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14/07/2023

Bezzi (Cisl Trentino): “Transizione ecologica e digitale sono le chiavi, ma vanno gestite e non subite”

(Michele Bezzi, segretario Cisl Trentino)

Il segretario del sindacato a CUOREECONOMICO: “Nessuno deve essere lasciato indietro, ma va fatto un grande lavoro di cambiamento della forma mentis. Fare rete con tutti gli attori economici per una piena trasformazione della Regione che sta puntando molto sulle rinnovabili”

La capacità delle imprese di mostrarsi resilienti di fronte a eventi disruptive come la pandemia, l’emergenza energetica e l’aumento del costo del denaro, che hanno portato a un’elevata incertezza in ambito economico.

L’importanza di governare in modo mirato il percorso di transizione ecologica e digitale. E la necessità di avere personale adeguatamente preparato a gestire i progetti del Pnrr.

Sono stati questi alcuni dei temi evidenziati dal segretario della Cisl del Trentino Michele Bezzi, che ha spiegato a CUOREECONOMICO come la sfida cruciale in ambito ambientale e digitale sia quella di portare avanti una transizione giusta, che coniughi al meglio gli aspetti economici e ambientali con quelli sociali.

Gli ultimi anni sono stati particolarmente complessi. Prima la pandemia, poi la crisi energetica e l’aumento del costo del denaro e dei tassi dei mutui. Questi fenomeni come hanno influito sulle imprese del territorio?

Per quanto riguarda la pandemia gli effetti sulle imprese sono stati differenti in base ai settori di appartenenza. In una prima fase c’è stata, come in tutta Italia, una difficoltà generalizzata ad affrontare la situazione. Bisognava capire come muoversi. Poi le imprese hanno reagito mostrandosi estremamente resilienti.

Gli effetti negativi più rilevanti si sono verificati nel settore turistico e alberghiero, centrali per l’economia della nostra regione. Un impatto importante è stato registrato in particolare in ambito occupazionale, in quanto è diminuita la propensione dei lavoratori a scegliere un impiego nel comparto turistico.

Dopo la pandemia molte persone che lavoravano in questo settore hanno scelto altro e, anche dopo la fine dell’emergenza, non sono rientrati nel comparto.

Attualmente riscontriamo ancora difficoltà a trovare personale in quest’ambito che ha un ruolo importante per l’economia della regione. In generale va considerato che la pandemia ha portato i lavoratori a porre maggiore attenzione alla qualità della vita, alla conciliazione vita-lavoro, dando al tempo libero maggiore rilevanza.

Diverso è il ragionamento sul caro caro-energia. Qui gli effetti negativi si sono manifestati indistintamente sui diversi settori, naturalmente con un peso maggiore per tutti quei comparti altamente energivori come quello cartario.

Il fattore chiave che ha permesso alle imprese di reggere è stata la scelta, in alcuni casi già attuata in passato, di puntare sulla sostenibilità ambientale, in particolare su efficienza energetica ed economia circolare.

A testimoniare l’efficace risposta del territorio alla pandemia e alla crisi energetica sono anche i dati sul Pil, che, dopo l’emergenza sanitaria, hanno mostrato una buona ripresa della regione. Siamo oltre i livelli del 2019.

Abbiamo avuto una situazione positiva nel turismo con la riapertura dopo il Covid e anche gli altri settori, come quello alberghiero e agricolo, hanno visto una ripresa.

Se analizziamo poi il tema occupazionale, emerge anche qui una situazione positiva. La disoccupazione è molto bassa e in generale il lavoro si trova.

Qualche problema in più c’è sulla qualità del lavoro e sulle retribuzioni non adeguate all’alto costo della vita. Le imprese fanno ad esempio fatica a trovare manodopera specializzata. In generale, però, la situazione fa ben sperare.

È ovvio che l'aumento dei costi del denaro, l'inflazione e la difficoltà generalizzata nel trovare manodopera sono elementi che non fanno presagire un futuro totalmente roseo. Viviamo un periodo di forte incertezza in cui bisogna tenere estremamente monitorata la situazione”.

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A che punto è invece la regione sul fronte della transizione ecologica e digitale?

Sono argomenti su cui c’è un vivo dibattito nella nostra regione. La transizione ecologica per una  regione come la nostra è essenziale e per questo il territorio sta puntando sullo sviluppo delle energie rinnovabili.

Anche la transizione digitale è una partita che va giocata nel migliore dei modi. Su questo ambito è importante affrontare in modo mirato la questione culturale.

Le sfide sono in particolare due: da un lato promuovere una formazione efficace all'utilizzo delle nuove tecnologie; dall’altro risolvere le problematiche di tipo logistico legate alla copertura del territorio con la banda larga.

La nostra regione ha un territorio dove chiaramente è difficile arrivare a portare le linee nelle zone periferiche. Nonostante questo stiamo lavorando a diversi interventi.

A mio avviso, sia per la transizione ecologica sia per quella digitale, i veri nodi da sciogliere sono, da un lato, l’introduzione di una nuova forma mentis nel modo di lavorare e, dall’altro, la questione della formazione, rivolta sia agli imprenditori i sia ai dipendenti. E’ in questi ambiti che dobbiamo agire in modo prioritario e lungimirante”.

Servirà quindi promuovere una transizione giusta, in grado declinare in modo efficace le tre anime della sostenibilità: economica, ambientale e sociale….

Intendevo proprio questo. E’ fondamentale considerare anche le implicazioni sociali di tutte le scelte che si stanno facendo per promuovere la decarbonizzazione e la digitalizzazione del territorio.

Stiamo cercando di mettere insieme tutti gli attori che possono essere coinvolti in questo percorso virtuoso, come università, centri di ricerca, perché è fondamentale governare in modo efficace questi percorsi di cambiamento. Dobbiamo gestire questi processi di innovazione e non subirli. Nessuno deve essere lasciato indietro”.

Per favorire i cambiamenti del territorio in tema di transizione ecologica e digitale quale ruolo può rivestire il Pnrr? Quali modelli operativi bisogna mettere in atto per dispiegare appieno il potenziale del piano?

Nel nostro territorio sono stati richiesti più di un milione mezzo di finanziamenti, di cui la parte preponderante verrà destinata a un progetto collegato al tunnel del Brennero, ovvero alla ferrovia.

In generale il Pnrrrappresenta un’occasione unica per il nostro Paese. E’ dai tempi del piano Marshall che non avevamo la possibilità di accedere a dei finanziamenti così ingenti. Bisogna però ricordare che solo una minima parte è a fondo perduto, mentre il resto è fondamentalmente un prestito.

La sfida, per sfruttare appieno il piano, è quella di programmare in modo mirato gli interventi per la realizzazione di infrastrutture.

Quello che stiamo vedendo, però, almeno nel nostro territorio, è che, al di là della questione dell'interramento della ferrovia, dove c'è dietro Ferrovie italiane - con dispiegamento rilevante di personale - le difficoltà sono nella progettazione e nella messa a terra dei progetti.

Vista la numerosità dei nostri comuni e la ridotta dimensione sarebbe necessario rivedere il sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti, realizzando una loro riduzione al fine di poter contare su competenze sempre più specifiche, anche in ambito lavoristico. Il problema vero che abbiamo nel nostro Paese è questo.

Una sfida importante è in particolare quella di rendere il territorio più resiliente agli eventi climatici estremi, realizzando infrastrutture e soluzioni che permettano di mettere in campo una strategie di prevenzione lungimirante e inserita in una logica di tipo predittivo. Questo è uno degli obiettivi che dobbiamo cercare di realizzare in modo prioritario”.

Di Monica Giambersio
(Riproduzione riservata)

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