Autonomia differenziata, l'allarme Uil: "Incostituzionale, non colma il gap bensì lo aumenta"

Il sindacato ha esposto le sue perplessità in un convegno alla presenza dei parlamentari delle due commissioni affari costituzionali: “Troppe le diseguaglianze e gli squilibri: su tante tematiche servono decisioni di carattere nazionale”
“Autonomia differenziata: un progetto per il Paese?”, è il titolo del Convegno organizzato dalla Uil nazionale a Roma per parlare di un tema caldissimo.
Presenti, oltre al segretario nazionale Pierpaolo Bombardieri e quello confederale Ivana Veronese, il direttore dello Svimez Luca Bianchi anche Gianfranco Vesti, professore di Economia Applicata all'Università degli Studi di Bari Aldo Moro; Eugenio Giani, presidente della conferenza delle Regioni; Antonio Decaro, presidente dell'Anci e i parlamentari Simona Bonafè (Pd), Nazario Pagano (FI), Laura Ravetto (Lega), della Commissione affari isituzionali della Camera; Alessandro Maiorino (M5S) e Maria Stella Gelmini (Az-Iva), della medesima commissione ma del Senato.
Le perplessità sul provvedimento
Nella domanda retorica del titolo sono condensate tutte le perplessità e le critiche per un progetto che rischia di creare nuove diseguaglianze e nuovi squilibri. Una tesi condivisa anche dal mondo delle imprese e dell'economia.
"Siamo di fronte a una norma incostituzionale e bisogna avere il coraggio di dirlo, sottolinea Bombardieri, che aggiunge: “Quali sono le diseguaglianze in questo Paese e come colmiamo i divari?
E, solo per fare un esempio, i livelli essenziali delle prestazioni spettano al Governo o al Parlamento? Il progetto sull’autonomia non risponde a queste e a tante altre domande.
Noi non possiamo accettare divergenze a livello di scuola, di sanità, di infrastrutture, di politiche energetiche, di contratti di lavoro.
Su tutti questi capitoli servono decisioni di carattere nazionale. La verità è che, complessivamente, anche sui temi del lavoro, manca un confronto vero con il Governo: siamo stati chiamati solo per essere informati. Evidentemente, è una scelta politica”.
Bombardieri, poi, ripropone alcuni dati che confermano le condizioni di disparità territoriale e sociale. “L’analisi dei Conti pubblici territoriali - ha sottolineato il leader della Uil - ha messo in evidenza che, già oggi, la distribuzione dei fondi avvantaggia le Regioni settentrionali che, in media, ottengono un finanziamento pro capite di 12.908 euro a fronte dei 10.484 euro dei cittadini del Sud.
Se si considera, poi, la spesa complessiva del Settore Pubblico allargato, nel 2020, le Regioni del Nord sono state destinatarie di circa il 49% dei finanziamenti, mentre poco meno del 28% è stato appannaggio del Sud: una distribuzione sostanzialmente invariata da oltre 20 anni a questa parte.
Inoltre, la spesa corrente pro capite, sempre nel 2020, è stata pari a 16.785 euro al Nord, mentre al Sud si è fermata a 12.927 euro: una differenza di circa 4 mila euro, rimasta costante negli ultimi dieci anni, durante i quali, dunque, ogni singolo cittadino del Sud è stato destinatario, complessivamente, di 40 mila euro in meno di spesa pubblica rispetto a ogni singolo cittadino del Nord.
E, infine - ha concluso Bombardieri - anche il differenziale retributivo è notevole: un lavoratore del Sud percepisce 8.900 euro annui in meno rispetto a un suo collega del Nord”.
Veronese: i dati sugli squilibri
Nella sua relazione introduttiva, anche la Segretaria confederale, Ivana Veronese, ha messo l’accento su alcuni dati. “Un incremento delle aliquote e dei tributi si è determinato, già a prescindere dall’autonomia differenziata, con i Decreti attuativi sul fisco municipale e su quello regionale e provinciale.
Da questo punto di vista - ha precisato Veronese - i dati sono emblematici: tra Irpef Regionale e Comunale si è passati da un esborso medio pro capite di 389 euro nel 2009 ai 620 euro medi nel 2021, con un aumento del 59,4%.
La spesa di Regioni ed Enti Locali è passata dai 207 miliardi di euro del 2002 agli oltre 275 miliardi del 2021, con un aumento del 27,5%. È questo il nocciolo della questione da tenere in debito conto e non la distribuzione di ulteriori poteri e funzioni alle Regioni.
Ebbene - ha sottolineato Veronese - il disegno di Legge sull’autonomia differenziata non istituisce un fondo perequativo a supporto dei territori con minore capacità fiscale per abitante, come invece è stabilito dall’articolo 119 comma terzo della nostra Costituzione”.
Redazione Cuoreeconomico
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