ven 30 gen 2026

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Borea (Confcooperative Campania): “Nostro modello vincente anche per il Sud, ma c’è ancora grande scetticismo”

(Antonio Borea, presidente di Confcooperative Campania)

Il presidente regionale dell’organizzazione a CUOREECONOMICO: “La regione ed il Meridione hanno grandi potenzialità ed i giovani sono interessati, manca ancora la consapevolezza sulle opportunità che offre. Territori fondamentali per la ripartenza del Paese, ma l’autonomia può spaccare l’Italia”

Le sfide ed il ruolo della cooperazione in un momento così delicato dell’economia italiana, ma soprattutto come il modello cooperativo può contribuire allo sviluppo di un Meridione che rischia di vedere sempre più allargarsi la forbice col resto del Paese.

E naturalmente l’occasione Pnrr. CUOREECONOMICO ha parlato di tutto questo con Antonio Borea, presidente di Confcooperative Campania.

Come arriva il mondo della cooperazione campana a questa fase dell’anno? Quali sono le prospettive e quali i timori?

A questa fase dell’anno giungiamo con alcune consapevolezze: viviamo in una regione a forte potenziale cooperativo ma che non riesce ad esprimere fino in fondo le opportunità della cooperazione, che va esplorata attraverso un lavoro di divulgazione e di diffusione.

Al contempo, però, registriamo un interesse crescente verso la cooperazione, specie da parte dei giovani, attratti da settori emergenti come cultura, turismo, animazione territoriale, educazione.

Il Servizio Civile Universale ci consente di toccare con mano questo processo e di investire molto sul ricambio generazionale.

Le prospettive sono senz’altro di crescita, specialmente se insisteremo nella promozione del modello cooperativo. Ma scontiamo la scarsa attenzione che il grosso della politica e della società civile riserva alla cooperazione.

Per nostra fortuna, c’è chi ha compreso la forza di questo tipo di impresa, sono cambiate molte cose in questi anni e ci piace pensare positivo”.

Lo Svimez ha previsto mezzo milione di disoccupazione al Sud nel 2023 e l’aumento ulteriore della dispersione scolastica che già vede Napoli ai primi posti. Qual è il vostro punto di vista e qual è la vostra posizione sull’autonomia in discussione in Parlamento?

La povertà educativa è un fenomeno preoccupante in Campania e in particolare nell’area metropolitana di Napoli. Per arginare il fenomeno dell’allontanamento scolastico c’è bisogno di tutti i soggetti del Terzo Settore che in maniera integrata e sinergica lavorino, sostenuti dalle istituzioni.

Senza una collaborazione reale e un dialogo costante tra i diversi attori coinvolti impattare concretamente è difficile. Crediamo nella sinergia tra associazioni, cooperative, organizzazioni di volontariato, parrocchie, scuole, servizi sociali.

L’autonomia differenziata lede principi basilari della nostra Costituzione, come il principio di uguaglianza, ad esempio. In una repubblica democratica lasciare alla sola forza delle Regioni la garanzia dei servizi vuol dire alimentare disparità, a discapito della coesione. Un esempio di ciò che vorrebbe dire lasciare alle Regioni la totale autonomia? La gestione della pandemia da Covid-19".

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Quale può essere il ruolo dei territori nella ripartenza economica del Paese?

I territori sono fondamentali. In ogni comunità locale, dalle aree metropolitane alle aree interne, esistono potenzialità che possono esprimersi dal basso e che necessitano di essere riconosciute e sostenute. Lo sviluppo del Paese, dopo questi anni bui, sta veramente nei territori e nelle sinergie tra privati e pubblico.

La territorialità è un principio ispiratore dell’impresa cooperativa. Senza radici, che esistono, lo sviluppo socio economico è snaturato e quindi non riesce a convertirsi in crescita per le comunità locali”.

Nel corso degli anni, il workers buyout ha salvato dal fallimento molte imprese. Può essere una chiave per questa fase economica?

Certamente, è una chiave. Proprio di recente Confcooperative Campania è stata convocata in Regione Campania per interloquire su un piano di rilancio per i workers buyout.

Le esperienze di lavoratori che hanno creato dalle ceneri delle loro imprese in crisi nuove cooperative sono residuali. C’è bisogno di investimenti robusti che consentano l’avvio e la stabilizzazione delle start up e l’accompagnamento dei lavoratori nel divenire cooperatori.

Cooperatori non si nasce, si diventa. Il passato ci parla di un accompagnamento parziale, solo attraverso una collaborazione serrata con le parti sociali e le istituzioni si potrà far decollare lo strumento”.

In che modo la cooperazione può contribuire alla riduzione del gap fra Nord e Sud e cosa vi attendete da Pnrr e Ministero per il Sud

La cooperazione potrà contribuire allo sviluppo del Sud solo se diverrà nei fatti un modello di impresa generalmente riconosciuto come vincente.

Oggi emerge un interesse crescente nei confronti dell’impresa cooperativa, ma dominano anche ignoranza, scetticismo e scarsa consapevolezza.

Il contrario che in Emilia Romagna, Trentino, Toscana e tutti quei luoghi in cui la forma cooperativa viene legittimata dalle istituzioni, dalla società civile e quindi è una forza economica.

Il gap tra Nord e Sud richiama molti dei nostri giovani, i flussi migratori verso il Nord sono ancora cospicui. Il merito della cooperazione è di operare in controtendenza: testimoniamo le esperienze di chi decide di restare e di lavorare nella propria comunità creando servizi e generando occupazione.

Dal PNRR ci aspettiamo progettualità persistenti e non estemporanee, legate ai finanziamenti. Confidiamo in infrastrutture e servizi duraturi.

Dal ministero per il Sud ci aspettiamo che venga presa coscienza dei problemi reali dei nostri territori e che si investa affinché, con infrastrutture ed attività stabili e continue, negli anni, si possa ridurre il gap”.

Redazione Cuoreeconomico
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