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08/09/2023

Berni (Cia Toscana): “Pnrr crea squilibri, tutelare le realtà più piccole. Più garanzie su grano italiano”

(Valentino Berni, presidente di Cia Toscana)

Il numero uno regionale toscano della confederazione: “L’alluvione insegna: servono investimenti più corposi nella sicurezza delle infrastrutture, meno burocrazia e più azioni contro il cambiamento climatico. Tea è fondamentale, ma bisogna viaggiare tutti allo stesso passo”

Con le alluvioni dello scorso maggio le imprese agricole del Mugello hanno subito ingenti danni, con problemi che si stanno ripercuotendo anche in questo periodo, tanto che la Regione Toscana ha indetto un bando da più di 2 milioni di euro per coprire i costi di ristrutturazione.  

Siamo preoccupati e ci auguriamo che le istituzioni tengano conto del cambiamento climatico nelle loro scelte. Noi agricoltori stiamo vedendo in prima persona gli effetti del surriscaldamento globale nella nostra regione, che lo scorso anno ha portato alla siccità e oggi alle alluvioni” dice Valentino Berni, presidente di Cia Toscana.

Oltre a investimenti più corposi nella sicurezza delle infrastrutture - continua -, occorre rimuovere gli ostacoli burocratici affinché i Consorzi di Bonifica e gli agricoltori lavorino insieme per la sicurezza delle infrastrutture, a cominciare dalla costruzione di nuove dighe altri paesi come il Portogallo con aumenti di investimenti esteri”.

Presidente Berni, la preoccupano i ritardi legati al Pnrr?

Purtroppo il piano complessivo del Pnrr scritto così aumenta le differenze tra i grandi gruppi agroalimentari e quelli più piccoli perché non tiene conto delle realtà periferiche.

Occorre tarare gli investimenti anche per i comuni più piccoli, così da coinvolgere le imprese e comunità nello sviluppo di pratiche virtuose come le comunità energetiche e la diffusione delle fonti rinnovabili”.  

Rimanendo sulle questioni europee, secondo lei gli obiettivi del Green Deal europeo sono fattibili?    

Gli obiettivi sono giusti, ma sono stati programmati con un metodo sbagliato perché non si possono massacrare gli allevamenti: da anni attuano pratiche sostenibili e senza gli allevatori i territori verserebbero in stato di abbandono.

Una soluzione per superare gli allevamenti intensivi può essere il sostegno agli allevamenti diffusi, ma occorre la volontà politica”.

Condivide il regolamento della Commissione europea sulle Tecnologie di evoluzione assistita (Tea)?

Le tecnologie sono fondamentali per lo sviluppo dell’agricoltura e la gestione delle imprese,  quindi non può che trovarmi d’accordo.

Mi auguro che vengano considerate anche le imprese più piccole che già stanno investendo nell’innovazione, altrimenti si rischia di lasciare indietro gli ultimi.

Più in generale penso che l’approccio delle istituzioni europee debba essere quanto più aderente ai bisogni degli agricoltori italiani: su questo aspetto la Pac non è affatto in sintonia.

Siamo contenti del fatto che Milano sia stata scelta come sede del Tribunale dei Brevetti, segno che se si vuole si può far sentire la voce italiana anche a Bruxelles”.

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Come giudica l’impegno della Giunta regionale toscana per la promozione dell’agricoltura biologica?

Tutti gli interventi a favore dell’agricoltura biologica sono sempre utili e apprezziamo lo spirito collaborativo della Regione, ma le politiche agricole dovrebbero tenere conto di tutta la filiera, così da sviluppare un percorso virtuoso che va da al produttore al consumatore.

Per questo chiediamo controlli e certificazioni nei processi, così da tutelare tutti gli attori che contribuiscono alla realizzazione del prodotto”.

Crede che la valorizzazione della filiera sia possibile anche per il grano italiano?

Certamente, tanto che abbiamo lanciato una petizione per la salvaguardia del grano prodotto in Italia per avere la massima tracciabilità dell’intera filiera e garantire a chi compra la certezza dell’italianità di cibi come pane e pasta, cioè il contrario di ciò che avviene oggi perché impiegato grano proveniente da altri paesi.

Sarebbe una soluzione utile sia per i produttori che per i consumatori, dato che con l’inflazione si lavora al ribasso, ma al supermercato il cibo è aumentato del 40 percento”.

Di Matteo Melani
(Riproduzione riservata)

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