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19/12/2023

Basso (Cgil Veneto): “Inflazione erode la domanda interna, non si può vivere di solo export”

(Tiziana Basso, segretaria della Cgil Veneto)

La segretaria regionale del sindacato a CUOREECONOMICO: “Le persone hanno meno soldi da spendere e questo impatta sulle aziende del territorio. In tema di transizione ecologica la sfida è supportare le imprese negli investimenti e puntare sulla riqualificazione di lavoratrici e lavoratori. Pnrr è importante ma va tracciato un indirizzo di coordinamento con gli altri fondi europei”

Aumento del costo del denaro, occupazione, sicurezza sul lavoro e transizione ecologica. Questi sono solo alcuni dei temi affrontati dalla segretaria della Cgil Veneto Tiziana Basso, che ha tracciato per CUOREECONOMICO un quadro delle problematiche delle aziende del territorio, alle prese con le sfide poste da sostenibilità e digitale, e con le criticità legate alla complessa fase economica che stiamo vivendo.

Stiamo affrontando una fase complessa: prima la pandemia, poi lemergenza energetica, ora il forte aumento del costo del denaro. Come questa situazione sta impattando sulle imprese della regione?

La crisi energetica sta mettendo in difficoltà tutto il sistema produttivo europeo, in particolare il sistema economico tedesco, che infatti è in recessione. Dal momento che in Veneto molte aziende sono subfornitrici di aziende tedesche, le conseguenze stanno avendo ripercussioni anche sul nostro tessuto produttivo.

Allo stesso tempo l’inflazione, che sta erodendo salari e pensioni, ha l’effetto, tra le altre cose, di comprimere la domanda interna di beni e servizi. Le persone hanno meno soldi da spendere e questo non può che avere conseguenze dirette sulle aziende della nostra regione, che non possono sopravvivere di solo export”.

Sul fronte occupazione qual è la situazione? State riscontrando un aumento della cassa integrazione?

I dati di "Veneto Lavoro" danno l’occupazione in crescita; si tratta però di un’occupazione precaria e con molti contratti part time. I contratti a tempo indeterminato calano rispetto al 2022 e sono invece in aumento quelli a tempo determinato, così come i rapporti in somministrazione.

A livello regionale si è riscontrato un aumento delle ore di cassa integrazione ordinaria, che è raddoppiata a settembre rispetto ad agosto, con un più 87 percento rispetto all’anno scorso. Il timore, vista la situazione, è che nei prossimi mesi si registri un ulteriore aumento di richieste”.

Può tracciare un quadro della situazione relativa agli incidenti del lavoro nella regione? Qual è la strada più efficace per cercare di affrontare questa problematica?

In Veneto, da gennaio a ottobre di quest’anno, ci sono state 58.656 denunce d’infortunio, 81 delle quali hanno avuto esiti mortali (62 in occasione di lavoro). Tra le province venete, la più colpita rimane sempre Verona.

C’è stata una diminuzione degli incidenti mortali rispetto a gennaio-ottobre 2022, da 93 a 81, ma si sono ridotti solo gli incidenti mortali in itinere, mentre quelli in occasione di lavoro sono rimasti immutati nel dato generale, aumentando però nel settore dell’industria.

In ogni caso, la diminuzione rispetto al 2022 è poca cosa, tenendo conto che il numero accettabile in questo contesto è zero.

La strada da percorrere prevede un lavoro di condivisione degli obiettivi fra tutti i soggetti coinvolti: istituzioni, enti preposti al controllo e alla prevenzione e parti sociali.

Bisogna determinare un vero cambio culturale sul tema della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro e, al tempo stesso, accelerare gli investimenti sugli organici degli enti preposti al controllo e alla prevenzione. Alcuni passi avanti sono stati fatti, ma sul piano della condivisione siamo indietro, sia con le parti datoriali, sia con la Regione.

A fine anno si dovrà rinnovare il Piano strategico della Regione Veneto per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e dobbiamo fare in modo che quello sia un momento di svolta”.

In tema di transizione ecologica e digitale a che punto siamo? Qual è limportanza di una transizione giusta che non lasci indietro nessuno? In questo contesto qual è il ruolo della formazione?

Nella nostra regione c’è un ritardo storico, sia per quanto riguarda la transizione al digitale sia per la sostenibilità ambientale delle imprese.

Se pensiamo al settore dell’automotive, le imprese venete si occupano per lo più di componentistica o parti della produzione, con un parco macchine sostanzialmente datato, e sono legate a imprese estere che hanno già avviato da tempo la doppia transizione. L’unica strada per sopravvivere è adeguarsi e, di pari passo, investire sulla riqualificazione di lavoratrici e lavoratori.

Tra organizzazioni sindacali stiamo ragionando su alcune proposte nei confronti della Regione, perché vorremmo che ci fosse un indirizzo più preciso per quanto riguarda i bandi del Fesr sugli investimenti.

Pensando a settori come appunto l’automotive, il distretto del freddo e ad altre produzioni della termomeccanica tradizionale, sarebbe utile accompagnare ai finanziamenti per trasformare la produzione, finanziamenti del Fondo sociale europeo per la riqualificazione professionale”.

Lattuale scenario economico sta frenando gli investimenti delle imprese sul Green e sul digitale?

Il tessuto produttivo Veneto è, perlopiù, costituito da Pmi che spesso faticano ad accedere al credito, o possono accedervi a tassi troppo elevati, rendendo più complicati eventuali investimenti legati alla transizione digitale e transizione green.

Ci sono quindi difficoltà intrinseche legate alla dimensione aziendale, alla bassa capitalizzazione, ma anche a barriere culturali, alla scarsa conoscenza degli effetti positivi sulla competitività e alla poca capacità di fare rete con altri soggetti”.

Quale opportunità rappresenta il Pnrr per avere un Paese allavanguardia? E in particolare per il Veneto quale opportunità rappresenta il piano?

Si tratta di risorse da non perdere e questo vale anche per la nostra Regione. Vorremmo però un maggior coordinamento tra i fondi del Pnrr e i fondi europei cercando di tracciare un indirizzo strategico più preciso.

Oggi abbiamo difficoltà a sapere cosa accade, fatta eccezione per i fondi del Pnrr dedicati alla Pubblica Amministrazione. Sul resto non abbiamo nessun aggiornamento, compresi i progetti indicati a suo tempo dalla Regione di cui non si è saputo più nulla.

Pensiamo che il tavolo di partenariato istituito in Regione Veneto debba essere rilanciato anche per analizzare seriamente le ricadute dei fondi sul territorio.

Sempre su questo tema ci preoccupano, e non poco, alcune decisioni di modifica del Piano decise dal Governo come la concentrazione di molte risorse sullo sviluppo di infrastrutture e progetti legati alle fonti fossili, anziché su un forte rilancio delle fonti rinnovabili; il ridimensionamento degli obiettivi del capitolo sulla Sanità; e il taglio dei fondi per il dissesto idrogeologico”.   

Si parla sempre di più di desertificazione bancaria. Qual è la situazione in Veneto?

Dal 2015 al 2022 si contano più di 5000 lavoratori in meno nel settore bancario della nostra regione: una riduzione del 16,7 percento, nonostante le banche abbiano continuato a registrare utili e profitti.

Alla drastica riduzione dei posti di lavoro si accompagna la chiusura di molti sportelli bancari: ad oggi il 19 percento dei Comuni veneti ne è totalmente privo e metà di questi Comuni hanno visto chiudere gli unici sportelli del territorio tra il 2015 e il 2023”.

Di Monica Giambersio
(Riproduzione riservata)

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