-Industries Holding, Valmet Oyi (acquisizioni) e Baker Hughes, Biomerieux, Aboca, Solvay, Verallia, Yachtline (espansioni).

L’obiettivo della Regione è attrarre un numero crescente di investimenti esterni (esteri e nazionali) al fine di massimizzare gli effetti positivi diretti ed indiretti sul sistema economico regionale ma soprattutto di attrarre quegli investimenti capaci di contribuire alle strategie socio-economiche di sviluppo sostenibile delineate nel Programma Regionale di Sviluppo.

La Toscana è leader in Italia nell’attrazione di investimenti – ha commentato Leonardo Marras, assessore a economia e turismo – e di questo dobbiamo ringraziare Invest in Tuscany per il prezioso lavoro che svolge ormai da più di un decennio.

Per mantenere la leadership toscana, migliorandone ancora la competitività, e quindi l'attrattività, uno dei fattori su cui concentrare il nostro lavoro è il sostegno verso la transizione green del sistema produttivo toscano. Le risorse europee messe a disposizione con il Fesr sono in questo senso utili e preziose.

Ed i due bandi di prossima uscita, con 125 milioni di euro a disposizione, sono pensati proprio per rafforzare gli investimenti in ricerca e per sostenere l'introduzione di tecnologie innovative e favorire la transizione ecologica”.

Quattro i principali obiettivi della strategia 2023-25: aumentare la produttività e l'innovazione nel settore imprenditoriale toscano favorendo l’insediamento di nuove attività economiche; sostenere il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile da parte della Toscana, focalizzando le attività di assistenza verso imprese e progetti in grado di apportare benefici economici, ambientali e sociali, promuovere la crescita e lo sviluppo del tessuto imprenditoriale locale attraverso il radicamento delle imprese già localizzate e la creazione di collegamenti tra queste ultime e le Pmi toscane, contribuire a migliorare il clima d’investimento locale e nazionale tramite una strutturata attività di ‘public policy advocacy’.

La tipologia di investimenti che saranno ricercati: insediamento di nuove attività economiche, sia che si tratti di investimenti ex novo (greenfield) o di investimenti che implichino invece il recupero di un sito produttivo già esistente (brownfield), lo sviluppo delle imprese multinazionali (o domestiche) già presenti in regione attraverso processi di espansione, modernizzazione o co-localizzazione di nuove attività economiche, l’attivazione di partnership di natura industriale tra aziende multinazionali ed imprese toscane, con particolare riferimento alle Pmi

Rapporto “Community Toscana”: confermata vocazione manifatturiera

Secondo i dati elaborati dal Rapporto, “Community Toscana” 2024 di The European House – Ambrosetti, presentato sempre nell'ambito del meeting di Invest in Tuscany, il Pil per abitante in Toscana nel 2022 è pari a 31.891 euro, il 6,5 percento in più della media italiana, collocando la regione all’ottava posizione a livello nazionale.

La variazione rispetto al 2021 è stata del 6,3 per cento, rispetto al 3,9 per cento nazionale. Il dato del Pil pro capite toscano nel 2022 risulta in crescita dello 0,8 per cento rispetto a quello pre pandemia del 2019.

Sul fronte demografico la Toscana nel 2023 presenta un’età media della propria popolazione superiore rispetto al dato nazionale (47,8 anni rispetto a 46,4 in Italia).

Inoltre, la quota della popolazione compresa tra i 15 e i 24 anni ammonta nel 2023 al 19,1 percento, un dato leggermente inferiore rispetto alla media nazionale del 20,4%, che colloca la regione al diciottesimo posto in Italia. In questa fascia di età comunque, rispetto al 2019 la quota di popolazione è in Toscana in leggero aumento (+0,3 percento).

Sul fronte produttivo, si legge nel Rapporto, “la Toscana vanta una solida vocazione manifatturiera. Il settore infatti, incide sul Valore aggiunto regionale per il 19,2%, circa il 2 per cento in più rispetto alla media nazionale e circa un punto in più rispetto al Valore aggiunto regionale del 2019”.

Osservando l’andamento della quota del Valore aggiunto manifatturiero della Toscana tra il 2000 e il 2021 è possibile notare come l’andamento regionale segua il trend nazionale.

Con una contrazione in corrispondenza del periodo 2008-2009 caratterizzato dalla crisi finanziaria e durante l’anno pandemico 2020. Considerando i dati del 2021, il valore registrato nel 2008 a livello nazionale e regionale è stato progressivamente recuperato (17,2 e 20 percento).

Va tenuto conto, in ogni caso, che l’incidenza del Valore aggiunto manifatturiero sul totale regionale si è progressivamente contratto di 4,4 punti percentuali rispetto agli anni Duemila, quando ammontava al 23,6 percento: tale variazione è stata quasi doppia rispetto al decremento registrato a livello nazionale tra il 2000 e il 2001 (-2,3 percento).

Tale andamento evidenzia non solo il crescente peso del settore dei servizi in Toscana, ma anche la riduzione del peso economico di alcune produzioni industriali tradizionalmente insediate nel territorio.

Redazione Cuoreeconomico
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