Baroni (Piccola Industria): "Liquidità imprese prosciugata da caro-bollette: è emergenza"

(Giovanni Baroni, presidente Piccola Industria di Confindustria)
Il presidente della sezione di Confindustria, al forum del settore, ha fatto il punto della situazione: "Taglio del cuneo fiscale e soluzioni per il credito d'imposta o gli imprenditori vedranno vanificati gli sforzi per tutelare il Made in Italy"
Le sfide della piccola industria al cospetto di una crisi energetica che morde. Il presidente della Piccola Industria di Confindustria Giovanni Baroni ne ha parlato ad una platea di addetti ai lavori, quella del forum della piccola industria a Mogliano Veneto ed ha tracciato un quadro del settore poco edificante.
“Gli imprenditori, col loro lavoro - sottolinea - lavoro rendono grande in tutto il mondo la nostra nazione incarnando lo spirito del vero Made in Italy, quello rinomato e visibile nelle vetrine dei migliori negozi del mondo e quello - altrettanto importante - che non si vede perché è un semilavorato o un componente o perché è parte di una linea di produzione in uno stabilimento industriale in qualche parte del mondo”.
Cambiamento delle priorità
Poi però delinea gli scenari, sottolineando come “attraversiamo un periodo di cambiamenti rapidi e tumultuosi e purtroppo le cose non migliorano”.
Anche per questo, spiega Baroni, per il settore non è possibile ora concentrarsi sulle parole chiave: “Termini come re-shoring o friend-shoring sono diventati di utilizzo comune: la manifattura può tornare a essere al centro in Europa e in Italia - dice Baroni - ma in questo momento va tenuto conto che il futuro va costruito su un solido presente, altrimenti non è un futuro, ma un sogno, un’illusione. E oggi abbiamo un’urgenza, pressante.
Il nostro presente è la stretta di liquidità che stanno vivendo o che vivranno il prossimo anno molte imprese, soprattutto le Piccole Imprese che non hanno scelta o alternative, ma che rappresentano la maggioranza dell’Industria Italiana.
Liquidità che viene prosciugata da costi dell’energia, inflazione e alti tassi di interesse. Detta in parole semplici, come piace a noi imprenditori, da bollette, da contratti di gas o energia elettrica, dalle rate crescenti dei nostri mutui e da materie prime ogni giorno sempre più costose e scarse”.
Subito un freno alle bollette
“Tra il 2019 e il 2022 - sottolinea Baroni - la bolletta energetica è passata da 8 a 110 miliardi di euro; i tassi finiti per le imprese sono passati da meno di un punto percentuale a quasi 5 punti, con prospettive di ulteriori rincari; l’inflazione legata al paniere dei beni al consumo è all’11% quando nel 2019 era a uno “zero virgola”: giusto per fare capire la tempesta in cui siamo entrati.
Il problema della liquidità è lo stesso che abbiamo sperimentato nel 2020 con la pandemia. Certo, le cause e gli scenari sono completamente diversi, ma la cura è e deve essere la stessa, per un semplice motivo: perché ha funzionato.
Parlo del rafforzamento degli strumenti di garanzia dello Stato per l’accesso al credito delle Piccole e Medie Imprese, favorire l’emissione di fiedjussioni e coperture assicurative necessarie per ottenere la fornitura di energia o gas e creare condizioni per assicurare la sostenibilità del debito bancario in essere, favorendo operazioni di moratoria e rinegoziazione.
Su quest’ultimo punto è però necessario e urgente un intervento sulle regole bancarie europee, come avvenuto nel 2020, per evitare che le regole sul default spiazzino la realizzazione di tali operazioni”.
Il credito di imposta non basta
“Il meccanismo dei crediti di imposta, tanto utilizzato oggi - sottolinea Baroni - non basta. I crediti d’imposta rischiano di rivelarsi uno strumento poco efficace: spesso le imprese non dispongono di sufficiente capienza, le banche faticano sempre di più ad accettarne di nuovi perché sature dei crediti del 110%, il limite di non frazionamento e la necessità di utilizzo in tempi brevi non aiuta sicuramente.
Ecco, con questa liquidità, le imprese e gli imprenditori sono in grado di costruire soluzioni, superare gli ostacoli, crescere e ripartire.
Sono in grado di investire, di affrontare le transizioni che ci stanno incalzando: quella digitale ed energetico-ambientale”.
Industria non è considerata da tutti asset strategico
Baroni lamenta poi il fatto che le piccole imprese sono penalizzate anche dal contesto internazionale. Non solo l’Europa, che definisce “sempre più divisa” ma anche i timori per il rischio concorrenza che può arrivare da Usa e Cina “perché una larga parte della classe politica europea sembra non vedere nell’industria un asset strategico”.
“Il riferimento - preciaa - è alla decisione di affossare la filiera dell’automotive, dove lavorano moltissime Pmi italiane e al pericolo che sta correndo il mondo degli imballaggi e del packaging nel quale l’Italia vanta un primato assoluto di economia circolare.
La nostra capacità di riciclo ha già raggiunto il 73% in anticipo con gli standard fissati da Bruxelles del 70% al 2030.
E naturalmente mi riferisco anche ai mesi trascorsi inutilmente in negoziati che non hanno portato ad alcuna posizione comune sull’emergenza energetica, nonostante l’allarme lanciato tempestivamente dall’industria.
Ad agosto il prezzo del gas ha superato i 300 euro/Mwh, un livello che renderebbe insostenibile qualsiasi attività industriale, non solo quelle “energivore”.
Taglio del cuneo fiscale
Baroni esprime poi parere favorevole sia al rigassificatore che alle trivellazioni ed aggiunge: “È venuto il momento di fare bene, di avere ben chiare le priorità delle imprese italiane che sono il motore della crescita e del benessere della nazione”
“Il lavoro - spiega Baroni - in Italia è tassato come fosse un bene di lusso. Di fronte al ritorno violento dell’inflazione, mai come oggi è opportuno procedere al taglio del cuneo fiscale, lasciando da subito più soldi nelle tasche delle famiglie: 1.200 euro in più a redditi sotto i 35.000 euro, grazie a un taglio del 5%, un provvedimento da 16 miliardi di euro”.
E conclude citando il presidente di Confindustria: “Senza Industria non c’è Italia” perchè “l’industria – tutta l’industria – è una questione di sicurezza nazionale”.
Redazione Cuoreeconomico
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