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09/11/2023

Bankitalia: in 7 anni perso un terzo degli sportelli. Frenano prestiti alle imprese

Dal rapporto della Banca d'Italia emerge come il fenomeno della desertificazione bancaria avanzi a grandi passi. In alcuni  comuni mancano anche altri servizi essenziali come tabaccherie, scuole, farmacie e bar. Solo il progetto di Poste tampona le carenze. Intanto il gap fra Nord e Sud si allarga: nel Meridione solo lo 0,5 percento dei comuni ha accesso ai servizi finanziari. Dal Pnrr possibili soluzioni ma sono sin qui stati spesi pochissimi soldi fra quelli destinati al Mezzogiorno

Il fresco rapporto della Banca d'Italia fa luce sulla distribuzione delle filiali bancarie nel paese e sulle implicazioni per i servizi finanziari e digitali. Mentre il numero di sportelli bancari diminuisce, l'accessibilità a servizi finanziari tiene ancora grazie agli uffici postali e alle infrastrutture digitali. Ma la situazione è in peggioramento.

Un tema, quello della desertificazione bancaria, che CUOREECONOMICO ha messo al centro dei suoi interventi ed il fatto che sia la Banca d’Italia a certificare il dato lo rende ancora  più netto.

Le risultanze generali del rapporto

Il rapporto rivela che tra il 2015 e il 2022, il numero di filiali bancarie è diminuito del 30,7 percento, portando il totale a 35,7 sportelli ogni 100.000 abitanti. Alla fine del 2022, quasi il 40 percento dei comuni non aveva sportelli bancari, con concentrazioni più elevate nel Mezzogiorno e nel Nord Ovest.

Questa situazione riguarda principalmente comuni con attività economica limitata e redditi inferiori alla media nazionale, con una popolazione residente che varia dal 2,2 nel Nord Est al 10,4 percento nel Mezzogiorno.

Tuttavia, rilevano gli esperti di Via Nazionale,"considerando anche gli sportelli postali, che sono in grado di offrire servizi analoghi a quelli delle dipendenze bancarie, la quota dei comuni non serviti scende sensibilmente, al 2,7 percento del totale; l'incidenza è massima nel Nord Ovest (5,9 percento), molto bassa nel Mezzogiorno (0,5 per cento) e pressoché nulla al Centro. La popolazione che risiede in comuni non serviti da tali sportelli corrisponde allo 0,2 per cento del totale nazionale

LEGGI LA NOSTRA INTERVISTA A FULVIO FURLAN (UILCA UIL)

Non solo banche: manca altro

Oltre il 70 percento delle famiglie residenti nei comuni senza sportelli bancari ha accesso a reti fisse ad alta velocità, garantendo la possibilità di usufruire dei servizi online, sottolinea Abi, ma è chiaro che, soprattutto nelle realtà dell'entroterra, più lontane dai centri decisionali, l’assenza di banche diventa anche mancanza di un punto di riferimento sociale e civile.

Anche perché, come viene sottolineato la desertificazione bancaria spesso è associata a carenze in altri servizi, come la mancanza di tabaccherie in tre comuni su cinque, mancanza di scuole in uno su quattro, e la presenza di una farmacia solo in uno su dieci e raramente si trova una stazione ferroviaria.

Si allarga il divario Nord-Sud

Sempre il rapporto di Bankitalia evidenzia come il gap Nord-Sud non diminuisca affatto. Anzi, nonostante il calo del tasso di disoccupazione in tutto il paese, molte regioni del Sud continuano a lottare con una forza lavoro inutilizzata significativa.

Nonostante la frenata nell'industria in tutto il paese, il Mezzogiorno sembra essere su questo fronte soffrire meno rispetto al resto dell'Italia. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che molte regioni del Sud avevano beneficiato di una maggiore presenza pubblica durante la pandemia, il che ha contribuito a mitigare gli effetti negativi sull'industria.

In termini di fondi disponibili per affrontare queste sfide, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) rappresenta una grande opportunità per l'Italia e il Sud, con il 42 percento dei suoi 111 miliardi destinati al Meridione, ma è importante, dice Bankitalia, utilizzare appieno sia le risorse ordinarie che i fondi strutturali.

Via Nazionale sottolinea infatti che al 30 giugno, non erano ancora stati spesi 23 miliardi di euro dei fondi di coesione nazionali e comunitari, i quali dovrebbero essere utilizzati entro la fine dell'anno. A meno di eventuali spostamenti su altri fondi, per esempio quelli di coesione.

Meno prestiti alle imprese

Ma c'è un altro dato preoccupante. Nel 2022 il tasso di crescita dei prestiti delle banche al settore privato non finanziario  è sceso, per effetto del forte rallentamento dell'ultimo trimestre, principalmente al Centro Nord. Inoltre, sottolinea Bankitalia, nei primi sei mesi del 2023 il credito ha iniziato a contrarsi in tutte le aree ad eccezione del Mezzogiorno.

"Lo scorso anno la dinamica dei finanziamenti ha riflesso in prevalenza quella dei prestiti al settore produttivo", si legge nel rapporto secondo cui "nei dodici mesi terminanti in dicembre il credito alle aziende si e' infatti ridotto lievemente: si è osservata una contrazione nel Nord Ovest e, soprattutto, al Centro, dove nella seconda parte dell'anno i criteri di offerta si sono inaspriti piu' che in altre ripartizioni.

Il credito ha continuato invece ad aumentare per le imprese del Nord Est e del Sud (1 e 2 per cento, rispettivamente). Nel primo semestre del 2023 la flessione dei prestiti si e' intensificata, risentendo sia di una decisa caduta della domanda di credito, sia di un ulteriore irrigidimento delle condizioni di offerta".

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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