BCE, bastone e carota: salgono i tassi, ma forse è l'ultima volta

(Christine Lagarde, presidente della BCE)
Nell'annunciare un rialzo di un altro mezzo punto, la presidente della BCE ha spiegato che la zona euro è solida e che anche se l'inflazione sarà lunga, l'esposizione delle banche Ue sulla vicenda Credit Suisse è minima. Nel comunicato nessun nuovo accenno a nuovi rialzi
Il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha varato un ulteriore rialzo dei tassi di interesse di 50 punti base. Il tasso sui depositi, dunque, aumenta al 3%, mentre quelli di rifinanziamento principale e marginale salgono rispettivamente al 3,5% e al 3,75%.
La decisione, alla vigilia, era stata messa in discussione per i fallimenti di alcune banche statunitensi e le turbolenze innescate dalla crisi di Credit Suisse.
Alla fine, nello scontro tra falchi, ovvero chi propugna all’interno della Bce una politica aggressiva di rialzi per mitigare la crescita dell’inflazione, e le più caute colombe, che invece temono che l’aumento del costo del denaro possa deprimere la crescita, l’hanno spuntata i falchi.
L’ipotesi di un rialzo di 25 punti base è stata scartata. La presidente della BCE ha spiegato che si è trattato di una decisione presa a maggioranza: 4-3.
La Bce stima inoltre che l'inflazione si collocherà in media al 5,3% nel 2023, al 2,9% nel 2024 e al 2,1% nel 2025.
"L'inflazione si prevede troppo elevata per un periodo di tempo troppo prolungato" ha spiegato Lagarde.
"Il Consiglio direttivo segue con attenzione le tensioni in atto sui mercati ed è pronto a intervenire ove necessario per preservare la stabilità dei prezzi e la stabilità finanziaria nell'area dell'euro", ha proseguito, specificando che il settore bancario dell'area dell'euro è dotato di buona capacità di tenuta, con solide posizioni di capitale e liquidità.
"In ogni caso - ha aggiunto - la Bce dispone di tutti gli strumenti necessari per fornire liquidità a sostegno del sistema finanziario dell'area dell'euro, qualora ve ne sia l'esigenza, e per preservare l'ordinata trasmissione della politica monetaria.
Le nuove proiezioni macroeconomiche degli esperti della Bce sono state ultimate agli inizi di marzo, prima delle recenti tensioni emerse nei mercati finanziari.
Tali tensioni comportano pertanto ulteriore incertezza riguardo alle valutazioni dello scenario di base per l'inflazione e la crescita".
Economia pronta alla ripresa nei prossimi trimestri
“In base alle ultime proiezioni - ha proseguito Lagarde - l'economia dovrebbe riprendersi nel corso dei prossimi trimestri.
Gli interventi pubblici volti a proteggere l'economia dall'impatto degli elevati prezzi energetici dovrebbero essere temporanei, mirati e modulati al fine di preservare gli incentivi a un minore consumo di energia.
Qualsiasi misura che disattenda questi criteri probabilmente sospingerà al rialzo le pressioni inflazionistiche di medio termine, rendendo necessaria una risposta più forte di politica monetaria".
In generale, prosegue la presidente, "le politiche di bilancio dovrebbero essere orientate a rendere la nostra economia più produttiva e ad abbassare gradualmente l'elevato livello del debito pubblico". Lo ha detto la presidente della Bce Christine Lagarde in conferenza stampa a Francoforte.
"Il Consiglio direttivo - sottolinea poi Lagarde - è pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti nell'ambito del proprio mandato per assicurare che l'inflazione torni all'obiettivo del 2% a medio termine e per preservare l'ordinata trasmissione della politica monetaria.
Anche se la situazione di incertezza dovesse diminuire, sappiamo che abbiamo ancora molta strada da fare nella lotta all'inflazione".
Quanto al settore bancario, “è in una situazione molto migliore rispetto al 2008”, rileva, e "non vediamo attualmente una crisi di liquidità", ma al contrario “cominciamo a vedere la trasmissione della nostra politica monetaria attraverso il canale del credito”, cioè un rallentamento dei finanziamenti a imprese e famiglie, "ed è esattamente quello che vogliamo vedere".
Inflazione core: la situazione
L'inflazione core, al netto cioè dei beni energetici e alimentari, ha continuato ad aumentare a febbraio e gli esperti della Bce si attendono una media del 4,6% nel 2023, livello più elevato di quello anticipato nelle proiezioni di dicembre.
In seguito dovrebbe ridursi al 2,5% nel 2024 e al 2,2% nel 2025, via via che le spinte al rialzo derivanti dai passati shock dell'offerta e dalla riapertura delle attività economiche verranno meno e che la politica monetaria più restrittiva frenerà in misura crescente la domanda.
“Sono miglioramenti ma non ancora sufficienti a garantire un ritorno al target del 2% nel medio periodo”, dice la presidente della Bce
"Penso che non ci sia alcun compromesso da fare tra stabilità dei prezzi e stabilità finanziaria", ha risposto Lagarde a una domanda posta in conferenza stampa. In ogni caso, la Bce non ha inserito nel comunicato sulla decisione del rialzo dei tassi alcun riferimento a ulteriori rialzi futuri.
Redazione Cuoreeconomico
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