Bonvicini (Confagricoltura ER): “Reti d’impresa e investimenti mirati per scrivere il futuro del settore”

(Marcello Bonvicini, presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna)
Il presidente dell’associazione regionale: “Serve una politica forte, che indirizzi gli investimenti laddove l’imprenditoria agricola è più professionalizzata, favorisca il ricambio generazionale e garantisca una crescita sostenibile. La macchina burocratica dei ristori è partita ma la strada è ancora lunga”
Marcello Bonvicini, presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna, racconta a CUOREECONOMICO le difficoltà che il settore regionale sta vivendo, analizzando sfide e possibilità future che il motore emiliano romagnolo deve affrontare.
Presidente Bonvicini, dall'inverno gelido agli eventi alluvionali, fino al caldo torrido. Come stanno i campi agricoli emiliano-romagnoli?
"Gli effetti del cambiamento climatico – gelate primaverili, esondazioni e siccità – stanno modificando la geografia delle nostre colture. Basti pensare che l’alluvione dello scorso maggio ha spazzato via 80 mila ettari di colture, ossia il 42 percento della superficie agricola regionale, compromettendo in alcuni casi anche le rese delle annate successive.
La frutticoltura è in ginocchio, non si arrestano gli espianti a causa di problematiche che ci trasciniamo da anni: crisi di mercato, fitopatie e cambiamenti climatici.
Serve una visione più innovativa: strumenti di difesa fitosanitaria che siano efficaci, modelli assicurativi in grado di proteggere reddito e produzioni dai rischi climatici e poi bisogna investire davvero nella ricerca scientifica orientando gli investimenti in tale direzione".
A che punto siamo con i ristori per chi è stato colpito dal dissesto idrogeologico di maggio?
"La macchina burocratica dei ristori è avviata. Tuttavia, la complessità dei fondi messi a disposizione sia a livello nazionale che regionale richiede passaggi tecnici obbligati, nonché controlli e modalità diverse di erogazione".
L’agricoltura sta vivendo un momento di crisi. Quali provvedimenti andrebbero adottati?
“Occorrono fondi extra per il primario e una nuova strategia agroalimentare, che parta da Bruxelles. L’attuale Pac va rivista e modificata.
Ci aspettiamo risorse adeguate per le polizze agevolate così da garantire una maggior tutela del nostro patrimonio agricolo, ma anche la moratoria bancaria senza addebito per fronteggiare la carenza di liquidità aziendale. Infine, Confagricoltura chiede a gran voce una forte spinta all’innovazione e alla ricerca".
Quanto influiscono inflazione e costi energetici sul comparto agricolo?
"L’incremento dei costi di produzione sta affossando i bilanci aziendali. Ma ciò che più preoccupa gli agricoltori è la continua flessione dei prezzi all’origine aggravata dagli oneri finanziari, in un contesto in cui la dimensione mediamente ridotta delle aziende rende difficile il percorso verso la modernizzazione tecnologica e la digitalizzazione".
Per guardare al futuro servono due fattori: ricambio generazionale e transizione ecologica. Com'è lo scenario su questi temi?
"Serve una politica forte, che indirizzi gli investimenti laddove l’imprenditoria agricola è più professionalizzata, favorisca il ricambio generazionale e garantisca una crescita sostenibile sotto il profilo economico e ambientale.
Abbiamo bisogno di aggregare le aziende agricole, facilitare la costituzione di società consortili e reti di impresa, promuovere modelli organizzativi virtuosi per abbattere costi, diversificare ed essere protagonisti nel campo delle energie da fonti rinnovabili, su tutte il biometano ottenuto esclusivamente da sottoprodotti agricoli e zootecnici".
All'assemblea nazionale invernale dell'associazione a Roma, sono intervenuti anche i presidenti Mattarella e Meloni e i ministri Lollobrigida, Tajani e Salvini, che hanno ribadito la centralità che questo governo ha dato al settore agroalimentare. È davvero così?
"Ringraziamo il presidente Mattarella per il richiamo alla centralità dell’agricoltura, che è un caposaldo imprescindibile del sistema Italia, per aver rimarcato la rilevanza attribuita al comparto nell’assicurare la fornitura costante di prodotti di qualità e la tenuta del tessuto sociale ed economico del Paese.
Grazie al premier Meloni e ai Ministri Lollobrigida, Tajani e Salvini che hanno sottolineato anche il ruolo ricoperto dall’agroalimentare italiano nel mondo.
Un primato che deve essere sostenuto da misure in grado di rilanciare la competitività delle nostre produzioni sui mercati internazionali, passando per i capitoli ancora aperti: carbon farming e Tea".
Di Mariateresa Mastromarino
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