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03/01/2023

Bonomi (Confindustria): "Lavoro cambiato, servono contratti legati ai risultati"

(Carlo Bonomi, presidente di Confindustria)

Il numero uno degli industriali a Il Messaggero: "Sostegni alle imprese che investono e tagliare ancora il cuneo fiscale, le risorse si trovano nelle società pubbliche improduttive"

"Nell’anno che sta per finire siamo andati meglio del previsto, credo che nessuno si aspettasse dalle imprese questo tipo di performance, ed è un risultato di cui sono particolarmente orgoglioso essendo il rappresentante del sistema industriale italiano”.

Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, in una intervista al Messaggero, fa il punto sul 2022 concluso e traccia le linee per l'anno nuovo.

Non possiamo pensare – sottolinea – di essere invincibili. E non continueremo a ottenere performance superiori a quelle dei nostri partner francesi e tedeschi, come avvenuto nel 2022, se non sosterremo gli investimenti”.

Sul fronte del lavoro il presidente degli industriali rileva: “Chiedevamo un intervento robusto. Ma in realtà noi abbiamo posto il tema di una riforma organica del lavoro.

Alla fine, le risorse per un intervento choc non si sono trovate, e non si è ancora aperto un confronto essenziale per una riforma generale che abbia come obiettivo una maggiore occupabilità”.

Le nuove sfide del lavoro

La proposta di Bonomi in questo senso è chiara: "Il lavoro non è più il vecchio scambio fordista tra orario e salario. E’ un’attività che va misurata sul risultato, a prescindere dal luogo in cui lo si presta e dall’orario.

Il contratto nazionale di lavoro resta un presidio virtuoso per i minimi salariali e i diritti del lavoratore. Ma i nuovi profili tecnici del lavoro oggi non si trovano nelle vecchie tabelle d’inquadramento nazionale di ogni settore, cambiano da impresa a impresa.

Per questo serve un balzo in avanti della diffusione dei contratti integrativi aziendali: è lì che si decide la retribuzione ottimale per qualifiche, la metrica della produttività premiata, il welfare aziendale.

Nonché un salario commisurato anche ai reali costi territoriali: il costo della vita a Milano non è quello di altre città. Nel sindacato aziendale questa consapevolezza c’è, a livello nazionale politica e parte del sindacato ancora non lo capiscono".

Il giudizio sulla manovra

Relativamente alla legge di bilancio spiega: "Il giudizio è positivo che dopo il nostro richiamo sia stata recuperata la parte sugli investimenti nel Mezzogiorno e nelle Zes.

Ed è positiva la proroga Industria 4.0 anche se sarà fondamentale renderlo strumento strutturale per la crescita del Paese. Utile anche il rifinanziamento della nuova Sabatini e del Fondo di Garanzia.

Resta però necessario intervenire sul limite bassissimo dei 16,5 Kw oltre i quali alle imprese restano a carico gli oneri di sistema in bolletta".

Tagliare ancora il cuneo

E ancora: "Chiedevamo un intervento robusto sul costo del lavoro. Ma in realtà noi abbiamo posto il tema di una riforma organica del lavoro.

Alla fine, le risorse per un intervento choc non si sono trovate, e non si è ancora aperto un confronto essenziale per una riforma generale che abbia come obiettivo una maggiore occupabilità.

Non possiamo accontentarci del 60% di occupati tra i 15 e i 64 anni, nel Nord Europa il tasso è di 15-20 punti superiore.

Per ottenere quel risultato servono interventi coordinati su fisco, contributi e politiche attive del lavoro – formazione e ricollocazione dei lavoratori affidate non ai centri pubblici per l’impiego ma a chi sa farle – che chiedono una visione organica e attuazione coerente in alcuni anni.

Sul fisco, in legge di bilancio c’è una nuova estensione del forfait agli autonomi. L’Irpef diventa sempre meno imposta progressiva. Si accrescono così distorsioni e iniquità e, al momento, non si è ancora aperta una discussione sul fisco d’impresa.

I redditi sotto i 35.000 euro hanno perso potere di acquisto negli anni. Noi abbiamo un cuneo fiscale contributivo del 46,5 per cento; siamo il terzo paese in ambito Ocse e in Italia le tasse sul lavoro sono più alte di quelle sulle rendite finanziarie.

Se vogliamo mettere in tasca più soldi agli italiani e insieme rimanere competitivi con le nostre imprese, lo strumento più immediato ribadisco essere il taglio contributivo".

Dove trovare i soldi? Bonomi indica la direzione: "Ci sono novemila società a partecipazione pubblica. Un terzo è in perdita, e 1.200 hanno più amministratori che dipendenti. La Camera dei deputati adesso ha 120 rappresentanti in meno, ma l’anno prossimo costerà uguale.

Abbiamo speso una montagna di miliardi in sussidi fiscalmente regressivi senza concentrarli sugli 8-10 milioni di italiani che vivono in seria difficoltà.

I bonus continuano a proliferare. Ed è stato fatto in questa legge di Bilancio un fondo a disposizione delle esigenze dei partiti di oltre 800 milioni".

Redazione Cuoreeconomico
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